A tu per tu con Vito Marangelli, autore di Caffè Enigma, romanzo breve

Esordio letterario ben riuscito per Vito Marangelli con il suo Caffè Enigma edito da poco per la Rambla Edizioni. Come si evince dal titolo il romanzo breve ha i contorni di una spy story che si dipana tra la cittadina di Leopoli ossia Lviv in Ucraina e la assolata Lecce. 

La storia vede come protagonista una splendida donna, Alina Demidoff, studentessa presso il Politecnico di Leopoli. La sua specializzazione verte alla conoscenza delle nanotecnologie desiderando intraprendere una carriera adeguata in questa direzione. Avvolta in un po’ di mistero le arriva la proposta di svolgere delle ricerche nel laboratorio NANOLECK di Lecce con una borsa di studio insperata. Nonostante le titubanze per via della salute della madre sola, Alina accetta l’avventura spinta dalla curiosità per la materia, dal laboratorio all’avanguardia e dal sole dell’Italia. 

Si entra subito nel vivo dell’intreccio narrativo quando ad Alina viene chiesto in cambio di questa bella esperienza qualcosa di grosso e la ragazza si trova invischiata in una rete di spionaggio e controspionaggio scientifico. A questo si intreccia una storia sul Caffè Enigma e sui suoi proprietari. Come per tutte le storie con un fondo di mistero non si può svelare oltre per lasciarvi curiosità e suspence. 

L’originalità della trama è l’argomentazione scientifica e in particolare nelle nanotecnologie. Quando si legge si cerca sempre di ampliare la propria cultura e conoscenza e attraverso questo romanzo di Vito Marangelli si ha la possibilità di entrare in contatto con un argomento interessante e non usuale. Forte della sua professione di specialista cardiologo e di divulgatore scientifico, Marangelli ispeziona a fondo la ricerca sulle nanotecnologie descrivendo con puntualità argomenti ed esperimenti di biologia cellulare e molecolare, di nanocarriers e avanguardie farmacologiche tumorali.  Anche le passioni dell’autore sono convogliate nel suo scritto in particolar modo quelle musicali a cui attinge per legare il Caffè Enigma con la KaffeeKantate di Johann Sebastian Bach. 

Lo sfondo della bella e generosa Lecce completano con efficacia la trama. I profumi, i sapori e l’intensità della pietra di tufo travolgono Alina in un turbine di libertà e passione stravolgendo la sua vita e i suoi piani futuri.

Per saperne di più abbiamo intervistato l’autore.

La scelta dell’argomento scientifico e della spy story che ne nasce suscita curiosità poiché ci rimanda un po’ ai romanzi di Ken Follett o Robert Ludlum. Come è nata questa trama?

Come avrai notato il tema di base del racconto non è univoco ma si fonda su un insieme di miei interessi culturali. Cronologicamente è maturata prima la parte finale, quella del Caffè Enigma, nata intorno alla traccia di un concorso letterario sul Caffè in Puglia. La mia passione per la Classica mi aveva suggerito di creare un racconto intorno alla Cantata del Caffè di J.S. Bach, un brano abbastanza conosciuto ma non tra i più eseguiti. In questo racconto originario avevo creato il personaggio di Alina, una giovane ucraina che si trovava a Lecce per studiare nanotecnologie. Quando poi ho deciso di estendere il racconto facendone un romanzo breve mi è sembrato del tutto naturale rivolgermi alla mia passione per i thriller tecnologici. Sono infatti un lettore appassionato da anni di autori come Michael Crichton, il mio idolo letterario, autore del quale ho collezionato praticamente tutto in lingua inglese, e di altri come Dan Brown. Aggiungo poi che nella nostra famiglia siamo cresciuti a pane e fantascienza, una passione collettiva. Da Leopoli, una bellissima città dell’Ucraina poco nota a noi Italiani, ho fatto partire la trama tecnologica perché in quella città esiste un Politecnico di Stato dove si fa ricerca nanotecnologica. La ricerca avanzata che a Lecce viene realizzate da un centro del CNR, il Nanotech, mi ha poi fornito l’anello di congiunzione tra le due città.

Per un esordiente è sempre difficile trovare spazio di pubblicazione poiché occorre convincere gli editori a dare fiducia. Ci immaginiamo gli scrittori a spedire manoscritti a svariate case editrici e restare settimane in attesa di un cenno. Hai affrontato anche tu questa trafila e come l’hai vissuta? 

In effetti, la decisione di pubblicare il romanzo si deve all’azione congiunta di tre persone: la mia amica scrittrice Gabriella Genisi, che mi ha incoraggiato a proseguire nella scrittura, mia moglie Nilla Pappadopoli il vero ‘motore, non immoto peraltro’ della mia avventura letteraria e l’amico libraio illuminato Domenico Sparno della nota Libreria Culture Club Cafè di Mola. Devo dire che, pur essendo convinto che avrei dovuto molto penare per trovare un editore disponibile, ho fatto soltanto un primo invio al quale, avendomi dato l’editore la disponibilità a pubblicare, dietro però un pre-ordine di copie, ho rinunciato perché non avevo interesse a pubblicare per ragioni di ‘vanity press’, come si definisce questo tipo di attività. Volevo un editore che avesse un reale interesse a pubblicare il romanzo anche rischiando in proprio e l’ho trovato in un giovane editore coraggioso, Cristiano Marti, che ha accettato il manoscritto e curato anche l’editing della prima stesura.

È utile per chi scrive avere i pareri di lettori fidati? e come vengono accolti?

Assolutamente sì. I ‘primi lettori’ sono fondamentali, ma vanno scelti con cura perché devono essere disponibili a fornire feedback sinceri e utili con suggerimenti e critiche. E soprattutto dovrebbero essere un campione rappresentativo dei lettori-target, quelli a cui il libro è primariamente indirizzato. Non è facile trovarli. Nel mio caso mi hanno aiutato amici che ho doverosamente citato nella pagina dedicata ai Ringraziamenti del libro. Alcuni mi hanno persino suggerito degli sviluppi a cui non avevo pensato (la tipica domanda “ma a Tizio cosa succede alla fine?”). Un mio amico avvocato penalista mi ha aiutato con una faccenda di numeri di targa di un camioncino di trafficanti che io avevo inserito nel racconto e che, per verosimiglianza, avevo dotato di una targa secondo me inesistente, salvo scoprire grazie alle sue ricerche che invece era realmente di veicoli circolanti.

Sei già in cantiere con un nuovo lavoro?

La mia convinzione alla fine del romanzo era che ‘non avessi altro da aggiungere’. Invece mi giungono sempre più richieste di ‘seconda puntata della serie’. A furia di dirmelo, qualche idea mi è venuta, ma francamente non so dire se e quando potrò scrivere un secondo episodio della Serie di Alina. In fondo, io faccio il medico. Ma scrivere narrativa lo trovo molto divertente, lo ammetto.