E la pantera dove sta?

La faccenda della pantera pugliese sta facendo il giro del mondo senza che vi sia certezza della sua reale esistenza. La stampa estera ha ripreso con titoli roboanti la notizia, in alcuni casi sentenziando già la provenienza criminale dell’animale. Vera o falsa che sia non rappresenta certamente un caso nuovo, basti ricordare il caso di un’altra pantera che tra il 2008 e il 2009 creò allarme nel Sannio. La vulgata voleva fosse stata liberata per non farla trovare nel corso di un blitz anticamorra delle forze di polizia nel vicino Casertano.

Voci, indiscrezioni, sospetti. Ma spesso dietro le cose indefinite si celano tratti ben definiti. Come quello dell’antica passione di boss e malavitosi di possedere grandi felini. “Sempre in tema di animali esotici, va segnalata la moda diffusa tra i componenti della Sacra Corona Unita in Puglia di possedere felini (leoni, pantere, ecc.)”, riporta l’edizione del 2001 del Rapporto Zoomafia LAV. Più recentemente la DIA (Direzione Investigativa Antimafia), nella relazione del secondo semestre 2011, segnala la confisca di una tigre, insieme ad altri beni, a danno di un reggente della sacra corona unita. «Proprio per la tigre, tenuta da ben sedici anni in una delle masserie appartenute, l’uomo negli ambienti criminali veniva chiamato con il soprannome di “Lucio della tigre”» (Rapporto Zoomafia 2012).

Animali esotici, pericolosi, appartenenti a improbabili safari metropolitani, sono sovente sottoposti a sequestro. La confisca degli animali pone poi problemi di gestione. Tra i beni confiscati, infatti, “abbiamo anche una tigre, un pitone, animali che dobbiamo mantenere, e molti cavalli”. Così Umberto Postiglione, direttore dell’Agenzia Nazionale per la gestione dei beni confiscati alla mafia, intervenuto al Festival del Lavoro di Palermo nel mese di giugno 2015 (Rapporto Zoomafia 2015).

Non è mica un segreto che spesso i traffici a danno di animali siano gestiti da sodali della criminalità organizzata e che molti malavitosi amino circondarsi di animali rari o feroci. «Il possesso di un animale “non convenzionale”, meglio se potente e feroce, rappresenta un classico dell’iconografia mafiosa. Nel sistema e nella psiche mafiosa, infatti, tra le funzioni che gli animali assumono vi è la funzione simbolica: gli animali sostituiscono quelle che una volta erano le insegne del potere e diventano portatori allegorici di forza, autorità e potenza» (Rapporto Zoomafia 2011).

Al di là di questi aspetti e dell’esistenza o meno della pantera fantasma, resta una questione aperta: com’è possibile che un animale pericoloso possa sfuggire a controlli e censimenti? Se questa pantera esiste, da qualche parte verrà e anche l’ipotesi della sua provenienza criminale non risolve il problema; è la prova di un mondo parallelo che sfugge ai controlli.

Ciro Troiano