Avorio, un malaffare continuo

Ai più può sembrare strano, ma il commercio illegale di avorio riguarda anche il nostro Paese. Basti vedere i sequestri effettuati negli ultimi anni e riportati nelle varie edizioni del Rapporto Zoomafia.

Tra gennaio e giugno 2020, i militari dei Nuclei Carabinieri CITES e Tutela Patrimonio Culturale hanno svolto controlli, presso antiquari, case d’asta, gioiellerie, siti web e telemarketing, per contrastare il commercio illegale di oggetti in avorio. L’attività operativa si è svolta su tutto il territorio nazionale, sono stati effettuati quasi 200 controlli (che hanno interessato le principali case d’asta ed antiquari), sequestrati 460 pezzi (tra cui zanne, statuette, crocifissi, posate e gioielli), per un valore stimato di circa € 400.000,00.

Nel mese di ottobre 2020, i Carabinieri Forestali del nucleo CITES di Modena, nel corso di controlli a “Mercanteinfiera”, hanno individuato e sequestrato due zanne di elefante poste in commercio senza la regolare documentazione. Già nell’edizione del 2019 della stessa fiera fu sequestrata una zanna di elefante africano posta in vendita senza idonea certificazione.

Il 17 febbraio 2016, il personale dell’allora Corpo forestale dello Stato della Sezione di Polizia Giudiziaria presso la Procura della Repubblica di Catania pose sotto sequestro nove manufatti in avorio di elefante posti in vendita presso un negozio di oggetti usati del capoluogo etneo. Tra essi una zanna completa della lunghezza 130 centimetri e dal peso di oltre 4 chilogrammi. Poco più di un mese dopo, il 31 marzo 2016, a Roma, al Circo Massimo fu distrutta mezza tonnellata di avorio sequestrata dal Corpo Forestale, nel corso del primo “Ivory Crush” italiano.

A livello internazionale la situazione è allarmante e il traffico illegale assume le tinte fosche anche del terrorismo.

La scorsa settimana, in Uganda, un cittadino italiano sarebbe stato arrestato per possesso di avorio. La notizia è comparsa su alcune testate africane (Red Pepper, Shift Media News, The Bridge; Observer). L’arresto sarebbe scattato nell’ambito di un’indagine sul commercio di avorio. L’uomo sarebbe stato trovato in possesso di 3,75 kg di pezzi d’avorio lavorati. Le accuse formulate a suo carico sarebbero di possesso illegale di esemplari di fauna selvatica protetta e di traffico illegale di esemplari di specie protette. Altri due chili e mezzo di avorio sarebbero stati sequestrati al cittadino ugandese fermato nel corso della stessa operazione. In totale oltre 5 chili e mezzo. Gli esperti hanno dichiarato che “almeno due elefanti sono morti per ottenere gli esemplari come descritto sopra, considerando il fatto che un elefante ha un paio di zanne e c’erano due zanne complete lavorate e diverse a pezzi. Almeno un ippopotamo è morto per ottenere l’unico pezzo di dente incisivo lavorato trovato”. Una scoperta significativa, quindi: almeno tre animali in via di estinzione uccisi. È ovvio che vige il principio di innocenza fino ad eventuale condanna definitiva, ma se i fatti riportati dalla stampa rispondessero a verità sarebbe un caso molto grave.

Nello Zimbabwe, invece, sempre la scorsa settimana, un uomo è stato arrestato perché trovato in possesso di sette zanne di elefante. Un malaffare continuo…

Ciro Troiano