Quell’avorio dei terroristi

Un recente Rapporto sui collegamenti tra estremismo e commercio illecito in Africa orientale, pubblicato dal Counter Extremism Project a firma di Sir Ivor Roberts, ex diplomatico inglese, afferma che l’insurrezione islamista del Mozambico finanzia le sue attività “terroristiche” attraverso una serie di traffici criminali, tra cui quello del legname pregiato, dell’avorio, delle pietre preziose, della fauna selvatica, nonché di droga. Queste affermazioni sono tuttavia contestate da diversi esperti che affermano che l’insurrezione islamica in Mozambico non è assolutamente finanziata dal traffico di avorio.

Al di là dello specifico caso del Mozambico, in realtà il contrabbando di animali selvatici, come ricordato in diverse edizioni del Rapporto Zoomafia LAV, finanzia anche il terrorismo internazionale. Il traffico di avorio risulta essere una delle fonti di finanziamento primarie dei gruppi armati collegati, a vario titolo, ai terroristi di Al-Qaeda e all’ISIS, ma non solo. Il denaro ricavato, da questi traffici illeciti, infatti, costituisce anche una parte considerevole delle entrate delle milizie irregolari in molti Paesi africani. “Combattere il traffico illegale di specie animali e vegetali protette o in via di estinzione, per un giro di affari mondiale di 20 miliardi di dollari all’anno (sino a 200 mld con legname e pesca), significa contrastare il terrorismo internazionale che sulla pelle della natura finanzia le sue attività”. È quanto emerso nel corso dell’incontro “Traffico di specie protette e terrorismo”, tenutosi il 28 gennaio 2016 presso la Casa del Cinema di Roma, nel corso del quale sono stati presentati i dati sulle attività di controllo del servizio CITES (Convenzione sul Commercio Internazionale specie vegetali e animali in via d’estinzione) dell’allora Corpo Forestale dello Stato nel 2015 e il Calendario CITES 2016 con i grandi primati a fare da protagonisti.

Nel 2018, un Rapporto diffuso dalla Global Alliance Against Transnational Organized Crime, realizzato in collaborazione con Interpol, ha evidenziato come il traffico di risorse naturali, a cui appartiene il commercio di specie selvatiche, sia il principale vettore di finanziamenti a livello globale per terroristi e gruppi armati. Secondo tale Rapporto, l’uso criminale delle risorse naturali, dalle foreste alle zanne di elefante, mette a serio rischio la stabilità dei governi, la sicurezza delle comunità e rafforza i sistemi di corruzione e di criminalità diffusa.

L’economista geografo Alessandro Locatelli ha realizzato una ricerca dal titolo “Vivi o morti. Il traffico di animali tra criminalità e terrorismo”, inserita in un rapporto più ampio di Icsa sul contrabbando. Una sintesi è stata proposta, nel dicembre 2019, da Panorama, a cura di Fausto Biloslavo: «Al Qaida si finanzia con il commercio illegale di avorio e legname dall’Africa e dal Medio Oriente. Gli Al-Shabaab, il gruppo fondamentalista annidato in Somalia, che tiene in ostaggio da un anno la volontaria italiana Silvia Romano, è coinvolto anche nel contrabbando delle specie protette. Gli animali nel mirino sono elefanti, rinoceronti e pangolini. Anche le milizie Janjaweed in Sudan si sono finanziate con questo sistema. Stesso discorso per Boko Haram in Nigeria, la costola africana dello Stato islamico. Pure i separatisti del Kashmir di matrice jihadista sono coinvolti nella tratta degli ultraprotetti leopardi delle nevi, tigri e antilopi tibetane. (…) L’attacco al centro commerciale Westgate di Nairobi nel 2013, che ha provocato 68 morti per mano di un commando suicida degli Al-Shabaab, sarebbe stato in parte finanziato dal commercio illegale di avorio. II 40 per cento dei proventi del gruppo terroristico arriverebbe dal traffico di fauna selvatica. Si stima che il giro d’affari del commercio illegale di specie selvatiche oscilli tra i 5 e i 20 miliardi di dollari annui. Il costo dell’avorio delle zanne d’elefante varia a seconda che sia venduto grezzo o lavorato, ma può arrivare fino a due mila dollari al chilogrammo, rivela il rapporto. (…) Il traffico di animali selvatici risulta notevolmente aumentato negli ultimi dieci anni. “Un canale che può apparire secondario rispetto alle modalità tradizionali di finanziamento del terrorismo” spiega Tricarico, presidente della Fondazione Icsa, “ma che, per dimensione e potenzialità di crescita sul mercato globale, ha contorni sicuramente preoccupanti legati ai conflitti in corso».

Come tutti i traffici, anche quello di animali o di parte di essi esiste perché vi è una forte domanda di specie esotiche. Senza domanda non vi è offerta. Questo alimenta un giro enorme da cui il nostro Paese non è esente.

Ciro Troiano