I tabulati telefonici nel procedimento penale italiano

L’acquisizione dei tabulati del traffico telefonico è disciplinata dall’art.132 del decreto legislativo nr.196 del 2003, modificato da successive disposizioni di legge .

La conoscenza dei dati esterni del traffico telefonico non rientra concettualmente nell’intercettazione di comunicazioni e conversazioni; infatti non è integrato il requisito dell’intercettazione telefonica: la comunicazione in corso. È questa, che in quanto tale, è tutelata dall’art.15 Costituzione, ecco perché l’acquisizione dei tabulati, nel nostro sistema, può avvenire con decreto motivato del pubblico ministero. La norma di riferimento, l’art.135 Codice della Privacy, si occupa della conservazione di dati di traffico per altre finalità.

Il Capo I, del Titolo X, dell’indicata parte si occupano rispettivamente dei servizi di comunicazione elettronica e delle comunicazioni elettroniche. A fronte di tale collocazione morfologica, la norma all’attualità dispone che i dati relativi al traffico telefonico conservati dal fornitore per 24 mesi dalla data della comunicazione, per finalità di accertamento e repressione dei reati, mentre, per le medesime finalità, i dati relativi al traffico telematico, esclusi comunque i contenuti delle comunicazioni, sono conservati dal fornitore per 12 mesi dalla data della comunicazione. I dati relativi alle chiamate senza risposta, trattati temporaneamente da parte dei fornitori di servizi di comunicazione elettronica accessibili al pubblico oppure di una rete pubblica di comunicazione, sono conservati per 30 giorni.

Entro gl’indicati termini, i dati sono acquisiti presso il fornitore con decreto motivato del pubblico ministero anche su istanza del difensore dell’imputato, della persona sottoposta alle indagini, della persona offesa e delle altre parti private.

Il difensore dell’imputato, o della persona sottoposta alle indagini, può richiedere direttamente al fornitore i dati relativi alle utenze intestate al proprio assistito, con le modalità indicate dall’art.391-quater c.p.p.

La richiesta di accesso diretto alle comunicazioni telefoniche in entrata può essere effettuata solo quando possa derivarne un pregiudizio effettivo e concreto per lo svolgimento delle investigazioni difensive .

Ancora. Il ministro dell’Interno o, su sua delega i responsabili degli uffici centrali specialistici in materia infotelematica della polizia di Stato, dell’arma dei carabinieri e del corpo della guardia di finanza, possono ordinare, anche in relazione alle eventuali richieste avanzate da autorità investigative straniere, ai fornitori e agli operatori di servizi infotelematici di conservare e proteggere, secondo le modalità indicate  per un periodo non superiore a 90 giorni, i dati relativi al traffico telematico, esclusi comunque i contenuti delle comunicazioni ai fini dello svolgimento delle investigazioni preventive previste dall’art.226 delle norme di attuazione del Codice di procedura penale ovvero per finalità di accertamento e repressione di specifici reati. Il provvedimento prorogabile per motivate esigenze per una durata complessiva non superiore a 6 mesi, può prevedere particolari modalità di custodia dei dati e l’eventuale indisponibilità dei dati stessi da parte dei fornitori e degli operatori di servizi infotelematici, ovvero di terzi.

Il fornitore o l’operatore di servizi infotelematici cui è rivolto l’ordine deve ottemperarvi senza ritardo fornendo immediatamente all’autorità richiedente l’assicurazione dell’adempimento. Il medesimo fornitore o operatore è tenuto a mantenere il segreto, relativamente all’ordine ricevuto e alle attività conseguentemente svolte, per il periodo indicato dall’autorità . 

I provvedimenti adottati nei termini suindicati sono comunicati per iscritto, senza ritardo e comunque entro 48 ore dalla notifica al destinatario, al pubblico ministero del luogo di esecuzione il quale se ne ricorrono i presupposti li convalida. In caso di mancata convalida, i provvedimenti assunti perdono efficacia .

In buona sostanza la versione vigente della norma prevede che siano conservati dal fornitore per differenti periodi temporali i dati di traffico telefonico articolati su tre diverse tipologie: a) le chiamate senza risposta, b) i dati di traffico telematico e c) i rimanenti dati del traffico telefonico in senso stretto.

L’effetto che ne consegue è che i termini di conservazione attuano una normativa ordinaria per reati comuni ed una speciale per gravi fatti di reato. Entro i termini di conservazione i dati sono acquisiti con decreto motivato del pubblico ministero.

Abbiamo detto che possono essere acquisiti dalla pubblica accusa anche su istanza del difensore dell’imputato, dell’indagato o della persona offesa dal reato nonché dalle altre parti private. Inoltre, il difensore dell’imputato può chiedere direttamente al gestore del traffico telefonico i dati relativi alle utenze intestate al proprio assistito per il tramite di una richiesta di documenti alla pubblica amministrazione. Il medesimo difensore ha diritto di conoscere i dati del traffico entrante quando dalla mancata acquisizione può derivare un pregiudizio effettivo e concreto per lo svolgimento delle investigazioni difensive.

Nell’ambito di tal contesto normativo ha fatto irruzione la Sentenza CGUE del 2 marzo scorso della quale bisogna quindi scrutinare gli aspetti salienti e i punti di interesse al fine di poterne valutare portata e ricadute nel nostro ordinamento giuridico processuale penale.