Ha cantato la trascendenza, la metafisica e il divino. Franco Battiato ci ha resi orfani

Nei giorni scorsi è scomparso Franco Battiato artista a tutto tondo che non ha avuto paura di inserire nelle arti da lui attraversate e nei componimenti musicali la trascendenza, la metafisica e il divino permettendo a queste categorie di entrare nella nostra vita e di fissarsi per sempre nelle esistenze dei singoli. Così è accaduto anche a noi al momento dello sbarco in Sicilia per iniziare un periodo da trascorrere a Messina per motivi professionali. Il portellone del traghetto si aprì e l’autoradio trasmise “Veni l’autunnu” (Fisiognomica, EMI,1988) cantata dal Maestro in siciliano e in arabo. La stessa canzone accompagnerà i numerosi passaggi serali sulla Panoramica dello Stretto che degrada verso il lago di Ganzirri per tornare a casa, a Torre Faro e le domeniche pomeriggio trascorse a Taormina nel caffè Marrakesh a bere tè inconsapevoli che il destino ci avrebbe portato, prima o poi, più a Est e in Oriente. Infatti, Battiato ci ha accompagnato musicalmente negli anni trascorsi nei Balcani e in Iraq; quando abbiamo fatto ascoltare al direttore di Radio Klina “Voglio vederti danzare” (L’arca di Noé, EMI, 1982), egli esclamò: “Si, questa è musica balcanica” e cominciò a proporla ai suoi ascoltatori del Kosovo. Tanti sono i riferimenti nel brano ai Balcani: la danza delle “zingare con candelabri in testa” accompagnata da suonatori “zingari ribelli” “E Radio Tirana trasmette musiche balcaniche, mentre danzatori bulgari a piedi nudi [camminano] sui bracieri ardenti”. Il brano è stato oggetto di un arrangiamento in chiave dance a opera del gruppo Prezioso feat. Marvin per essere proposto al Festivalbar nel 2003.

Franco Battiato, il 4 dicembre del 1992, tenne a Bagdad uno storico concerto al Teatro Nazionale iracheno accompagnato dai Virtuosi Italiani e dall’Orchestra sinfonica nazionale dell’Iraq. Si trattò di una scelta coraggiosa e controcorrente portata avanti dal cantautore siciliano a sostegno di un’iniziativa umanitaria a favore dell’infanzia del paese asiatico in sofferenza per l’embargo in atto e per le conseguenze del primo conflitto del Golfo conclusosi l’anno precedente. Battiato nella sua copiosa produzione è sempre stato incline alle suggestioni dall’Oriente, in particolare, nel primo album dal vivo “Giubbe Rosse” (EMI, 1989) aveva presentato il brano “Mesopotamia” con un’ampia parte del testo riferita inequivocabilmente alla storia antica: “Anch’io a guardarmi bene vivo da millenni/ e vengo dritto dalla civiltà più alta dei Sumeri/ dall’arte cuneiforme degli Scribi/ e dormo spesso dentro un sacco a pelo/ perché non voglio perdere i contatti con la terra./ La valle tra i due fiumi della Mesopotamia/ che vide alle sue rive Isacco di Ninive”.

In Puglia abbiamo incontrato il Maestro a Campi Salentina durante la XI edizione della Città del Libro dove venne a presentare il film “Musikanten” sulla vita di Ludwig van Beethoven. Indimenticabile rimarrà il concerto nelle Cantine di Locorotondo e quello di Bari allo Stadio della Vittoria anche se profondamente diversi tra loro per l’impostazione. Il Teatro Petruzzelli, nel 2015, gli sarà fatale, infatti cadde rompendosi il femore per essere operato d’urgenza al Policlinico, da qui l’inizio di un decadimento fisico che lo ha portato all’epilogo della sua incredibile vita.

Maestro, ora che ti sei immerso ne “L’oceano di silenzio” (Giubbe Rosse) e ti sei emancipato “finalmente dalla schiavitù delle passioni” (E ti vengo a cercare/ Fisiognomica), ci hai lasciato, orfani su questa Terra, a sognare “Un’altra vita” (Orizzonti perduti, EMI, 1983).

Vincenzo Legrottaglie