… Guerre

Pare sia in corso l’ennesima corsa gli armamenti. Missili che intercettano missili, aerei che vanno più veloci dei missili intercettori, droni che con “intelligenza” uccidono chi si voglia, satelliti che ti ascoltano in ogni momento, computer in grado di fermare altri computer che controllano sistemi missilistici, armi batteriologiche in grado di mettere in ginocchio con un virus le economie di interi continenti, ormai la tecnologia in se è un arma anche se ci viene presentata come una opportunità; anche la gente comune istintivamente recepisce la carica di negatività che la tecnologia porta con se e la scansa: una bottiglia di plastica, pur evidentemente innocua, è inquinante se abbandonata in una spiaggia o in un corso d’acqua; un vecchio computer è addirittura un rifiuto “speciale” se rinvenuto abbandonato in un campo.

A Gerusalemme si è aperto l’ennesimo scontro tra ebrei e palestinesi che i bene informati dicono che non si esaurirà presto. Da un lato la tecnologia di uno degli eserciti più avanzati del mondo dall’altro le moltitudini dei disperati male armati e disposti a tutto. Chi vincerà? Certamente la battaglia -per lunga che sia- premierà la tecnologia, ma la guerra sarà vinta -non si sa quando e a quale immenso prezzo- dai palestinesi. Nel mezzo una brutta guerra senza esclusione di colpi.

C’è molto da imparare da questa brutta pagina della storia di quella Terra. Si intersecano moltissime questioni dietro il casus belli che è la attribuzione ad alcuni ebrei di alcune case oggi detenute da palestinesi; la esistenza di Israele trova la sua origine nella dichiarazione Balfour inviata a Lord Rothschild e concordata con gli allora portavoce degli ebrei inglesi; in essa si preconizzava la costituzione del “focolare nazionale ebraico” regolando in maniera chiara ma insufficiente la convivenza tra ebrei e nativi. Da allora la immigrazione degli ebrei è cresciuta e non si riesce a contemperare le esigenze tra le due comunità; certo è che ognuna delle due ritiene di avere la forza e il diritto di imporsi all’altra. Dietro agli scontri che vediamo in televisione vi sono macro fenomeni planetari e questioni di fondo che in questi decenni non sono state risolte.

La prima è lo scontro già detto -che è biblico- tra tecnologia e umanesimo che ritroviamo anche in economia come in finanza, nei media come nella scuola. Israele si sente forte per le tecnologie di cui dispone come della finanza internazionale che lo sostiene e quindi ritiene di poter prevalere sull’umanesimo inefficiente dell’avversario. Vincerà l’umanesimo ma non si sa a che prezzo e quando.
La seconda è il rapporto tra le religioni: se si fosse trovata la soluzione a questa questione certamente gli scontri troverebbero un luogo in cui risolversi pacificamente. Ma non c’è ancora una risposta; qualcuno propende per una religione unica per tutta l’umanità; altri per un dialogo permanente tra di esse; altri ancora per una sorta di sovranismo religioso che divida il mondo in spazi ben separati.
La terza è il modello di economia del futuro che dovrà scegliere tra la disciplina e la arroganza della grande impresa (in grado di comperare appoggi politici e tecnologie, informazione e consensi) apparentemente invincibile e la coralità della pluralità caleidoscopica delle piccole imprese per uno sviluppo spontaneo e a misura d’uomo

Quindi la cosa è molto, ma molto più seria e grande di quanto non appaia e l’ultima delle cose che farei al posto del presidente israeliano è quello di insistere nella linea della fermezza nelle risposte militari. È questo uno dei casi in cui “porgere l’altra guancia” -almeno in parte e per quello che questo può significare per i militari- può aprire spiragli impensabili e insegnare moltissimo a quelli che stanno promuovendo ulteriori spinte alla corsa agli armamenti..

Peraltro non è stato proprio un ebreo il più famoso sostenitore di questa pratica rivoluzionaria?

Canio Trione