Next Generation EU e Agenda 2030

Quando si parla di sviluppo sostenibile non si vuole solo intendere quello ecologico meglio conosciuto come difesa dell’ambiente, ma anche della società e della economia. Quanto sta accadendo negli ultimi dodici mesi nel mondo, trova attuazione nell’Agenda 2030 che vede nella Next Generation EU il suo prossimo step.

Next Generation EU non si riferisce etimologicamente alla “nuova generazione” che si affaccia, ma a far si che l’attuale generazione a mezzo della resilienza si trasformi in una generazione del futuro. Quindi una trasformazione dell’attuale società. Sta finendo l’epoca del consumismo, le risorse non sono infinite e non sono per tutti. La Globalizzazione è stata l’ultima opportunità. La società torna a polarizzarsi severamente. Questo è ormai chiaro.
La resilienza deve combattere la resistenza.

Ciò che viviamo è stato pianificato da tempo e trova la sua attuazione nuovamente pianificata dopo il novembre 1989 con uno step to step che ci porta all’oggi. Hanno combattuto la pianificazione e la praticano in modo micidiale. Le libertà democratiche borghesi sono sotto attacco, qualcuno pronunciò nel lontano 1952. Oggi lo vediamo.

Nell’Agenda 2030 si prevedono “purtroppo nuove crisi, anche molto più pesanti di quella del Covid-19, che si scateneranno all’improvviso, al raggiungimento di alcune soglie dei vari parametri ambientali, denominate tipping point. L’Agenda 2030 è un documento fondamentale: per la prima volta nella storia dell’umanità esiste un piano globale condiviso per guidare il cambiamento”. Altro che dopo il vaccino tutto finirà.
Nel merito:
Next Generation Eu è uno strumento per il rilancio per una nuova economia Ue dopo il tonfo del Covid-19, incorporato in un bilancio settennale 2021-2027 del valore di circa 1.800 miliardi di euro (i 750 di Next Generation più gli oltre 1000 miliardi a budget). Il provvedimento è noto anche come Recovery fund, dicitura ereditata dal progetto embrionale di un «fondo per la ripresa» e, oggi, frutto della sovrapposizione che si tende a creare con l’architrave del pacchetto: il Recovery e resiliency facility, il Dispositivo europeo per la ripresa e la resilienza, cardine di Next Generation Eu con la sua dotazione di 672,5 miliardi di euro spartiti fra 360 miliardi di prestiti e 312,5 miliardi di sovvenzioni.
I restanti 75,5 miliardi, sul pacchetto finale di 750, sono distribuiti fra React Eu (47,5 miliardi), Orizzonte Europa (5 miliardi), Fondo InvestEu (5,6 miliardi), Sviluppo rurale (7,5 miliardi), il fondo per la transizione giusta (10,5 miliardi) e RescEu (1,5 miliardi). La novità più dirompente è che l’intera somma di 750 miliardi di euro verrà raccolta sui mercati con l’emissione di debito comune, garantito in solido da tutti i paesi della Ue.

Oggi tutte le regioni italiane devo dare il loro apporto di idee sull’applicazione della Next Generation Eu in attuazione Recovery e resiliency facility, Agenda reazionaria con la scusa dello sviluppo sostenibile del mondo dopo che questo modello sociale lo ha quasi distrutto.