L’acquisizione dei tabulati telefonici. Il caso della Repubblica estone

Con decisione del 6 aprile 2017 tale H.K. è stata condannata dal tribunale di primo grado Diru, in Estonia, a una pena detentiva di due anni per aver commesso tra il 17 gennaio 2015 e il 1 febbraio 2016 vari furti di beni – del valore compreso tra i 3,00 e i 40,00 euro – nonché somme di denaro per importi compresi tra i 5,20 e i 2.100,00 euro per aver utilizzato la carta bancaria di un terzo causando a quest’ultimo un danno di euro 3.941,82 e per aver compiuto atti di violenza nei confronti di persone partecipanti ad un procedimento giudiziario a suo carico.

Ai fini della condanna di H.K. per tali reati il tribunale di primo grado di Diru si è fondato, tra l’altro, su vari processi verbali redatti in base a dati relativi a comunicazioni elettroniche ex art.111, paragrafo 2, della legge relativa alle comunicazioni elettroniche, che l’autorità incaricata delle indagini aveva raccolto presso un fornitore di servizi di telecomunicazioni elettroniche nel corso del procedimento istruttorio dopo aver ottenuto, ai sensi dell’art.901 del Codice di procedura penale estone, varie autorizzazioni all’indicato fine dalla procura distrettuale di Diru.

Tali autorizzazioni concesse il 28 gennaio e il 2 febbraio 2015, il 2 novembre 2015 nonché il 25 febbraio 2016, riguardavano i dati relativi a vari numeri di telefono di H.K. e diversi codici internazionali di identificazione di apparecchiatura di telefonia mobile di quest’ultima per il periodo dal 1° gennaio al 2 febbraio 2015, per il giorno 21 settembre 2015 nonché per il periodo dal 1° marzo 2015 al 19 febbraio 2016.

La condannata in primo grado interpone gravame avverso la sentenza del tribunale innanzi alla Corte di Appello di Tartu, sempre in Estonia, che in data 17 novembre 2017 respinge l’appello.

Avverso tale ultima decisione la H.K. propone ricorso per Cassazione dinnanzi alla Corte Suprema dell’Estonia contestando, tra l’altro, l’ammissibilità dei processi verbali redatti in base ai dati ottenuti presso il fornitore di servizi di comunicazione elettroniche.   

Ad avviso della ricorrente dalla sentenza Unionale del 21 dicembre 2016 – cosiddetta Sentenza Tele2 – le disposizioni della legge relativa alle comunicazioni elettroniche che prevedono l’obbligo dei fornitori di servizi di conservare dati relativi alle comunicazioni, nonché l’utilizzazione di tali dati ai fini della condanna, sono contrari all’art.15, paragrafo 1, della Direttiva 2002/58 letto in simbiosi con gli artt.7, 8 e 11 nonché dell’art.52, paragrafo 1, della Carta.

Alla luce di tale pregiudiziale eccezione, secondo il giudice di ultima istanza estone si pone la questione se i processi verbali redatti in base ai dati contemplati dalla legge relativa alle comunicazioni elettroniche possano essere considerati come costituenti elementi probatori ammissibili. Il giudice, in particolare, rappresenta che la risposta all’indicata questione presuppone di stabilire che la normativa comunitaria – in particolare il citato art.15, paragrafo 1 – debba essere interpretata nel senso che l’accesso delle autorità nazionali a dati che consentano di identificare la fonte e la destinazione di una comunicazione telefonica a partire dal telefono fisso o mobile di un sospettato deve determinare la data, l’ora, la durata e la natura di tale comunicazione, di identificare le apparecchiature di comunicazione utilizzate, nonché di localizzare il materiale di comunicazione mobile utilizzato, costituisce un’ingerenza nei diritti fondamentali in questione di gravità tale che l’indicato accesso dovrebbe essere limitato alla lotta contro le forme gravi di criminalità, indipendentemente dal periodo per il quale le autorità nazionale hanno richiesto l’accesso ai dati conservati.

Tra le altre considerazioni in materia, il giudice del rinvio nutre dubbi quanto alla possibilità di considerare il pubblico ministero estone come un’autorità amministrativa indipendente – così come esplicitato dalla Sentenza Tele2 cit.– che può autorizzare l’accesso dell’autorità autorizzata dell’indagine a dati relativi alle comunicazioni elettroniche come quelli di cui alla citata norma della legge relativa alle comunicazioni elettroniche. Nell’indicato contesto il giudice del rinvio rileva – dopo aver operato una ricognizione sulla figura del P.M. estone – che i suoi dubbi riguardo all’indipendenza richiesta dal diritto dell’Unione sono principalmente dovuti al fatto che il P.M. non solo dirige il procedimento istruttorio ma rappresenta anche la pubblica accusa nel processo, essendo tale autorità, in virtù del diritto nazionale estone parte nel procedimento penale. In virtù di tali circostanze la Corte Suprema ha deciso di sospendere il procedimento e di sottoporre alla CGUE le indicate questioni pregiudiziali.

Sergio Ricchitelli