L’ambientalista Nichi Vendola. La fine di un ciclo?

Nichi Vendola fu l’antesignano delle primarie: una novità vincente. Le sue, quelle che lo candidarono a Governatore della Regione Puglia per la coalizione della Sinistra, datano addirittura il 16 gennaio 2005. Il successo di quelle primarie fu la premessa del successo alle elezioni regionali.

Il PD, memore, usò le primarie per la prima volta il 16 ottobre 2005. Le vinse Prodi, da candidato Premier della coalizione della Sinistra. 

“Mi ribello a una giustizia che calpesta la verità”. Quante volte abbiamo sentito e letto frasi simili da imputati condannati, mentre la “claque giustizialista”, d’origine tendenzialmente sinistroide, applaudiva soddisfatta e sprezzante, ergendosi a santuario dell’Etica Pubblica.

Questa volta, la frase la leggiamo su “La Repubblica” del 31 maggio 2021, virgolettata perché esternata da un esponente di primo piano di quella claque, Nichi Vendola.

Ma ancora, leggiamo: “Combatterò contro questa carneficina del diritto e della verità. Appelleremo questa sentenza, anche perché essa rappresenta l’ennesima prova di una giustizia profondamente malata”.

Nientedimeno.

Un uomo della Sinistra al potere, quella Sinistra che un certo Palamara ha indicato, nella sua intervista a Sallusti, connivente con il massimo organo della Giustizia, il CSM, si accorge che la Giustizia è malata.

Cosa è successo? È successo che il Tribunale del processo “Ambiente Svenduto” (la denominazione è tutto un programma) ha sentenziato, per Nichi Vendola, una condanna a 3,5 anni per “concussione aggravata” nei confronti di Giorgio Assennato, Direttore Generale della ARPA, condannato a sua volta a 2 anni, per favoreggiamento.  

Ricordiamo che l’ARPA è l’Agenzia Regionale di Prevenzione e Protezione dell’Ambiente con un compito ben preciso descritto dalla sua denominazione.

Il pubblico ministero, Mariano Buccoliero, a Taranto, ha svolto una corposa requisitoria di ben 4 giorni, descrivendo “sciagurata e criminale” la gestione dell’ILVA, corredando l’accusa con un dettagliato elenco di fatti sconcertanti.  

Come mai un panorama ambientale così disastroso non era a conoscenza dell’acclamato Governatore della Regione Puglia che si avvaleva delle funzioni e delle prerogative dell’ARPA?

Ma certo che il Governatore ne era a conoscenza.

Secondo il primo grado di giudizio Vendola avrebbe concusso, gravemente, Giorgio Assennato perché ammorbidisse i suoi report a favore dello Stabilimento Siderurgico gestito dai Riva.

Per la cronaca: la concussione è il “Reato del pubblico ufficiale che, abusando della sua qualità o delle sue funzioni, costringe o induce taluno a dare o a promettere indebitamente a lui, o a un terzo, denaro o altra utilità, anche di natura non patrimoniale” (Treccani).

Ed è il reato più sanzionato nella Pubblica Amministrazione.

Che si fa di un Pubblico Ufficiale che usa questi metodi? Non sembra, forse, una dittatura strisciante, qui praticata, deliberatamente, sulla pelle dei cittadini?

Ma come mai il Governatore non prese in considerazione la specifica denuncia di AltaMarea, Coordinamento Ambientalista di cittadini e associazioni, inviata al Ministero dell’Ambiente nell’ambito della procedura di Autorizzazione integrata ambientale? Quali interessi, aggettivati come politici pur essendo in danno delle comunità dei residenti, erano in gioco? La denuncia di AltaMarea fu ignorata tanto l’ILVA fu autorizzata a produrre fino a 15 milioni di tonnellate/anno (la massima produzione possibile) con ovvi risultati letali per la salute pubblica. La reazione di AltaMarea alla autorizzazione fu durissima: “Per 4 anni abbiamo chiesto, nel rispetto delle norme e con argomentazioni tecniche puntuali, il rispetto di almeno 10 prescrizioni irrinunciabili. Ebbene, è stato tutto disatteso”.

La rottura dei rapporti fra i movimenti ambientalisti e l’ambientalista Vendola fu inevitabile.

Ma già altri eventi erano apparsi all’orizzonte senza che gli ambientalisti capissero che il Vendola ambientalista e la Sinistra ambientalista li avevano strumentalizzati presumibilmente per acquisire i loro voti.

Quali eventi?

Nel luglio del 2005, con il governatore da poco insediato, la Giunta regionale delibera la “moratoria eolica” fino, e non oltre, il 30 giugno 2006, per “le procedure di valutazione di impatto ambientale e per le procedure autorizzative in materia di impianti di energia eolica”.

La relazione rimarcava la necessità di una pianificazione regionale di settore, indicando, come effetto negativo di questa carenza, la incontrollata diffusione di impianti eolici, spesso concentrati in aree territoriali ristrette. 

La relazione recitava: “Gli impatti degli impianti eolici sono da ricondurre non solo agli aspetti paesaggistici, ma anche, se non addirittura e soprattutto, a quelli connessi al consumo di territorio per la realizzazione delle infrastrutture di supporto connesse sia alla realizzazione, sia alla gestione degli impianti stessi…”; e ancora: “In particolare i benefici producibili risultano fortemente ridimensionati e resi relativi … e, pertanto, non in grado di costituire una fonte di sostituzione …” sfruttabile soltanto “ … al 25-30% della relativa potenzialità”.

Un contentino per il supporto elettorale degli ambientalisti che avrebbero dovuto, invece, allarmarsi per la citata data della fine della moratoria: giugno 2006.

Dopo tale data, passato nel dimenticatoio il supporto elettorale, la regione Puglia, terra di mare, di sole e di vento, a dispetto della sua identità e bellezza territoriale, è diventata un “cuscinetto punta spilli da sartoria” con una selva di pale eoliche (1.180 impianti eolici su 5.645 in Italia e il 24,8% della produzione energetica totale – dati Terna -).

Memorabile lo scontro fra Vendola e Sgarbi sul disastro eolico-ambientale, finito in diffamazione e condanna del secondo in Cassazione. 

La morale?

La concussione, l’abuso di potere, appare essere la classica punta dell’iceberg; l’ambientalismo non è roba di Sinistra; la salute pubblica, tanto decantata e spesso usata come alibi, non ha la priorità; le promesse elettorali sono “promesse da marinaio”. 

Antonio Vox – Presidente “Sistema Paese”, Economia Reale & Società Civile