Il bracconaggio ittico fluviale: questo sconosciuto

Il bracconaggio ittico nelle acque interne rappresenta un fenomeno criminale sempre più esteso e che crea allarme e preoccupazione. In alcune regioni del Nord i fiumi sono invasi da bande di predatori umani: pescatori di frodo, quasi tutti stranieri dell’Est Europa, che fanno vere razzie. Non ho remore a definire questi gruppi “zoomafiosi” poiché presentano tutte le caratteristiche delle strutture criminali. Si tratta di sodalizi organizzati, con vertici, mezzi e strumenti operativi, che hanno la capacità di avere rapporti con apparati collusi, e manifestano un forte potenziale intimidatorio. È nota, ad esempio, la rappresentazione che questi soggetti danno di loro stessi, con foto ed immagini, di una forza ostentata, di un atteggiamento spavaldo e minaccioso. Sono gruppi di persone che si mettono insieme per commettere crimini contro la fauna ittica e l’ambiente e lo scopo è, evidentemente, quello di fare soldi. Il loro potenziale criminale è molto elevato.

Come Osservatorio Nazionale Zoomafia LAV, abbiamo tenuto una diretta facebook su questo tema con il maggiore Stefano Testa, comandante della Sezione Operativa Antibracconaggio e Reati a Danno di Animali dei Carabinieri Forestali, e con il Comandante della Polizia Provinciale di Ferrara Claudio Castagnoli. “Noi abbiamo iniziato ad occuparci di questo fenomeno già cinque anni fa – ha sottolineato nel suo intervento il Comandante Castagnoli – quando ci accorgemmo della presenza di queste persone che pensavamo fossero degli sprovveduti che venivano a pescare nella nostra provincia; in realtà non era altro che un avamposto di una vera e propria invasione sistemica, organizzata e ben coordinata. Il passi che hanno utilizzato per entrare è stato quello di richiedere la licenza di mestiere che consentiva loro di “pulire” – tra virgolette – il pesce pescato e poterlo mandare in Romania. È difficile aggredire questo fenomeno, poiché le sanzioni economiche non le pagano. Noi abbiamo elevato in tutto 110 mila euro di sanzione, ma ne hanno pagati solo 7.000”.

Dal canto suo, il maggiore Testa ha precisato: “Il volume d’affari è impressionante. Si tratta di un fenomeno radicato principalmente nelle regioni del Nord, ma ci sono state anche periodicamente delle basi logistiche in altre regioni dove hanno esercitato per un periodo di tempo la loro attività. Vi erano delle cellule che si spostavano e pescavano in altre regioni come Lazio, Umbria, Toscana e in parte in Campania e in Sardegna, per poi convogliare tutto il pesce sempre dai soliti noti presenti nelle regioni del Nord, in particolare in Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna. Le persone identificate sono circa 200, ma sappiamo che erano presenti più di 400 pescatori nel periodo 2013/2014. La situazione attualmente è molto migliorata per diversi motivi. Uno è rappresentato dalla pressione e dall’attività svolta da tutte le forze di polizia, ed un altro soprattutto da un’attività svolta a livello internazionale”.

Le organizzazioni di bracconieri, provenienti perlopiù da Romania, Ungheria, Albania e Moldavia, si dividono aree e canali con logiche delinquenziali, generando un giro di affari illeciti da 20mila euro a settimana. Pescatori “paramilitari” senza scrupoli che fanno uso di elettrostorditori che nascondo lungo le rive, stordiscono il pesce e poi lo recuperano. È stato segnalato anche l’uso di sostanze chimiche. Dispongono di mezzi, barche potenti, furgoni-frigo, reti lunghe centinaia di metri, che occupano le sponde fluviali con ricoveri di fortuna e con bivacchi che deturpano il paesaggio, e che usano, spesso, intimidazioni e minacce nei riguardi degli addetti ai controlli.

Per contrastare questa vera e propria “Mala dei fiumi”, la LAV chiede una modifica della normativa, partendo dallo status giuridico della fauna ittica, riconoscendola, al pari di mammiferi ed uccelli, patrimonio indisponibile dello Stato, con tutte le tutele conseguenti. Occorre poi prevedere sanzioni penali dissuasive proporzionate alla forte capacità offensiva del fenomeno, e una banca dati nazionale, attualmente inesistente, nonché prevedere risorse e strumenti necessari per il mantenimento dei mezzi confiscati.

Ciro Troiano