Fedez: cronaca di una giornata “nazionale”

Abstract: La censura è vietata. Sacra la libertà di esprimere il proprio pensiero politico. Ma non da un palcoscenico pagato con il danaro di tutti. È questione di correttezza professionale e di educazione civile non di libertà d’espressione.

Il Concerto del Primo Maggio è l’occasione mediatica per scatenare una bufera politica.
Al solito, rivediamo il cosiddetto Centro Sinistra contro il sedicente Centro Destra.
Ovviamente, con gli immancabili distinguo e silenzi che, tuttavia, non prendiamo qui in considerazione per questioni di sintesi.
Sono scesi in campo i big della politica trascinando il dibattito sui temi più vari fra i quali la censura, la libertà (pensate che ipocrisia, di questi tempi), la riforma della RAI (gatta ci cova), le dimissioni dei vertici dell’azienda del servizio pubblico.
Per quello che ci riguarda, come popolo, l’unica riforma della Rai, d’interesse, che si possa agevolmente controllare, è che si elimini la farsa del canone obbligatorio.
Ma cosa ha detto Fedez dal palcoscenico che gli è stato messo a disposizione dal servizio pubblico e da dove egli avrebbe dovuto cantare e non certo fare propaganda politica o insegnare al popolo come si debba vivere?
Egli ha perorato la causa del disegno di decreto-legge ZAN, denunciandone il ritardo della calendarizzazione per il dibattito parlamentare (frecciatina a Draghi?). Secondo il suo parere, si è data priorità a temi di nulla interesse quali:
• etichettatura del vino;
• riorganizzazione del CONI;
• indennità di bilinguismo ai poliziotti di Bolzano;
• reintegro del vitalizio a Formigoni.
A questa denuncia, Fedez ha aggiunto quella, velenosa, di un tentativo di censura dal parte della Rai3 che ha documentato sui social; alla quale denuncia hanno risposto (Adnkronos) sia l’amministratore delegato della Rai, Fabrizio Salvini, che ha ribadito di “non aver mai censurato Fedez o altri artisti …”, sia la quota Lega della Commissione di Vigilanza “Se Fedez userà a fini personali il concerto del 1° maggio per fare politica […], la Rai dovrà impugnare il contratto e lasciare che i sindacati si sobbarchino l’intero costo dell’evento”.

Fedez, da parte sua, ha confermato, nella sostanza, quanto detto dall’a.d. Fabrizio Salvini. Infatti, dichiara, a fronte della richiesta di Rai3 di omettere nomi di partiti, di politici e di edulcorare il contenuto del suo intervento: “Ho dovuto lottare un pochino, ma alla fine mi hanno dato il permesso di esprimermi liberamente”.
A quanto pare, quindi, a detta dello stesso Fedez, la censura Rai era una questione già superata.
Ci si domanda: perché, allora, aprire il fuoco sulla necessità della riforma della Rai e delle dimissioni dei vertici?
Sembra di poter concludere che il copione era già scritto e le esternazioni di Letta, Conte, Di Maio erano già preparate; è Fedez che non ha saputo tenere il cece in bocca.
L’artista, in fin dei conti, ha fatto quel che voleva: il sermone politico, in favore del Ddl ZAN, non ha tenuto conto dei legittimi suggerimenti della Rai di non citare partiti, esponenti politici, le loro citazioni omofobe.
Ha ottenuto quanto programmato: blindare il ddl ZAN, aprire il caso Rai, mettere alla berlina partiti e politici di parte avversa.
Naturalmente, anche l’Arcigay, i cui aderenti debbono comunque essere rispettati nelle loro libertà, ha ringraziato Fedez per “aver dato voce a milioni di noi“; mentre tutti gli altri, però, zitti.
Sembra che non si sbagli nell’impressione che Fedez sia ”stato mandato” e che il tutto sia stato “progettato” anche con rilevanza mediatica internazionale.
Ormai, siamo abituati a questa progettualità per attirare “l’attenzione di massa”. contro la Rai
Non abbiamo a che fare, tuttavia, di ineludibile “libertà d’espressione”.
Infatti, usare il “palcoscenico nazionale”, cioè pagato da tutti i cittadini, per promuovere solo una parte del Paese è da considerare un abuso, una prevaricazione, un non riconoscere la libertà d’altri quasi quest’ultima fosse insignificante rispetto alla propria.
Il fatto che Fedez si sia prestato gratuitamente, alla fin fine, non è nemmeno vero: quanto sarebbe costata a lui questa grandissima esposizione mediatica?
Non è andato gratis: ha incassato un enorme compenso.
Questi artisti si credono semidei.

Ma c’è di più: l’esperienza insegna che, quando c’è un progetto di “attenzione di massa”, di solito c’è un motivo per “distrarre la massa”.
ScenariEconomici.it del 2 maggio 2021, a firma di Guido da Landriano, cita questi motivi come attuali notizie di rilievo:
• La “Loggia Ungheria” di cui pochissimi hanno sentito parlare. Il Riformista la descrive come “Una loggia super segreta composta da magistrati, alti ufficiali dell’Arma dei carabinieri e della guardia di finanza, professionisti ed imprenditori per condizionare nomine in magistratura e negli incarichi pubblici“.
• La ripresa, preoccupante e in grande stile, degli sbarchi della immigrazione clandestina.
• Il costo del lockdown e del coprifuoco calcolato in circa 500 mln/giorno.

Ma questi signori dove stanno portando il nostro Paese?
È ora che tornino a casa. Il loro tempo è scaduto.

Antonio Vox – Presidente “Sistema Paese” – Economia Reale & Società Civile