Non opporsi è colpa grave

A volte non opporsi scatena violenza perché offre all’avversario una falsa anche se transitoria sensazione d’invincibilità.

Non che sia contro la non violenza gandhiana, anzi! Intendo riferirmi a quella repentina anche se spesso falsa percezione d’imbattibilità dell’aggressore nei confronti dell’aggredito inerme; e in pochi istanti ciò può scatenare violenza, specie se l’aggressore è un debole. Un uomo forte, pur avendo ragione, solitamente si ferma davanti al soggetto debole; ne ha pietà, financo prova empatia e lo lascia perdere. Il debole di fronte a un altro debole invece, di solito non si lascia sfuggire l’insperata occasione di percepirsi finalmente forte; e come Maramaldo vilmente non si fa scrupolo di sfruttarla. L’aggressività è un istinto primordiale che appartiene al mondo animale, e quindi anche all’uomo poco civilizzato, e serve a livello intraspecifico a sottomettere l’avversario percepito come ostacolo nella competizione per la sopravvivenza e la continuazione del proprio patrimonio genetico: cibo, sesso, territorio. Sempre a livello intraspecifico, quasi mai la violenza generata dalla competizione si conclude con lo scontro fisico o addirittura con l’uccisione dell’avversario, bensì si ferma con la sua semplice sottomissione: di più non occorre. Ad esempio, il lupo sconfitto mostra il collo in segno di resa all’avversario, al quale ciò basta e non infierisce azzannandolo.

  Nell’uomo il comportamento può cambiare e trasformarsi in un’aggressione cruenta, poiché egli è in grado di pervertire l’istinto, di renderlo innaturale, giacché alcune peculiarità acquisite con l’evoluzione lo differenziano enormemente dal resto del regno animale, e cioè: coscienza di sé e intelligenza elevata. Potrebbe sembrare assurdo ciò, poiché l’evoluzione dovrebbe selezionare solo caratteristiche intraspecifiche vincenti; e, difatti, le due elevate facoltà appena menzionate lo sono senz’altro vincenti, tanto che la specie umana è diventata dominante su tutte le altre in tempi relativamente brevi. Il problema nasce quando le due peculiarità si discostano dalla natura, non ne seguono più i principi e così deviate e unite alle loro conseguenti ed elevate capacità, cioè il linguaggio, la cultura e la società civile, e ad altre successive quali la morale, la religione e la scienza, e pretendono di sostituirsi all’istinto naturale.

  Con l’evoluzione l’uomo è divenuto molto potente, in un certo senso quasi un Dio. Non è che il potere in sé sia distruttivo, ma si trasforma tale nell’uomo che non ha seguito un doveroso percorso spirituale. L’uomo, proprio per le sue potenti caratteristiche, dovrebbe sentirsi investito di una grande responsabilità nei confronti dei propri simili e del resto del regno animale e del pianeta intero, rimanendo nelle proprie decisioni agganciato a madre natura che lo ha creato; invece la snobba quasi e tenta di superarla. Grazie poi alla sua grande capacità immaginativa, l’uomo riesce a creare dal nulla necessità eccessive ai fini della sopravvivenza. Cosicché l’Homo Sapiens, se non supportato dalla naturale moderazione che scaturisce anche da sentimenti altruistici e di amore per il resto del mondo maturabili soltanto quando non si perde di vista madre natura, tali beni voluttuari tenta di ottenerli a tutti i costi, eliminando, con ogni mezzo di cui può disporre, qualsiasi ostacolo che si frapponga al suo deviato istinto di ipersopravvivenza. Così si spiega l’innaturale e smisurata incetta di potere e di beni materiali, che l’uomo rincorre a discapito degli individui più deboli e dell’intero pianeta su cui egli stesso soggiorna.

  Da tutto ciò si può dedurre che, dato che la specie umana ha ereditato dalla natura tante facoltà elevate dalle quali non si può retrocedere (a meno che essa non si autodistrugga prima, e, purtroppo, in tal senso sembra proiettata), la soluzione sia affidare tanto potere nelle mani di uomini rimasti “fedeli” alla natura. Questo perché l’amore e l’altruismo naturali insiti in tali uomini speciali, potrebbero servire da timone per dirigere nel senso del bene e dell’armonia generali tutte le azioni dell’intero genere umano. Cioè, bisognerebbe affidare agli uomini illuminati e spirituali le sorti del genere umano, poiché essi hanno saputo trasformare ed elevare la propria inevitabile animalità in qualcosa di superiore. I Buddha, i Risvegliati, i Consapevoli possono e devono prendersi questa responsabilità, giacché hanno imparato a “pensare lucidamente e ad agire sempre con il cuore”.

