Fascismo e comunismo sono la stessa cosa?

Ormai non v’è nessuna politica economica che non si materializzi nella sempre maggiore intrusione dello stato nella economia. Creando moneta, manovrando i tassi di interesse, stimolando la leva fiscale, con aiuti e incentivi, bonus o recovery,.. non esiste più niente che non passi dai governi. Senza differenze nel colore politico dei governi stessi; in ogni parte del mondo. Non tutti si chiedono chi -e quando- ha inventato questa prassi che prima della prima guerra mondiale non esisteva.

Dopo quella tragica guerra l’economia non si riprese come si pensava sarebbe accaduto, né nei paesi vinti, né in quelli vincitori. Negli anni venti la Germania era alle prese con una iperinflazione che è rimasta nel DNA di quelle popolazioni, gli Stati Uniti dal ‘29 cadevano in una depressione rimasta storica, la Gran Bretagna e l’intero sistema monetario mondiale era alle prese con la impossibilità di ritornare alla normalità del gold standard… tanto che all’inizio degli anni trenta sembrava che tutto stesse per venire giù dando ragione alle tesi marxiste e quindi con estremo piacere delle cellule comuniste nate dal modello sovietico che si diffondevano in ogni dove in Europa.

In Italia invece il governo fascista consigliato da uno sfegatato comunista consigliere personale del Duce si applicò un modello nuovo nel quale la componente pubblica entrava convintamente nell’economia sia con faraonici lavori pubblici, sia con la utilizzazione del modello dell’”Ente pubblico”, sia con il rispetto (che oggi considereremmo manicale) della proprietà privata. Si creò così un modello che sarà poi replicato in tutto il mondo adattandolo alle realtà locali (talvolta anche in maniera perversa) e che oggi chiamiamo keinesianesimo; dottrina che poi nei decenni successivi verrà fortemente travisata e che mette d’accordo destre e sinistre, specie europee, in un unico intento, quello di demandare allo stato il compito di far funzionare l’economia. Questo è il primo punto: destra e sinistra convengono sulla politica della spesa e, più in generale, di intrusione dello stato nella economia; anche perché questo modello produce bustarelle e voti… Peraltro già allora quel modello fortemente innovativo fu frutto, come detto, della collaborazione del capo ed inventore del fascismo con un super comunista (lo era tanto da chiamare le figlie con nomi non cristiani ma inneggianti alla rivoluzione proletaria) che non era iscritto al Partito fascista e che, dice la leggenda, era l’unico che entrava nella stanza del Duce senza bussare. La convergenza quindi tra destra e sinistra è stata tale fin dal concepimento di quella politica economica.

I gerarchi fascisti erano molto gelosi di questa amicizia e gli eredi del fascismo si sono guardati bene dal ricordare che i meriti in economia del fascismo erano da attribuire ad un comunista; così come anche le sinistre si sono guardate bene, anche oggi, dall’ammettere questa collaborazione di un loro esponente con il Male assoluto; né le sinistre e i sindacati accetteranno mai di dire di essersi ispirate alla prassi fascista di fare strade e porti, intere città e immense bonifiche, nazionalizzazioni e aiuti di stato.
Quando la gente dice “sono tutti uguali” riferendosi ai politici ci azzecca in modo preciso! E non fu un equivoco ma una collaborazione voluta e cercata da entrambi. E quando quel comunista si ammalò gravemente il suo amico fascista brigò per farlo nominare senatore e dopo che la guerra fu finita sarà il genero di quel comunista a guidare l’economia italiana fino alla morte. In perfetta sintonia anche con i successivi politici democristiani e socialisti continuatori consapevoli di rubare l’idea dal duo fascista-comunista.
A noi sembra che dopo cento anni sarà pure arrivato il momento di studiare qualcosa d’altro al posto di questa minestra più volte ri-cotta che ormai ha sistematicamente prodotto debito pubblico e corruzione, inquinamento e saccheggio della terra arabile, limitazione delle libertà fondamentali e disoccupazione, distruzione del valore della moneta e del risparmio. Dobbiamo dire basta e procedere da subito a questa operazione verità sugli schieramenti politici che ci s-governano impunemente da decenni.  Basta.

È il momento di cambiare; e di farlo in grande semplicemente rimettendo il cittadino al centro della politica, della società e della economia. Limitando drasticamente l’arroganza pubblica.

Canio Trione