L’8 marzo e la convergenza dei movimenti di liberazione

Cosa c’entra l’8 marzo con gli animali?” è il tema della diretta organizzata dalla LAV in occasione della Giornata internazionale dei diritti della donna, alla quale hanno partecipato Annamaria Manzoni, psicologa e psicoterapeuta, scrittrice molto nota sia in Italia che all’estero, autrice di testi importanti su psicologia e animali, Lorenza Zanaboni, insegnante, responsabile della sede territoriale LAV di Verona, attiva a 360 gradi nella lotta per i diritti animali, e lo scrivente, in qualità di criminologo responsabile Osservatorio Nazionale Zoomafia LAV.

L’evento ha rappresentato un confronto sull’antispecismo al femminile, l’attivismo delle donne nel mondo del volontariato animalista e sul rapporto tra violenza di genere e maltrattamento di animali. Ma per ritornare al titolo dell’evento, cosa c’entrano gli animali con l’8 marzo? Sicuramente i punti di contatto sono diversi. Come ci ricorda Luisella Battaglia nel suo lavoro “Femminismo e animalismo”, è stato soprattutto “il femminismo radicale a valorizzare le varie istanze etiche espresse dalla filosofia della liberazione animale, nel suo sforzo di estendere agli animali non umani i principi e le norme valide per l’etica umana”. Infatti, sul piano politico è stato possibile individuare un collegamento tra femminismo e animalismo, intesi come movimenti di liberazione.

Già il filosofo Peter Singer, in “Animal Liberation”, uno dei testi storici dell’animalismo, individuò una stretta analogia tra razzismo, sessismo e specismo quali forme di discriminazione inaccettabili basate sull’egoismo e sulla presunta superiorità di gruppo. Anche nel caso del movimento di liberazione degli animali l’obiettivo è quello si combattere il pregiudizio basato sul criterio di specie, arbitrario come le discriminazioni fondate sulla razza e sul genere.

Nel suo intervento la dottoressa Manzoni ha ricordato che la presenza delle donne nell’attivismo animalista è di vecchia data. Le donne che si sono occupate di ingiustizie a vari livelli sono state spesso animaliste ante litteram, già con le prime rivolte contro lo schiavismo e poi con le suffragette. Il nucleo del problema è rappresentato dal fatto che si sta parlando di rapporti di predominio, di sopraffazione e di ingiustizie. Il fatto che ci fossero molte donne che erano o vegetariane o vegane significa che queste persone avevano più abilità che non gli uomini di identificarsi con altri oppressi, con altri esseri che subivano ingiustizie.

Altra questione che ha animato l’incontro è il rapporto tra violenza di genere e violenza di specie. Diversi studi, condotti soprattutto in U.S.A., Australia, Canada, Nuova Zelanda e Inghilterra, hanno messo in luce importanti connessioni fra violenza di genere e violenza verso gli animali. Nei casi di stalking, ad esempio, è frequente che il soggetto attivo sia violento in vari modi anche con l’animale della persona offesa o minacci di esserlo. Tra le condotte moleste dello stalker rientrano, infatti, il far trovare animali morti o parti di essi o, addirittura, uccidere gli animali domestici della vittima. Condotte, è stato rilevato, prodromiche all’azione di violenza fisica ai danni della vittima o dell’azione omicidiaria vera e propria. In questo contesto si innesta anche la questione della violenza assistita che vittimizza i minori.

Secondo altre ricerche, molte vittime di abusi ritarderebbero l’allontanamento dalla situazione di violenza per le difficoltà di trovare, una volta abbandonata la loro casa, un luogo dove rifugiarsi con i propri animali. Nel nostro Paese quasi una famiglia su due vive con un animale domestico, ma le strutture di accoglienza delle vittime di violenza domestica non sono di norma attrezzate né per l’accoglienza degli animali appartenenti alle vittime di abusi né per proporre soluzioni alternative.

Alcuni anni fa, come LAV, abbiamo proposto una ricerca indagando sulla connessione fra violenza di genere e violenza di specie, promuovendo la conoscenza del fenomeno e incentivando la collaborazione tra associazioni e centri specializzati nell’accoglienza di vittime di violenza domestica e strutture destinate all’accoglienza di animali.

Lorenza Zanaboni ha spiegato che, nel corso degli anni, la sede LAV di Verona ha avuto molte richieste di aiuto da parte di donne che vivevano situazioni di estrema violenza in casa e che non potevano lasciare l’abitazione perché non avevano un posto dove andare con i loro animali. Negli ultimi anni è stata importantissima la collaborazione con Telefono Rosa di Verona. Zanaboni ha sottolineato come la carenza di strutture idonee ad accogliere sia vittime umane che vittime animali sia un grosso problema. Questione che è stata posta dalla LAV all’attenzione della consulta comunale per il benessere e la tutela degli animali.

La violenza non ha confini di specie e questo lo spiega bene l’illustratrice americana Pilar Garcia-Fernandezsesma nel suo bellissimo cortometraggio Ciervo, in cui la protagonista è una bambina spettatrice delle azioni violente dell’uomo adulto della famiglia.

Se è vero che la violenza non ha confini di specie, allora anche i movimenti di liberazione, per essere vincenti, devono superare tale barriera e allargare i loro orizzonti.

Ciro Troiano