La direttrice d’orchestra. Il romanzo

Recensione al romanzo di Maria Peters

Nel mese di marzo scorso ha suscitato molto clamore la polemica sorta sulla terminologia “direttore/direttrice d’orchestra” nata dopo le parole di Beatrice Venezi al Festival di Sanremo. L’artista italiana ha pubblicato un libro dal titolo “Le sorelle di Mozart” recensito già per questo giornale (https://www.zonafrancanews.info/2021/01/01/le-sorelle-di-mozart/) nel quale illustra le figure femminili meno note del panorama musicale che dal Medioevo ai giorni nostri hanno operato come compositrici, esecutrici e direttrici d’orchestra e sono state messe in ombra da nomi maschili definiti autorevoli ma in realtà spesso spinti nella giusta direzione solo perché uomini.

E’ suonato davvero strano come una direttrice d’orchestra che ha investito la sua vita e i suoi studi per raggiungere le vette del palcoscenico abbia poi perorato una causa “al contrario”, pretendendo il genere maschile per denominare il suo ruolo. Al dibattito hanno partecipato numerose personalità della musica, del giornalismo ma anche uomini e donne pensanti che hanno voluto ribadire l’uso corretto al femminile evidenziando non solo la corretta morfologia (visto che in italiano esiste il femminile a differenza di avvocato/ministro/assessore e così via) quanto la conquista lavorativa di un ruolo faticosamente ambito che si può raggiungere senza perdere femminilità anzi che va orgogliosamente difeso e ribadito dopo anni di lotte di parità di genere e terminologia. Una dissonanza imprevista!

A pochissimi giorni da questo bailamme mediatico a suon di post, è uscito in Italia il romanzo La direttrice d’orchestra scritto da Maria Peters e pubblicato da Longanesi. Una strana coincidenza terminologica vede la biografia romanzata della prima direttrice d’orchestra in assoluto, Antonia Brico ad oggi pressochè dimenticata. Il nome dice poco persino a musicisti e musicofili ma Antonia Brico è stata una donna che ha stravolto il mondo della musica classica in anni in cui le donne ricoprivano pochissimi ruoli lavorativi e mai ai vertici. Antonia Brico è nata a Rotterdam nel 1905 da una ragazza madre che per disperazione ha dato in adozione, dietro compenso, sua figlia a due coniugi che poi sono emigrati in America. La bambina ha poi preso il nome di Whilelmina Walters, detta poi Willy. La coppia modesta e anche misera moralmente non comprende come una bambina possa appassionarsi alla musica ma il padre compassionevole le trova un pianoforte malmesso in una discarica e lo regala alla figlia. La ragazzina presto si rifugia in questo strumento scordatissimo in cui inserisce brandelli di stoffa per poter suonare a tutte le ore in quel palazzaccio brutto della peggior periferia di New York.

La giovane Willy si fa assumere come maschera al Metropolitan così da potersi infilare ai concerti sinfonici e godere della musica. Arriva a conoscere a memoria tutte le sinfonie e decide di iscriversi al conservatorio prima per studiare pianoforte poi direzione d’orchestra.

Si può facilmente immaginare l’astio feroce che si accanisce contro di lei a partire dal suo docente per proseguire con i compagni di studio. Willy, che poi ri-prenderà il nome vero dopo aver scoperto le sue origini, supplica il maestro Mark Goldsmith di prenderla dapprima a lezioni private e poi in conservatorio, e una volta inserita, in più situazioni la umilia per rimarcare la superiorità maschile e addirittura la molesta.

“Mi dia lezioni! Studierò sodo, farò di tutto pur di migliorare”

“Se posso darle un consiglio: si sposi e faccia dei figli”.

“Voglio diventare una direttrice d’orchestra”

“Non è un mestiere per donne”

Ne consegue che Antonia decide di partire per l’Europa per studiare direzione d’orchestra con Willem Mengelberg e perfezionarsi con Karl Muck a Berlino. Rinuncia a tutto, in particolare ad una storia d’amore. I sacrifici immensi a cui si sottopone risulterebbero impensabili ai giorni nostri: soffrire il freddo in una soffitta gelida, patire la fame da saziare con una patata al giorno, vivere in completa solitudine ricoperta da un cappotto logoro e scarpe consunte fanno maturare la consapevolezza di volercela fare, di arrivare in fondo e conquistare l’olimpo. Antonia Brico sarà la prima donna per giunta americana a dirigere i Berliner Philarmoniker nel 1930 un binomio improponibile soprattutto nel periodo di ascesa del nazionalismo. Titoloni sui quotidiani citano “UNA DONNA NON PUO’ DIRIGERE I BERLINER PHILARMONIKER oppure LE DIRETTRICI D’ORCHESTRA SONO INCOMPETENTI” ma la Brico è determinata, rifiuta gingilli e abiti lussuosi e punta solo sulla sua preparazione e bravura e un critico acerrimo conviene infine che “Se chiudo gli occhi, non sento più che è una donna a dirigere”, come se anche ad occhi aperti tanti uomini dirigano meglio…

Tornata negli States deve lottare con i denti per ottenere ingaggi poichè la mentalità è difficile da scardinare “Non mi faccio comandare da una donna che non sa qual è il suo posto” le viene detto più volte dai professori d’orchestra e quando viene organizzato un concerto a New York completamente a carico della direttrice, che deve vendersi più della metà dei biglietti per far fronte alle spese del Met, la stampa si scatena contro e naturalmente il suo ex insegnante cavalca la polemica mediatica intervenendo in più interviste con commenti quali “Miss Brico ha imboccato un vicolo cieco. Vedrete che le cose non cambieranno. Nè fra dieci anni, nè fra venti, nè fra cinquanta”

Per fortuna la Brico ha continuato nel suo lavoro, dirigendo orchestre, creando orchestre femminili così da dare possibilità a tante musiciste di seguire i propri sogni e influendo nel cambiamento della storia e dell’arte.

Il docu-libro, dalla lettura facile e interessante, è stato scritto anche per il cinema, infatti nel 2018 in Olanda è stato girato il film De Dirigent, poi tradotto con The Conductor negli States, ma non disponibile in Italia. L’autrice ha tratto fonti da un documentario del 1974 registrato quando era ancora in vita Antonia Brico Antonia: A Portrait of the Woman e da notizie raccolte dai suoi familiari.

Ancora tanta strada deve compiere il cammino delle donne non più per avvalersi di studi e di ruoli prima a esclusiva prerogativa maschile ma per non essere più mosche bianche sulle quali creare il caso. La vera parità si potrà definire raggiunta quando sarà normalità e non evento straordinario.

Nel 2008 la stimata rivista Grammophone pubblica la classifica delle 20 migliori orchestre al mondo. In nessuna di esse vi è stata mai una donna come direttore principale. Nel più recente 2017 la stessa rivista pubblica una classifica dedicata ai cinquanta migliori direttori d’orchestra di tutti i tempi. La percentuale femminile è 0%. Omettere anche dalle pagine di storia figure femminili che hanno stravolto i tempi e relegarle a ruoli minori in brevi trafiletti avvalla una visione parziale delle nuove generazioni limitando la conoscenza e l’ispirazione a modelli non stereotipati.

Antonia Brico muore a Denver nel 1983 e sulla sua tomba è scritto: Non lasciare che cambino il tuo destino e dovrebbe valere per tutti.