Di vitale importanza spazi aperti e dehors per ristoranti e bar

Gli spazi all’aperto risultano fondamentali per ripartire e riprendere a lavorare per bar, ristoranti e pub.

Con la Puglia in zona arancione per ristoranti, bar, pasticcerie e gelaterie resta il divieto di consumazione all’interno ma con possibilità di asporto e di domicilio. In particolare, l’asporto è consentito senza restrizioni dalle 5 alle 18 mentre dalle 18 alle 22 è vietato per locali che svolgono come attività prevalente quella di bar senza cucina.

Ma non va bene neppure per le regioni che già sono in zona Gialla.

La Fipe (Federazione italiana pubblici esercizi) chiede nuovi protocolli e invita i Comuni a concedere, in vista della stagione estiva e confidando in un abbassamento dei numeri della pandemia, l’uso di marciapiedi e parcheggi. Molti comuni si stanno attivando in merito, riducendo le tasse o addirittura abrogandone alcune e concedendo spazi esterni.

Indubbiamente è un segnale positivo la riapertura dei ristoranti fissata, dove è consentito, per il 26 aprile, ma va bene analizzata. E ci si chiede come si procederà per cinema e teatro, come ci si organizzerà per calcetto e basket, che tipo di organizzazione sarà adottata per i ristoranti al chiuso. Intanto un Comitato tecnico- scientifico sta lavorando per elaborare la prossima bozza in merito alle riaperture delle diverse attività.

I dehors faranno quindi la differenza, e per chi non li ha, che succede?  Il settore è al collasso e bisogna considerare che dietro ogni pranzo o cena al ristorante lavorano organizzatori di eventi, camerieri, fornitori, parrucchieri, estetisti, fotografi, distributori, fornitori di materie prime, per citarne solo alcuni.

Ecco perchè la Fipe ricorda che metà dei bar e ristoranti italiani non hanno spazi all’aperto e non potranno quindi aprire il 26 aprile.

Il 46,6% dei bar e dei ristoranti della penisola non è dotato di spazi all’aperto e questa percentuale si impenna se pensiamo ai centri storici delle città nei quali vigono regole molto stringenti. C’è il rischio di gravi proteste sociali con possibili scontri con le forze dell’ordine per l’esasperazione raggiunta.

C’è poi una questione che va bene oltre le date: servono protocolli precisi, ed in particolare per i locali che lavorano sono al chiuso. La categoria sta chiedendo ad Anci, l’Associazione nazionale dei Comuni, di collaborare con loro  per spingere i sindaci a concedere il maggior numero di spazi esterni extra, in via del tutto eccezionale e provvisoria, agli esercizi che in questo momento ne sono sprovvisti.

Paola Copertino