Astor Piazzolla: l’anniversario di un mito

La parola Tango ci porta per osmosi necessariamente ad Astor Piazzolla. Non è possibile parlare di uno dei generi più noti al mondo senza avere in mente colui che ne ha celebrato la poesia e lo ha portato oltre la forma danzata.

Astor Piazzolla nasce in Argentina a Mar del Plata l’11 marzo 1921 e, in un anno senza Covid, si sarebbero aperte in pompa magna le celebrazioni dei 100 anni dalla nascita. I suoi genitori erano di origine italiana; il padre Vicente era figlio di Pantaleone, pescatore di Trani emigrato in Argentina, mentre la madre era originaria della Garfagnana, in Toscana. Dopo alcuni anni trascorsi a New York con la famiglia, Astor torna a Buenos Aires dove comincia la sua carriera musicale. Viene subito individuato come  valente solista di bandonéon aprendo il suo cuore al Tango e al nuevo Tango. Quel cuore così sensibile che lo porterà poi alla morte nel 1992. Pur conoscendo tutte le sfumature del tango fino ad allora eseguito attraverso la diretta esperienza delle serate nelle balere o nei cafè concerto, Astor sente di voler introdurre altri elementi compositivi e sonori. Studia così composizione dapprima con il suo connazionale Alberto Ginastera  e poi si perfeziona a Parigi con Nadia Boulanger, generosa mentore di innumerevoli musicisti del Novecento. L’Astor che rientra in patria nel 1954 è un musicista arricchito non solo dagli studi ma dagli incontri che l’Europa ha potuto regalargli. E questa Europa è in ogni nota che egli scriverà, nella complessità del linguaggio musicale, nel richiamo a grandi musicisti e a tecniche compositive, nell’anima e nelle emozioni dei ricordi.

Il nuevo Tango, rivoluzionario nella forma e nei colori rispetto al tradizionale tango argentino,  si comincia ad ascoltare con Astor e il suo Octeto Buenos Aires  e con l’Orquesta de Cuerdas. Il linguaggio ritmico, lo spirito fortemente drammatico e passionale, i vividi colori sono gli elementi fondamentali a cui Piazzolla si ispira per creare composizioni “quasi” classiche per struttura ed elaborazione, servendosi di tutti gli strumenti espressivi della musica “colta” e del jazz. Con questi ensemble e con un quintetto Piazzolla tiene concerti in Sud e Nord America suscitando curiosità, consensi e anche qualche rimostranza o disapprovazione dai puristi del Tango. Alcuni  non apprezzavano la trasformazione in atto e non approvavano che il genere non appartenesse più solo all’Argentina; le nuove sonorità lo aprivano al mondo e lo collocavano in una dimensione colta sublimandolo dal territorio e dalla sola tradizione.

Piazzolla nel tango introduce strumenti nuovi che non venivano utilizzati nel tango tradizionale e, a partire dal Conjunto Electronico (un nuovo gruppo musicale, nda),  troviamo la marimba, il flauto, l’organo Hammond, la batteria e le percussioni, la chitarra e il basso elettrico.

Ha fondato diversi gruppi e scritto infinita musica per svariate formazioni. E’ uno degli autori più eseguiti in ogni qualsivoglia arrangiamento, da quello sinfonico a quello cameristico, passando delle versioni pop, jazz, swing, leggero.

Infiniti musicisti gli hanno reso omaggio durante le performance e ai tanghi hanno dedicato numerose incisioni. Basti citare i celebri violinisti Gidon Kremer e Salvatore Accardo (poetica l’intervista per Repubblica del 6 febbraio 2021 in ricordo di Piazzolla), la nota Milva con cui Piazzolla ha prodotto tanto, Tullio de Piscopo con il quale ha collaborato in Italia, e meravigliose orchestre.

La produzione musicale di Astor Piazzolla è immensa e ci auguriamo in questo anno di poterla ascoltare in ogni luogo così come l’autore merita perchè, con la sua opera, il passionale musicista argentino ha dimostrato che il tango può essere un’espressione eterna dello spirito umano.