Orban o non Orban: questo è il problema

La gente avrebbe bisogno di chiarezza per uscire dall’impasse in cui sempre più s’ingarbuglia: solo posizioni ben definite potrebbero aiutarla a trovare il bandolo della matassa in una situazione che diventa sempre più confusa. Ed invece… la gente sembra amare proprio le situazioni ingrovigliate.

Viktor Orban, leader della FIDESZ (traducibile, grosso modo come Unione Civica Ungherese, partito politico che è  su posizioni decisamente conservatrici e critiche verso l’Unione Europea) ha deciso di dire addio al Partito Popolare Europeo nell’Euro-parlamento di cui faceva parte. E ciò dopo anni di crisi e di difficile convivenza.

A farlo decidere saranno state: la presenza nel suo stesso schieramento politico di Ursula von der Leyen, vittima designata dal mostro sacro, Angela Merkel, ispiratrice di tutti i pasticci combinati dalla sua prescelta, da ultimo con la “Big Pharma”; la nomina da parte della predetta Presidente di una Commissione di studio per capire ciò che lei dice di non avere capito nella campagna di acquisto dei vaccini.

Orbene, di fronte a un elemento di decisa chiarificazione delle posizioni all’interno dell’Unione Europea, che cosa s’inventa l’italica fantasia dell’inciucio a tutti i costi?

Il suggerimento, sulla stampa di oggi, a Matteo Salvini di fare approdare la Lega nel P.P.E. Come se non fosse sufficiente a ingenerare equivoci l’ambigua posizione di Forza Italia che già ne fa parte.

Ora che a destra dello schieramento dell’Euro-parlamento si debba ancora fare chiarezza, è un dato incontrovertibile.

Se, infatti, il comunismo, nato come ideologia assolutistica e totalitaria, è stato benevolmente “sdoganato” dal perdonismo cristiano, imperante nella parte continentale dell’Europa, e può assidersi, fianco a fianco, con i democristiani di varia denominazione, altrettanto non è avvenuto per l’altro figlio gemello dell’idealismo filosofico tedesco, il fascismo.

Il vantaggio di avere perso una “guerra fredda” rispetto a quella “infuocata” degli anni quaranta è di tutta evidenza.

Ora se la Destra Europea non annacqua le sue simpatie con movimenti che mostrano di avere ancora nostalgia delle aberrazioni politiche del passato e non assume una sua identità “a-ideologica” che si ricolleghi, grosso modo, alle posizioni conservatrici e liberali degli Inglesi di Johnson, il suo futuro non potrà portare a nessun discorso serio sul monstrum di un’Unione a 27 Stati, dimostratosi inefficiente, pasticcione e inadeguato a fronteggiare un’emergenza come quella della pandemia da Covid 19.

Mentre, infatti, nell’Unione Europea all’incompetenza s’è aggiunta la corruzione, secondo le inveterate tradizioni politiche della maggioranza dei suoi Stati Membri, la Gran Bretagna, liberatasi dai lacci e lacciuoli della Ursula Von der Leyen e dei suoi burocrati di Bruxelles ha dimostrato cosa può fare un paese empiristico e pragmatico in circostanze di seria necessità emergenziale.

Ciò significa che l’uscita di Orban dal polpettone pasticciato del partito popolare non può e non deve significare cadere dalla padella catto-comunista alla brace clerico-fascista.

L’evento deve rappresentare la presa di coscienza che i vecchi involucri di Sinistra, di Centro e di Destra rappresentano solo specchietti per le allodole e che i problemi politici devono essere affrontati e risolti sulla base della concretezza e non di astrazioni ideologiche. Le domande essenziali sono due. Va bene questa Unione Europea o ne vogliamo un’altra? La sua attuale politica, con le conseguenti alleanze, è favorevole alle popolazioni del vecchio Continente o ce ne vuole una diversa?

Conclusione: Se l’esempio di chiarificazione negli schieramenti avrà un seguito anche per altri movimenti e soprattutto se la FIDESZ si orienterà verso un polo giusto e pragmatico, per l’Unione Europea potrebbe cominciare un nuovo cammino, con discussioni utili e pertinenti ai veri problemi sul tappeto. Altrimenti la Brexit potrebbe essere solo l’inizio di un progressivo crollo del castello di carta costruito con i Trattati di Maastricht.