E la frode dello squalo

Spacciare uno squalo per palombo e vederlo nella sua Pescheria. È quanto hanno scoperto nei giorni scorsi i Carabinieri Forestali del Nucleo CITES di Salerno. Lo squalo, per precisione una verdesca (Prionace glauca), era stato catturato nelle acque antistanti la foce del fiume Sele (SA), ma era stato identificato erroneamente come un raro squalo volpe (Alopias vulpinus). La notizia, come facilmente immaginabile, fu diffusa prima sui Social e poi ripresa dalla stampa locale. Il fatto allertò i Carabinieri della CITES, i quali, acquisite le immagini, con l’ausilio di ricercatori e biologi marini, identificarono l’animale come verdesca, appunto.

Il soggetto che aveva catturato lo squalo lo aveva ceduto ad altri. Le indagini hanno consentito di individuare il furgone utilizzato per trasportate l’animale e il suo tragitto che ha portato ad un commerciante di pesce. Al momento dell’intervento dei Carabinieri Forestali, lo squalo era posto in vendita come palombo (Mustelus mustelus) e pertanto è stato posto sotto sequestro amministrativo per definire con certezza la specie. Sono stati prelevati campioni di tessuto per eseguire gli accertamenti.

Le specifiche analisi genetiche ottenute mediante PCR e sequenziamento, eseguite presso l’Istituto Zooprofilattico Meridionale di Portici, hanno confermato che si trattava di una Verdesca (Prionace glauca). A questo punto i Carabinieri CITES hanno proceduto alla denuncia del titolare della pescheria, già raggiunto da una sanzione amministrativa per un importo fino a quattromilacinquecento euro per il mancato tracciamento del pesce e per frode in commercio, e hanno sequestrato 26 kg di carne di squalo già porzionato, venduto come palombo.

Come specificato dai Carabinieri nella loro nota stampa: “è da ricordare che la vendita di pesci la cui provenienza non è tracciabile è vietata dal decreto legislativo 15 settembre 2017 n. 145 e dal reg. (CE) 178 del 28 gennaio 2002, così come vendere una specie per un’altra (come, per esempio, uno squalo propinandolo per pesce spada), configura il reato di frode in commercio punito dall’art. 515 del codice penale”.

La Verdesca catturata nel Salernitano è uno squalo che vive prevalentemente al largo, dove si nutre di cefalopodi (calamari) e pesci, tuttavia può frequentare anche acque costiere. Non rappresenta un concreto pericolo per l’uomo, valendo naturalmente sempre l’approccio precauzionale verso un animale selvatico predatore. Spesso è catturata accidentalmente, soprattutto nel corso della pesca al pesce spada, ed è poi rivenduta, spacciandola per altra specie, nei mercati.

È da sottolineare la capacità investigativa dei Carabinieri Cites del Nucleo di Salerno e l’uso di sofisticate tecniche forensi come il sequenziamento del DNA utilizzate per individuare con precisione la specie. Si tratta di tecniche forensi che ancora stentano a decollare nel campo dell’accertamento dei reati a danno di animali, ma il cui utilizzo, in alcuni casi, risulta determinate. Non è un segreto che, spesso, questo tipo di reato sia considerato di residuale importanza, non meritevole di particolari approfondimenti e di particolare impegno investigativo. Nulla di più sbagliato: laddove si lascia impunito un crimine, si pone la base per la commissione di altri. Per questo l’intervento nel Nucleo CITES è particolarmente meritevole di apprezzamento.

Ciro Troiano