Cosa è il DDL Zan e come nasce la campagna social

L’omotransfobia continua ad essere in Italia una pratica troppo comune in grado di far male a chi la subisce. Questo è fondamentalmente il motivo per il quale è necessario porre rimedio seriamente ad una pratica deplorevole insita in una società poco attenta a queste pratiche. Tuttavia, nelle aule del Parlamento la questione è al vaglio di deputati e senatori, non senza le solite divisioni. Un giro di vite al fenomeno, divenuto sempre più meschino, potrebbe darlo il DDL Zan.

Dopo l’approvazione alla Camera avvenuta nel novembre 2020, il ddl contro l’omotransfobia ribattezzato anche “legge Zan” dal cognome del relatore Alessandro Zan, deputato del Pd, è tornato al centro del dibattito politico. Il disegno di legge, infatti, si è bloccato al Senato dopo che la Lega, ma anche le altre forze del centrodestra, Forza Italia e Fratelli d’Italia, hanno definito il provvedimento non prioritario, non consentendo così l’avvio della discussione in commissione Giustizia. La partita, come prevedibile, si sta giocando anche fuori dalle aule del Parlamento. A porre l’attenzione su un decreto legge divenuto sempre più indispensabile contro l’omofobia, l’omotransfobia e la violenza di genere ci ha pensato la nuova cover di  Vanity Fair che non ha esitato a scendere in campo in difesa dei diritti civili. Cantanti,  attori, politici,  influencer e gente comune che mostrano la mano con su scritto “Ddl Zan” e l’hashtag #diamociunamano: è questo un invito palese per far diventare virale la richiesta di accettazione Ddl Zan. Cosa prevede nello specifico il decreto legge che porta il cognome del deputato del Partito Democratico? Innanzitutto misure di prevenzione e contrasto della discriminazione e della violenza per motivi fondati sul sesso, sul genere, sull’orientamento sessuale, sull’identità di genere sulla disabilità.

La legge prevede la reclusione fino 18 mesi o una multa fino a 6000 euro per chi commette tali atti di discriminazione. A questo si aggiunge il carcere da 6 mesi a 4 anni per chi istiga a commettere o commette violenza per gli stessi motivi,  la reclusione da 6 mesi a 4 anni per chi partecipa o aiuta organizzazioni aventi tra i propri scopi l’incitamento alla discriminazione o alla violenza per gli stessi motivi. Per qualsiasi reato commesso per le finalità di discriminazione o di odio la pena viene aumentata fino alla metà. Il condannato può ottenere la sospensione condizionale se presta un lavoro in favore delle associazioni di tutela delle vittime dei reati. In tutte le regioni di Italia l’Arcigay ha fatto pesantemente sentire la propria voce nella speranza che il decreto legge possa trovare rapida approvazione da parte dei due rami del Parlamento. «La nuova legge – ha affermato Louise Bonzoni, Presidente di Arcigay “Orlando Brescia” – intende tutelare persone che purtroppo sono ancora appartenenti a fasce deboli in quella che dovrebbe essere un’avanzata società, che ogni giorno vediamo esser vittime di violenze verbali, psicologiche e fisiche». Il ddl contro l’omotransfobia ha trovato quasi subito l’approvazione tra chi subisce spesso discriminazioni di questo genere.

«Non si può che essere favorevoli – è il commento di Tommaso, omosessuale – ritengo normale e necessario che chi non rispetta i nostri diritti e il nostro modo di essere subisca delle sanzioni». Eppure esiste una frangia che nutre dei dubbi sul Ddl Zan. «Gli intenti sono buoni, così come gli obiettivi – affermano invece  altri come Antonio a cui abbiamo chiesto il parere – ma rischia di accentuare proprio la nostra diversità».

Katia Simone