Identità svelate e derive politiche

Il comico Grillo, con il suo video a difesa del figlio Ciro accusato di stupro, ha scatenato un pandemonio e lasciato basiti quasi tutti. Grillo, sfruttando la sua popolarità, con i suoi slogan del “VaffaDay”, la sua capacità di gestione di una platea di arrabbiati, aveva fatto credere nella sua rivolta “antisistema” ed “anticasta”. 

Purtroppo, non è andata così.

È proprio vero che le delusioni seguono le illusioni; e tutte le illusioni vivono nello spazio di un mattino. Appena entrato in Parlamento il suo movimento, già si intravedevano i primi sintomi di una illusione fallita: la vera identità si andava svelando.

L’esaltazione del successo mediatico lo ha, infine, tradito. Si è scomodato perfino il Saviano che non è stato molto tenero con il comico.

Infatti, egli scrive in un suo articolo: “… la cifra comica divenuta cifra politica e messa a disposizione di una visione personale delle cose e del mondo da sempre nella sostanza sessista, razzista e intrinsecamente contraddittoria”.

E, in un altro passo Saviano osserva che “Grillo continua… a considerare la custodia cautelare alla stregua di una sentenza di colpevolezza…”. Già, un giudice giustizialista, il comico; ma solo per gli altri, “oggetti” da ridicolarizzare e mettere alla gogna.

Ma la gravissima gaffe di Grillo si consuma quando, di fronte ad uno stupro denunciato, ritorna sull’obsoleto e fuori moda, ma sempre utilizzato, refrain della consensualità: la vittima se l’è cercata.

Figuriamoci! Una bomba mediatica che sconfessa tutta una politica illusoria e che scatena immediati rigurgiti nel mondo delle donne.

Nel mentre, il popolo dei social riscopre le crasse esternazioni del figlio Ciro, che si appalesa agiato impudente e tronfio, assiduo frequentatore di palestre e niente affatto dedito allo studio.

Molti hanno scritto che l’educazione ricevuta non avrebbe potuto sortire un effetto diverso. Forse, hanno colto nel segno. Quello che interessa qui non è il presunto delitto all’esame della Magistratura, ma sono i suoi risvolti politici.

Il Movimento è smarrito e silente; l’avvocato del popolo, Conte, l’auspicato condottiero leader, non ancora “formalizzato”, è annichilito e immobile; gli alleati sorpresi e allibiti non sanno cosa fare.

Tutto fa pensare che si sia consumato un suicidio politico oltre che personale. La parabola dei 5S si avvia alla conclusione; il futuro di Conte appare compromesso. Anche la alleanza con il PD appare sospesa e traballante.

Si prevede un fuggi fuggi.

Il comico Grillo che, per Statuto, controlla il Movimento 5S, possedendone simbolo e nome, da garante diventa ingombrante: è prevedibile che rimarrà solo. 

Altra grana è l’ultimatum di Davide Casaleggio, ormai scaduto.  

Il progettato futuro del Movimento cioè un partito diverso, “liberale e moderato”, di centro, come preannunciato da Di Maio, è in bilico perché, si presume, non riscuoterà grande consenso nell’elettorato. Vaffa del Movimento a Beppe Grillo. Con il M5S finito, le alternative sono due: la prima è quella di costruire un partito, del tutto nuovo, votato ad un posizionamento di centro/sinistra; la seconda è l’emigrazione dei parlamentari Grillini verso altro partito, preferibilmente il PD.

Entrambi le alternative sono gravide di interrogativi ed hanno il senso del “si salvi chi può”.

Nel frattempo, in Parlamento, il voto grillino sarà orientato alla salvaguardia del “posto di lavoro”; ma, certamente, non sarà più orientato alla dittatura giustizialista perché, per i parlamentari Grillini, diventa sempre più impellente il “pensare al futuro” e l’atteggiamento da finti rivoluzionari non paga.

Tuttavia, l’ultima loro bravata, il sostegno (senza lesinare polemiche accuse alla Lega per la “scorrettezza” della astensione) ad un compromesso “scientificamente incomprensibile” fra aperture fortemente controllate al 5 maggio e coprifuoco “politico” e demenziale fino al 31 luglio, denota una scarsa attenzione ad una economia reale in difficoltà e ad un popolo oramai esangue.

È proprio vero che non si sfugge alla legge non scritta: “non appena attraversato il confine, dal disagio sociale al benessere statale, quando ci si guarda indietro, lo si fa con indifferenza e, finanche, con fastidio”.

Il M5S non sfugge a questa regola. La gente, delusa perché illusa, se lo ricorderà.

Antonio Vox – Presidente SISTEMA PAESE – Economia Reale & Società civile