Quel pericoloso immobilismo della Malamministrazione

Continuiamo il nostro viaggio del mondo della Malamministrazione con l’analisi della Relazione del Ministero dell’Interno “sull’attività delle Commissioni per la gestione straordinaria degli enti sciolti per infiltrazione e condizionamento di tipo mafioso” relativa al 2020. È interessante soffermarsi sull’atteggiamento assunto dai dipendenti e funzionari dei 52 comuni commissariati per infiltrazioni mafiose.

“Una significativa percentuale dei dipendenti degli enti dei comuni disciolti ha mostrato inizialmente distacco e diffidenza nei confronti delle commissioni sin dal loro insediamento, in alcuni casi anche ostilità. Solo in alcuni casi questi atteggiamenti sono mutati durante la gestione straordinaria sfociando in sempre maggiori forme di collaborazione”, si legge nella Relazione, che, tra l’altro, riporta anche l’atteggiamento dei dipendenti in percentuale: il 16,6% ha reagito con un “atteggiamento disponibile e aperto”; il 6,2% ha assunto un “atteggiamento indifferente anche protratto nel tempo”; l’8,3% ha risposto con un “atteggiamento ostruzionistico e indisponibile”; il 35,4% ha messo in pratica un “atteggiamento inizialmente distaccato e diffidente poi sempre più collaborativo”; il 14,5% ha messo in scena un “atteggiamento di finta collaborazione”. Vi è poi la fetta più sostanziosa, quella per cui, secondo la Relazione, “parte del personale [si è mostrata] collaborativa ed aperta, altra parte indifferente o ostruzionistica”, corrispondente al 41,6%.

Ancorché la Relazione sottolinei che “le commissioni hanno anche riscontrato da parte dei dipendenti comportamenti di disponibilità e collaborazione mossi da un sincero desiderio di riscatto e da una volontà di recupero della legalità”, l’analisi indica chiaramente che la percentuale dei dipendenti che hanno accolto il commissariamento con una condotta aperta e collaborativa è minima. Fa riflettere l’uso di quella particella aggiuntiva: “anche”, quasi ad indicare qualcosa di residuale, di marginale, di non comune.

Solo nel 41,60% dei comuni “l’atteggiamento è successivamente cambiato”, mentre per il restante 58,40 viene riportato: “atteggiamento rimasto inalterato”. Mi sovviene Burroughs quando afferma che “La cosa più pericolosa da fare è rimanere immobili”…

Quando sono state riscontrate situazioni di indifferenza, di mancata collaborazione o di ostruzionismo da parte del personale in servizio, i commissari hanno fatto ricorso all’assegnazione temporanea di personale amministrativo o tecnico. “I motivi alla base di questa scelta, che ha riguardato la quasi totalità dei comuni in questione, sono dovuti, principalmente, alla necessità di avvicendare funzionari legati alla criminalità organizzata, al bisogno di avvalersi di personale con professionalità specifiche sia per la carenza di organico che di figure apicali qualificate, al bisogno di reperire in tempi brevi risorse umane specifiche anche per poter provvedere ad una riorganizzazione efficace degli uffici”. Significativa la precisazione della Relazione: “Da notare, inoltre, che il personale comandato è stato preposto soprattutto ai settori dell’urbanistica, dell’edilizia, dei lavori pubblici, dei settori economico-finanziari e della polizia municipale, uffici che si sono dimostrati particolarmente permeabili ai condizionamenti criminali e nei quali è maggiormente sentita la necessità di ripristinare i principi della legalità, della trasparenza e del buon andamento dell’azione amministrativa”. In pratica, tutti gli uffici nevralgici e strategicamente appetibili per la criminalità organizzata al fine di realizzare intrallazzi, controllo del territorio e rapporti di corruttela.

Ciro Troiano