Le regioni all’assalto del recovery

Dopo i sindaci anche i Presidenti di Regione sono stati interpellati dalla ministra Carfagna. È venuto fuori un elenco di strade da realizzare, il ponte sullo stretto, ferrovie, asili nido capaci – a detta loro – di convincere i finanzieri di tutto il mondo a insediare le loro imprese al sud. Non è mancata l’autoreferenzialità di chi ha avuto la faccia tosta di dire che prima del covid le cose andavano alla grande (!) naturalmente grazie a loro.

Inoltre si sono scagliati all’unisono contro la burocrazia che impedisce la crescita..ma non contro la burocrazia che conosciamo noi e cioè quella che uccide il cittadino e lo rende suddito e servo e che viene spesso proprio da comuni e Regioni… ma quella che ostacola la politica locale nel realizzare le opere e quindi chiedono di poter sorvolare sui limiti di legge pensati a limitare le tangenti o relativi agli imperativi artistici, storici o quelli ambientali, che servono a difendere l’ambiente e la storia locale dagli appetiti politici. Cioè vogliono maggiore libertà di fare e sfare a proprio piacimento. (e quindi, congetturerebbero i malvagi, vorrebbero che non vi siano ritardi nella percezione di mazzette o nel distribuire i piaceri ad amici e grandi elettori).

Nessuno ha detto una parola sullo sviluppo delle imprese locali e sulla burocrazia che le blocca, sulla esosità del fisco, sul prezzo dell’energia, del danaro, mentre si parla di energia verde non si profferisce verbo sul prezzo di quella stessa energia venduta alle imprese e famiglie; né ci si chiede del perché si deve subire la stessa legislazione fiscale a Matera e Milano mentre i servizi sono differenti; né ci si chiede chi deve realizzare quelle opere anche se qualcuno ha candidamente ammesso che probabilmente saranno affidate alle Ferrovie e all’Anas che a loro volta hanno già le imprese con la giusta “esperienza”. Quindi al sud non rimarrà nulla dei soldi che verranno spesi ma rimarrà il debito. Questa brutta parola non è stata mai detta da nessuno.

Nessuno si è mai ricordato del fatto che questi soldi del Recovery Plan sono debiti e quindi qualcuno sarà chiamato a pagare interessi e capitale; mentre siamo e rimarremo con dotazione infrastrutturale modesta, carico fiscale massimo, costo dell’energia e del danaro al massimo d’Europa, burocrazia alle stelle, ci carichiamo di nuovo debito sapendo che già quello che abbiamo non è pagabile. Cioè si vuol far credere che possa esserci sviluppo senza che le imprese vengano liberate dai pesi e vincoli che subiscono; cioè continuando a vivere con le palle al piede.
I treni a grande velocità e le autostrade quindi serviranno e saranno utilizzati solo dai politici e loro lacchè in un deserto economico ancora più arido dell’attuale.
Una giovane aspirante giornalista mi ha chiesto: ”ma costoro come fanno a sbagliare così? In cosa consiste la loro competenza?” non ho saputo rispondere.

     Canio Trione