Sudiciume in libertà! Anzi, no, ci siamo sbagliati

Solite storie e storielle italiche. E sì, a questo mi vien da pensare innanzi a certi fatti.  

Lo scorso 11 marzo, è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale il d.lgs. 2 febbraio 2021 n. 27, recante «Disposizioni per l’adeguamento della normativa nazionale alle disposizioni del regolamento (UE) 2017/625 ai sensi dell’articolo 12, lettere a), b), c), d) ed e) della legge 4 ottobre 2019, n. 117», destinato a entrare in vigore lo scorso 25 marzo.

Il decreto dà attuazione alla legge di delegazione europea 2018, la quale, tra le altre cose, prescrive al Governo di adottare uno o più decreti per l’adeguamento della normativa nazionale al regolamento (UE) 2017/625 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 15 marzo 2017, relativo, in sintesi, ai controlli ufficiali sugli alimenti e sui mangimi, e all’applicazione delle norme sulla salute.

Si dirà: “embè, qual è il problema?”. Apparentemente niente, se non fosse per il fatto che tale decreto legislativo ha abrogato l’apparato sanzionatorio previsto per le violazioni alla “disciplina igienica della produzione e della vendita delle sostanze alimentari e delle bevande”.

Sì, avete capito bene: abrogate le sanzioni per chi vende alimenti in cattivo stato di conservazione o con cariche microbiche superiori ai limiti, oppure insudiciati, invase da parassiti, in stato di alterazione o comunque nocive, “ovvero sottoposte a lavorazioni o trattamenti diretti a mascherare un preesistente stato di alterazione”, ecc..

Ovviamente la notizia ha suscitato clamore e allarmato studiosi ed esperti. Un’abrogazione senza criterio né logica, in netto contrasto con le nuove istanze politico-criminali miranti ad ampliare la tutela penale in materia di sicurezza agroalimentare, anche dal punto di vista sanzionatorio, auspicando sanzioni sotto forma di delitto, in luogo delle contravvenzioni. Basta guardare il d.d.l. AC 2427, che ha recepito molto dei lavori della c.d. “Commissione Caselli”, per rendersi conto della brusca virata.

Ma fortunatamente il clamore suscitato e le proteste hanno spinto il Consiglio dei ministri ad approvare un decreto-legge urgente, allo “scopo di evitare un effetto abrogativo di tutte le disposizioni sanzionatorie di carattere penale e amministrativo in materia di disciplina igienica della produzione e della vendita delle sostanze alimentari e delle bevande”. In pratica un’abrogazione dell’abrogazione prima che la stessa entrasse in vigore…

La stessa Corte di Cassazione, con la relazione 16/2021 è intervenuta precisando che “con il provvedimento correttivo del legislatore d’urgenza” viene ripristinata, “senza soluzione di continuità, la principale base normativa per la prevenzione e la repressione penale degli illeciti nella specifica materia alimentare”.

Tutto è bene quel che finisce bene, quindi, ma resta una domanda: cui prodest? A chi giovava l’abrogazione delle sanzioni per i sudicioni e i diffusori di batteri e infezioni?

Ciro Troiano