  In fondo l’uomo non dovrebbe essere altro che un ponte fra terra e cielo, tra la scimmia che fu e l’essere potenzialmente divino che è. Non dovrebbe fermarsi all’essere semplicemente un uomo o un animale, specie se deviato, ma fare di tutto per innalzarsi spiritualmente. Purtroppo nel mondo c’è tanta insoddisfazione e prevaricazione proprio perché solo pochissimi uomini hanno iniziato questo cammino spirituale, e rarissimi quelli che lo hanno anche concluso. Rimanere un piccolo uomo fa sentire piccoli e inadeguati, per cui la maggioranza delle persone tenta di crescere nella dimensione solo in apparenza più facile per sentirsi grande e adeguato: quella materiale. Abitando in questa dimensione materiale, l’uomo percepisce presto, ma in maniera confusa, che essa non colma il vago vuoto interiore che lo coglie, colmabile soltanto con fatti spirituali, e cerca ancora erroneamente di rimediarvi rincorrendo vanamente altri beni materiali, ritrovandovi di nuovo presto lo stesso vuoto di prima,  con l’aggiunta del crescente senso di frustrazione. Accade come per le droghe che creano assuefazione e dipendenza, che il drogato, per ottenere gli stessi effetti degli inizi ne deve accrescere sempre più la dose. Quindi l’uomo tenta soltanto di ipersopravvivere a discapito di tutti per stordirsi, per rendersi insensibile per  percepire meno il senso di vuoto, d’impotenza, di mancanza di un fine realmente appagante. Invece che in “Homo Angelicus” costui si trasforma in “Homo Diabolicus”, utilizzando magari tanto freddo cervello ma per nulla il cuore.

  Per evitare che vadano al potere simili persone frustrate o grassamente soddisfatte e vacue, egoiste, irresponsabili e prive di sensibilità e amore, serve opporsi efficacemente. Io penso che non opporsi è una colpa grave, in ogni contesto sociale, anche e soprattutto in quello politico (dato che essa decide per tutti), giacché regala una falsa sensazione d’invincibilità all’avversario, della quale si convince fino a diventarlo davvero inattaccabile, specie se entra nel circuito del potere politico ed economico. La psicologia umana è fenomenale e miserabile nel contempo. C’è un film del 1991 che amo molto, “Point Break”, per la forza primordiale che esso esprime, della regista Kathryn Bigelow e prodotto da James Cameron che allora era ancora suo marito, con Keanu Reeves, Patrick Swayze e Gary Busey. In esso alcuni dei protagonisti hanno scelto la via dell’illegalità per finanziare la loro passione e filosofia di vita: il surf; altri invece tentano di ripristinare l’ordine e la legalità. Durante una scena viene recitata una frase molto significativa che in sostanza dice che un attimo di paura e di esitazione nei confronti dell’avversario scatena immediatamente in questo una pericolosa aggressività, giacché egli, del tutto istintivamente, percepisce la debolezza dell’altro, facendolo sentire così forte e incoraggiato all’attacco, quasi legittimato ad aggredire. Certo, sono meccanismi istintivi, animali, ma anche l’uomo è un animale, specie quando si trova in pericolo, e pur non vivendo più in mezzo alla giungla, quella fatta di asfalto e cemento forse è ancora più difficile da affrontare, specie per come da tempo è stato impostato e ormai consolidato il sistema sociale, economico e politico: il più forte per continuare i propri crescenti ed eccessivi privilegi e sproporzionati introiti deve necessariamente, con ogni mezzo, con la violenza più sottile o quella più palese, sopraffare il più debole. Categoria quest’ultima che costituisce la stragrande maggioranza della popolazione mondiale, la quale, per un assurdo sistema subdolamente democratico, che sa usare egregiamente il monopolio del potere mediatico e finanziario e quindi politico e anche militare, non si sa più opporre con efficacia per cambiare tale errata e perversa impostazione sociale. Dentro le cabine elettorali, chi non è bene informato userà male la matita copiativa.

  Per ritornare a una reale democrazia necessita, in ogni contesto sociale e non solo politico, intanto una reale opposizione privata per non regalare la falsa sensazione di onnipotenza “all’avversario” che se è più vicino alla scimmia che al Buddha, e quindi in realtà è un individuo interiormente debole e privo di reale autorevolezza, diventerà aggressivo e userà la violenza per sopraffare chi ama troppo il quieto vivere e appare o è pauroso. In proposito, una frase di Nietzsche è molto eloquente: “Spesso si attacca e ci si fa un nemico per nascondere che si è attaccabili”. Una frase di Osho poi è altrettanto significativa: “Chi vive nella paura è incapace di amare”. L’amore che manca nel mondo per renderlo un posto migliore. Dopodiché, la corretta informazione deve riappropriarsi del proprio ruolo fondamentale che è quello di far conoscere a tutti la verità nuda e cruda, affinché i cittadini possano votare il sistema politico e le persone che realmente fanno gli interessi della collettività e non quelli di una ristretta cerchia di potenti e/o personali. Insomma, serve riportare la politica al suo significato originario che è quello di porsi al servizio della cittadinanza, mentre il politico più “scimmiesco” che umano intende solo ipersopravvivere a discapito degli altri. Purtroppo è la sua natura, deviata certamente e intimamente radicata, per cui il potere deterrente della legge serve a poco: ci ricadrà sempre, come lo scorpione sulla rana. Il popolo dovrà imparare a votare da elettore non disinformato.

  Tutto ciò per dire che chi non si oppone efficacemente è il principale responsabile della propria schiavitù. Per questo il pianeta oggi si ritrova in questa situazione disastrosa, come del resto è sempre stato nel passato. Per amore del quieto vivere ci stiamo facendo togliere lentamente, uno per uno, tutti i più elementari diritti gradualmente e faticosamente conquistati in decenni di dure lotte. Dopodiché, altro che opposizione pacifica e democratica. Saremo socialmente ed economicamente così deboli in questa giungla d’asfalto e di cemento, che dovremo scatenare l’aggressività e la violenza ferina per ritornare a sopravvivere. In tal caso, che mondo triste e squallido ci sarà. Opponiamoci ora dunque, informandoci e andando a votare secondo coscienza e non per chi è capace di trasformare un diritto come se fosse un favore.

Angelo Lo Verme