Intelligenza emotiva

“Intelligenza emotiva” è il titolo del saggio del 1995, ma pur sempre attuale, dello statunitense Daniel Goleman, insegnante di psicologia ad Harvard e collaboratore scientifico del  “New York Times”. Il libro è composto di 354 pagine e attualmente il suo prezzo di copertina più economico è di € 9,90.

  Con un linguaggio sempre chiaro e nel contempo suffragato da esaurienti argomentazioni scientifiche, l’Autore sottolinea l’importanza di un tipo d’intelligenza, quella emotiva appunto, meno nota rispetto a quella tradizionale che invece è finanche “misurabile” tramite il classico e per certi versi fascinoso QI. L’intelligenza emotiva si può definire come l’insieme di attitudini a riconoscere, esprimere e gestire vantaggiosamente le proprie emozioni, e a riuscire così a creare le premesse per un’esistenza più consapevole, più gradevole e, perché no, più felice. Alla base di tale tipo di intelligenza c’è l’empatia, cioè il dono di percepire i sentimenti e le emozioni altrui, di immedesimarvisi e di posizionarsi dal punto di vista degli altri. La funzione empatica è determinata dai “neuroni specchio” (scoperti nel 1992 dal gruppo di neuroscienziati coordinato dall’italiano Giacomo Rizzolatti) che sono specifici neuroni motori distribuiti in varie parti della corteccia cerebrale.

  Essi si attivano sia durante un movimento finalizzato, sia quando osserviamo lo stesso movimento negli altri. Quest’ultima attitudine è risultata vincenteai fini della sopravvivenza della specie, giacché sentire e prevedere il comportamento altrui è fondamentale, ad esempio per fuggire in massa da un pericolo imminente; ma anche perché determina l’apprendimento per imitazione sociale, come fanno ad esempio i bambini osservando gli adulti, e come avviene anche nei primati del resto.  Da tutto ciò si comprende quanto il sentimento empatico, il sentire le emozioni altrui, è utile per immedesimarsi negli altri e per sviluppare quel senso umanistico innato che porta al rispetto, alla benevolenza, all’altruismo e all’elaborazione della morale in definitiva. Daniel Goleman osserva come, soprattutto negli Stati Uniti, fra gli psicologi è cominciato a farsi strada il concetto di “alfabetizzazione emozionale”, che, a cominciare dalle istituzioni scolastiche, sarebbe opportuno affiancare didatticamente a materie tradizionali come la matematica, la grammatica, la geografia ecc.

  Adeguati corsi sperimentali in alcune scuole americane atti a migliorare la “competenza emozionale”, a cominciare dai bambini fin dalle primissime classi e oltre, hanno contribuito ad elevare il rendimento scolastico e a far diminuire tutta quella serie di problematiche connesse “all’ignoranza emotiva”, che sono: il disagio esistenziale, la sofferenza psicologica quali l’ansia e la depressione, la violenza, il crescente consumo di droghe e di alcool e la criminalità dilagante nei giovani, dei quali si abbassa  inquietantemente sempre più l’età delinquenziale. L’amigdala, sede della memoria emotiva, è una ghiandoletta a forma di mandorla situata sopra il tronco cerebrale. Essa fornisce gli impulsi per così dire, ancestrali e irrazionali, indispensabili, soprattutto ai nostri lontani progenitori, per reagire agli stimoli in tempi rapidissimi: ad esempio, con l’attacco o la fuga di fronte a un pericolo. Oggi quelle stesse reazioni risultano spesse volte inappropriate ed esagerate rispetto al nuovo contesto civile, e producono soltanto violenza, ansia, stress e disagi ormai disutili per l’individuo e la società.

  E’ auspicabile che sistema limbico e neocorteccia, o, semplificando, cuore e cervello, come tradizionalmente si immaginano le due principali caratteristiche umane, collaborino fra di loro per raggiungere l’armonia ideale per una pacifica convivenza civile. Insomma, il libro di Daniel Goleman ci dice che essere intelligenti emotivamente significa essere più umani, maturi e abili nel creare quelle basi su cui poggiare solidamente e serenamente, innanzitutto il rapporto con se stessi, e poi qualsiasi altro rapporto: quello tra genitori e figli, quello di coppia, quello che si stabilisce nelle amicizie, nel mondo del lavoro, in quello scolastico e in qualsiasi altro ambito. Un messaggio di speranza in una società che sembra correre per gran parte sulla strada “dell’ignoranza emotiva”.

Angelo Lo Verme