PNRR: una incredibile iniziativa avulsa dalla realtà

Esecuzione forzata, una riforma non riforma. Nel Capitolo “Riforme Trasversali: PA e Giustizia” del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza sono descritte, inaspettatamente, sotto la voce “interventi sul processo esecutivo e sui procedimenti speciali”, alcune proposte che appaiono sconcertanti. Infatti, recita il PNRR: “Il settore dell’esecuzione forzata merita un’attenzione particolare in ragione della centralità della realizzazione coattiva del credito ai fini della competitività del sistema paese”.

Quale sarebbe la relazione fra “la centralità” della coazione del credito e la “competitività” del Paese è questione tutta da chiarire.  Nel seguito, è descritto l’obiettivo: “L’obiettivo principale della riforma è definire una serie di interventi che garantiscano la semplificazione delle forme e dei tempi del processo esecutivo”. Una semplificazione delle forme e dei tempi del processo burocratico è auspicabile.

Ma il tema che crea sconcerto è che, a questa semplificazione, non corrisponde un equilibrio fra il cittadino-debitore e l’istituto-creditore: quello che è prospettato è a tutto danno del debitore. Infatti, se da un lato si accelera il processo negli adempimenti documentali, dall’altro si toglie la custodia al debitore e la si assegna ad un custode giudiziario che provvede allo sfratto immediato e alla messa all’asta dell’immobile.

Quali sono gli effetti prevedibili?

Gente in mezzo ad una strada e proprietà “gestita” da un curatore; con la spada di Damocle del pericolo della “astreinte”, sorta di penale giornaliera in capo al debitore che, già di suo, non ha come rimborsare il debito. Non sembra proprio una riforma (che dovrebbe perseguire, in verità, percorsi atti a facilitare la restituzione del debito a sostegno della parte più debole, il debitore, e a tutela del creditore); appare, invece, come una sorta di “cappio al collo” del condannato, già colpito da rovesci finanziari, a tutto beneficio del creditore che, sappiamo, è il sistema creditizio bancario.

Che il PNRR, con i suoi fondi, debba prevedere simili interventi invece di “ristrutturare dalle fondamenta” la burocrazia amministrativa, fiscale, bancaria e giudiziale appare sorprendente.

Ci si domanda: questa iniziativa ha, per caso, previsto in che maniera risolvere il problema della gente sfrattata o suggerisce che essa vada a dormire sotto i ponti? Senza tener conto di cosa succede quando un bene viene affidato ad un curatore giudiziale: esempi non proprio entusiasmanti ne abbiamo visti parecchi e sono tutti a discapito del creditore che non riesce a recuperare il suo credito.

In un periodo di crisi economico finanziaria, senza lavoro e senza reddito, accendere i riflettori sul debito, utilizzando brutalmente l’esproprio, una “riforma” di questo tipo appare semplicemente incoerente con lo scenario.

Al di là di quanto dichiarato (la centralità della coercizione, la competitività del Paese, la tutela del creditore che hanno il sentore di giustificazioni) quali sono i reali interessi? Sarebbe interessante scoprirlo.

Il tutto, mentre i media e i talk show sono pieni di denunce di occupazione, abusiva e illecita, di appartamenti che non si riescono a liberare per restituirli alla disponibilità del proprietario.

È veramente un Paese incomprensibile, non equilibrato, da studiare attentamente, dal punto di vista sociologico e comportamentale. Il problema è che chi progetta le norme è del tutto avulso dalla realtà del Paese.     

 Antonio Vox – Sistema Paese, Economia Reale & Società Civile