Il deserto che avanza

È molto frequente, in questa stagione primaverile e viaggiando nella nostra splendida regione, di vedere campi disseccati. Almeno un campo su due, anziché verdeggiare all’inizio della bella stagione ed essere costellati da puntini rossi, gialli, celesti dei nostri fiori che si affacciano alla vita… è squallidamente giallo, un deserto.
Quei campi sono stati diserbati con un prodotto chimico (come può essere il Glyphosato) che ha il pregio di produrre il disseccamento delle erbe fin dalle loro radici. Naturalmente come ogni prodotto della tecnologia non fa bene alla nostra salute ma è la maniera più economica per liberare il campo dalle erbe spontanee.
Qualcuno si chiede del perché non lo si vieta e quindi perché non si effettua il relativo controllo, magari con la forestale (che adesso sono carabinieri), per evitare che questa lotta alle erbe non si traduca in una ulteriore offesa al nostro ambiente alla nostra salute.

L’alternativa al diserbo chimico ci è stata consegnata dalla tradizione ed è l’aratura che ha anche il pregio di azotare e ossigenare il terreno arricchendolo di sostanze preziose per le piante ivi coltivate. Ma costa di più della chimica e quindi i contadini chiudono un occhio sulla cura del terreno e puntano sul risparmio. Peraltro se i consumatori chiedono i nostri pomodori o olive o uve a poche decine di centesimi per chilo la economizzazione delle colture è dovuta. Peraltro la mondializzazione dell’economia impone il livellamento dei prezzi su quelli più bassi (africani o asiatici, che sono produzioni che l’internet ha molto avvicinato a noi) e così l’acquirente impone il prezzo che ritiene più confacente al mercato e cioè al consumatore. Cosa che ci viene rappresentata come un grande progresso per tutti…

Le multinazionali della chimica e della cosiddetta alta tecnologia si sono affrettate a studiare e creare questi prodotti e oggi lucrano cifre fantastiche producendo e vendendo in tutto il mondo questi erbicidi. Quindi tutti contenti? Certo, tranne l’ambiente e la salute del consumatore. Ancora una volta le tecnologie saccheggiano l’ambiente (nel senso lato di aria, terra, acque salute fisica e mentale delle persone) senza limite né controllo. Le associazioni dei consumatori non hanno né il personale qualificato necessario, né i mezzi sufficienti, quindi è come se non ci fossero né è ipotizzabile la loro rinascita nel prossimo futuro. Le associazioni dei datori di lavoro hanno al loro interno società di commercializzazione dei prodotti alimentari che lucrano sulla riduzione dei costi e prezzi dei prodotti agricoli. La politica è in altre faccende affaccendata; figuriamoci se si impensierisce della nostra salute e del nostro ambiente.
Poi un giorno si scoprirà che queste tecniche colturali producono il tale virus o riscaldano l’aria o avvelenano la terra o rimbecilliscono i cittadini e quindi si correrà ai ripari trasformando l’emergenza in business faraonico rifacendo un altro Recovery per creare spesa pubblica e quindi favorire gli amici. È così che va il mondo; almeno fino ad oggi.
A quel punto dopo esserci ammalati – magari morendone – e aver ammalato l’ambiente saremo pure chiamati a pagare quello che serve per porvi rimedio. Con gli interessi.

Canio Trione