Mafia, come la Bat è diventata peggio della provincia di Matteo Messina Denaro

Come rispondono i sindaci, il prefetto, i parlamentari del territorio all’appello del Procuratore Nitti? L’appello del Procuratore della Repubblica di Trani, Renato Nitti, rompe il velo di omertà e d’ipocrisia delle istituzioni locali sul fenomeno della penetrazione delle mafie nella nostra provincia. Non serve andare di fioretto, quando si analizzano certi fenomeni. Bisogna mettere in campo il “linguaggio della verità”, smettendola di raccontare favole e disegnare “magnifiche sorti e progressive”.

A corredo della esaustiva e terribile disamina inviata alla stampa dal Procuratore Nitti, si aggiunge l’evidenza dei dati e delle rappresentazioni grafiche (vedi immagine allegata) che più di mille parole fotografano plasticamente la situazione in cui versano i comuni della BAT. I dati del Rapporto sull’indice di permeabilità dei territori alla criminalità organizzata (Eurispes – Direzione Nazionale Antimafia, 2020) non lasciano scampo.

E’ sufficiente leggere il Rapporto completo disponibile a questo link https://eurispes.eu/ricerca-rapporto/indice-di-permabilita-dei-territori-alla-criminalita/. Qualche commento: – la BAT è al 9° posto, sulle oltre 100 province italiane, per permeabilità alle mafie.

In Puglia la Bat è preceduta solo da Foggia e sta peggio di Bari. Prima della bat solo realtà come Crotone, Vibo Valentia, Reggio Calabria, Caserta, Napoli, Caltanissetta. Insomma, siamo messi peggio come indice di permeabilità della provincia di Matteo Messina Denaro (Trapani); – gli indicatori analizzati nel rapporto ci dicono che gli ambiti più esposti alla penetrazione criminale sono quelli delle banche, dei servizi, delle imprese e il mercato del lavoro; – molto vulnerabili il settore dei finanziamenti alle famiglie e il nostro sistema dei pagamenti. Questi due dati forniscono l’evidenza di un tessuto molto esposto al racket, all’evasione e al sommerso; – i reati spia e gli episodi di microcriminalità ci vedono protagonisti (le ultime 10 relazioni semestrali della DIA già lo certificavano) con furti, rapine, spaccio di stupefacenti, intimidazioni, estorsioni. E infine, due indici allarmanti nella BAT sono: – l’alto indice di povertà che ripropone il tema di un disagio sociale serpeggiante e drammatico; – l’inadeguatezza delle istituzioni nell’offrire risposte efficaci sul fronte della qualità e dell’efficacia dei servizi pubblici e dell’amministrazione più in generale.

L’appuntamento con questi dati è una costante degli ultimi anni. Eppure ci continuiamo a raccontare che da noi la mafia non esiste e che le nostre città sono sicure. Sono anni che viene invocata concertazione fra i comuni, la creazione di presidi di legalità “militare” e sociale. Azioni concrete, programmi condivisi con le forze economiche e sociali dei territori perché la criminalità organizzata si sta mangiando l’economia e le nuove generazioni. Grazie al Procuratore Nitti per aver rotto il silenzio connivente e complice di tante istituzioni locali e nazionali. I nostri sindaci, il prefetto, i parlamentari del territorio come risponderanno a quest’appello (protocolli d’intesa e buoni propositi a parte)?