Traffico di cuccioli: altre condanne

Imputati di associazione per delinquere “reato p. e p. dall’art. 416 c.p., per essersi tra loro associati allo scopo di commettere più delitti di introduzione nel territorio dello Stato, trasporto e cessione di animali da compagnia”. Questa l’accusa a carico di 8 persone (una delle quali nel frattempo deceduta) nel processo aperto ad Udine che vede nove persone accusate di vari reati connessi al traffico di cuccioli.

Due persone -non imputate per associazione per delinquere, ma per altri reati-, “tra le quali una pluricondannata per reati inerenti al traffico di cuccioli grazie a sentenze nelle quali LAV era parte civile, hanno patteggiato – come si legge nel comunicato della LAV-.  Tra gli imputati anche un pluricondannato, che, in seguito a patteggiamento, è stato condannato a un anno di reclusione, mentre l’altra persona che favoriva l’ingresso dei cuccioli in Italia (e controllava in particolare che al casello non vi fossero posti di blocco prima dell’arrivo dell’auto con i cuccioli) ha patteggiato 2 mesi e 10 giorni ed euro 2200 di multa”.

I fatti risalgono al periodo che va dal 2017 al 2018, quando, secondo l’accusa, i membri del sodalizio, a diverso titolo, avevano realizzato un sistema di introduzione illegale di cuccioli, dalla Slovacchia, dall’Ungheria e dalla Polonia. Con tale attività, avrebbero, come recita il comunicato LAV, “introdotto in Italia un numero imprecisato di cani di poche settimane di vita, privi di microchip e della necessaria documentazione sanitaria”. Nel corso delle indagini sarebbe emerso “anche il maltrattamento e l’uccisione di animali, per aver trasportato 65 cuccioli di cane sottoponendoli a sevizie e fatiche, molti dei quali sono deceduti dopo l’ingresso nel nostro Paese”. Tale circostanza sarebbe emersa nel mese di dicembre 2017, nel corso di un controllo svolto da una pattuglia della sottosezione della Polizia stradale di Amaro (Udine) su un’auto fermata sull’autostrada A23. Nell’occasione furono trovati “65 cuccioli di varie razze, piccolissimi, parzialmente occultati in due grosse gabbie di plastica, in pessime condizioni igieniche a causa delle deiezioni, e prive di sistemi di abbeveramento, deperiti e disidratati”. La vendita avrebbe potuto far guadagnare al sodalizio fino a 70 mila euro

Questo è un caso esemplare di come dietro al traffico cuccioli si nascondano anche organizzazioni molto strutturate che si occupano di tutte le fasi del traffico, dall’introduzione nel nostro paese alla commercializzazione vera e propria di cuccioli strappati precocemente alle madri e costretti a lunghi viaggi che possono costare loro anche la vita. – dichiara Ilaria Innocenti, responsabile Area Animali Familiari LAV  – Grazie alla legge per contrastare il traffico cuccioli, unica in Europa per punire con sanzioni ad hoc i trafficanti e fortemente voluta da LAV nel 2010, abbiamo ottenuto oltre 15 condanne e le Forze di polizia e la Magistratura finalmente possono disporre di uno strumento per reprimere il traffico dei cuccioli. Anche il cittadino può fare la sua parte: non mercificare la vita scegliendo l’adozione all’acquisto”.

Il traffico di cuccioli si conferma uno dei più redditizi e dinamici tra gli intrallazzi zoomafiosi. Gli ultimi dati del Rapporto Zoomafia disponibili ci indicano che nel 2019 sono stati sequestrati 457 cani e 5 gatti, per un valore di mercato di circa 370.000 euro; 52, invece, le persone denunciate. L’analisi della nazionalità delle persone denunciate conferma la transnazionalità di questo tipo di reato: russi, ungheresi, bulgari, serbi, moldavi, ucraini, slovacchi, rumeni, polacchi e, ovviamente, italiani. L’importazione illegale di cuccioli vede attivi gruppi organizzati, che fanno uso di modalità operative raffinate, e che hanno reti di appoggio e connivenza.

Ciro Troiano