Globalizzazione & Identità. Il caso dei Mostri Eolici in Terra di Bari

Se ne dicono tante, da più parti e da ogni livello culturale, su questi due sostantivi, Globalizzazione e Identità, senza però andare mai a fondo del significato reale; tanto che i due lemmi sono diventati solo degli slogan buoni solo per muovere le masse e suscitare l’indignazione popolare.
La tesi più accreditata è che i due concetti siano del tutto inconciliabili: la Globalizzazione uccide l’Identità; l’Identità non può sopravvivere nella Globalizzazione.
Eppure, i fatti dicono il contrario.

La Globalizzazione, vista come l’ansia di espandere la propria conoscenza e lo spazio/tempo delle proprie iniziative, è caratteristica tipica dell’uomo.
E’, pertanto, ineluttabile. Essa ha portato le filosofie, le scienze, le esplorazioni.
L’Identità, vista come essere sè stesso e realizzare sé stesso, è anch’essa caratteristica tipica dell’uomo.
E’, pertanto vitale. Essa ha portato voglia di vivere e creatività.

L’uomo, quindi, è l’esempio vivente di sintesi perfetta dei due fattori, l’uno globale, l’altro locale: ciò sconfessa che i due concetti siano inconciliabili.
Anzi, dimostra che essi sono le due facce della stessa moneta: non possono che convivere.
Di più, l’uno senza l’altro, non avrebbe senso. Ma la faccia più importante di una moneta è quella dove è inciso il valore: l’Identità.
Potremmo chiederci cosa c’entra questa premessa con il caso dei “mostri eolici” in Terra di Bari?
Ne parleremo fra poco. Per intanto, vediamo cosa sono questi “mostri eolici”.
Enel Green Power Italia S.r.l. ha inviato, alla Regione Puglia, un progetto di installazione di aerogeneratori (pale eoliche) per un parere di competenza.
La Regione, a sua volta, ha coinvolto le amministrazioni comunali sul cui territorio saranno edificati gli impianti.
Che significato abbia un “parere di competenza” e un “coinvolgimento” è materia di burocrazia amministrativa di cui non vogliamo occuparci e che deleghiamo ai tecnici.
Il progetto è accompagnato da un atto di burocrazia amministrativa del Ministero dell’Ambiente: il “nulla osta” all’istanza avviata da Enel Green Power.
Una prima deduzione è che il progetto “viene da lontano” e sarebbe interessante conoscerne i criteri.
Ma cosa prevede il progetto?
Prevede la installazione, nel caso di Terra di Bari, nei comprensori di Acquaviva e Casamassima, di 15 aerogeneratori, per una potenza complessiva di 90 megawatt (6 megawatt ciascuno). Sorprende la enormità del valore energetico. Il dato impressionante, però, è l’altezza calcolata, di circa 200 mt: ben due terzi della vertiginosa altezza della Torre Eiffel di Parigi (300 metri!).
Da qui, forse, il detto che Parigi sia una piccola Bari! Quelli hanno solo una torre; noi ne avremmo, in proporzione, ben dieci!
Non è difficile immaginare quanto vasta debba essere, moltiplicata per quindici, la base in cemento per sostenere un edificio di 200 metri e per garantire i servizi accessori.
Non c’è dubbio che l’iter burocratico sarà corretto, ci mancherebbe; come non c’è dubbio che il progetto dell’ENEL sarà ingegneristicamente adeguato e fattibile, data la competenza tecnica dell’azienda; come, ancora, non c’è dubbio che la Valutazione dell’Impatto Ambientale (V.I.A.) sarà positiva, dato che siamo nel settore delle energie rinnovabili.
Ma qui non si tratta di burocrazia e tecnica.
Qui si tratta di politica!
Qui si tratta di salvaguardare l’Identità Territoriale che si declina in Economia Reale e Società Civile.
Ecco il legame con la premessa.

Se da un lato, ritroviamo la Globalizzazione che significa produrre in un territorio per distribuire dovunque; dall’altro, ci accorgiamo che l’Identità dello stesso Territorio è distrutta.
La moneta sopracitata perde una delle sue due facce: la più importante.
Impianti mostruosi deturpano non solo lo sky line orografico, ma anche il mondo socioeconomico locale. Tutto cambia.
Questa valutazione, d’impatto identitario, da chi dovrebbe essere fatta se non dalla politica? Purtroppo, siamo sempre lì!

Quali sarebbero i benefici per il territorio (già produttore, in sovrabbondanza ai propri fabbisogni, di energia che gli dovrebbe esser erogata a costo zero) se non lo scempio citato?
Perché subire scelte altrui (lontani e inconsapevoli del tessuto locale), anche se legittime, che condizioneranno, con tutta ovvietà, gli sviluppi economico sociali futuri?
Perché ospitare impianti, a beneficio di terzi, che vincoleranno le oggi libere scelte di territorio?
La tecnologia, oggi, consente di progettare e realizzare soluzioni, ad impatto identitario territoriale nullo, ben più efficaci.

Purtroppo, la politica appare inadatta ad assolvere i suoi propri compiti adagiata, come è, sul comodo e irresponsabile giaciglio della burocrazia e della tecnica.

Rifiutare questo progetto è doveroso.

Antonio Vox – Presidente “SISTEMA PAESE” – Economia Reale & Società civile