La fine della Triarchia. Il Movimento 5S, il Partito Democratico, il Jolly Giuseppe Conte

L’inatteso e imprevedibile tsunami (la caduta del governo Conte II, l’infattibilità del Conte III, il travolgente arrivo di Mario Draghi) ha del tutto scombussolato il M5S; molto di meno il PD, a dimostrazione della differente “preparazione politica”. Fino a quel momento, i due maggiori partiti di maggioranza, con la scorta di un LEU in veste di paggio, si sono ben tenuti all’ombra del Presidente del Consiglio Giuseppe Conte che li garantiva, pur in presenza di una loro dinamica sondaggistica ed elettorale chiaramente discendente, con il proprio altissimo tasso di gradimento popolare (fenomeno da studiare accuratamente pe capire le dinamiche di massa).

Una armata Brancaleone al governo del Paese, inesperta e inconcludente, senza obiettivi se non quelli di mantenere la poltrona al grido liberatorio “NO CDx al Potere” sventolato come alibi missionario; senza una larva di disegno politico; era condotta dal novello Napoleone, “avvocato del popolo”, con un cocktail di curialità rassicurante (acquisita nella pratica di gestione del cliente) e di un piglio decisionale di, non tanto vago, profumo dittatoriale. Gli effetti si sono subito visti: da un lato, la crisi esistenziale di un Parlamento, esautorato da una gragnuola di DPCM, sotto gli occhi del Presidente della Repubblica, custode della Costituzione; dall’altro, le gioconde iniziative dei monopattini, dei banchi a rotelle e di iniziative al cash back. Il tutto mentre lo scempio etico morale economico finanziario dilagava indisturbato nel caos e mentre si ignorava la agonia della economia reale al grido pandemico e inquietante “prima la salute”.

Grillo ha capito subito che, caduto il garante Conte, il Movimento si sarebbe dissolto nel nulla, inesorabilmente: questione di tempo, della stessa durata quinquennale che tiene in vita artificiale le poltrone. Con la sua “democrazia diretta” e in “real time”, quelle poltrone sarebbero già sparite. E allora bisogna correre ai ripari. Subito un evento mediatico, cui dare il massimo risalto pubblicitario: un vertice dello stato maggiore del M5s (Gli Stati Generali sono stati un flop), all’Hotel Forum di Roma, alla presenza del Garante Beppe Grillo, invitato Giuseppe Conte, per la Rifondazione del Movimento e per “ un ruolo ad hoc” per Conte. Ciò significa solo la fine certa di un ciclo e l’improbabile inizio di un nuovo ciclo. Quale è il piano di Grillo per salvare il Movimento? Vista la diffusa incompetenza della “classe dirigente” grillina, che si atteggia a VIP e in stato confusionale; visto, con le fughe di notabili come Emilio Carella e Luigi Paragone, che nessuno di qualità si potrà avventurare a militare nel Movimento; tutto ciò visto, si ricorre “all’uomo per tutte le stagioni”, di alto gradimento popolare, con i servigi del Grande Fratello (Rocco Casalino), per una forza politica “liberale e moderata” come sostiene l’ineffabile Luigi Di Maio.​“Liberale e Moderata”? C’è da chiedersi: questi hanno consapevolezza di quanto stanno dicendo con tanta enfasi? Sembra che siano in cerca d’identità … al centro. Ma lì, in mezzo, si trova anche il nemico numero uno: Renzi. E, allora, ecco Casalino che interviene (“Striscia la Notizia”) con il suo bagaglio marketing: “Per due milioni fare il portavoce di Silvio Berlusconi, di Renzi mai […]. Non mi sentirei moralmente di prendere i soldi, perché l’immagine del leader di Italia Viva è ormai irrecuperabile. Dopo quello che ha fatto dovrebbe sparire dalla vita politica per l’eternità”.

Roba da non credere: il Governo, il Parlamento, le Istituzioni, invece di essere il luogo dove dovrebbero sedere statisti, sono diventate asili infantili per i quali il popolo italiano paga la scuola, la formazione e l’addestramento di qualche avventore di passaggio (che, però, non vuole andar più via) baciato dalla fortuna del consenso dei like. Sul versante del PD, l’idea di una federazione con il M5s, tanto accarezzata da Zingaretti, sembra naufragare; forse ci si abituerà ad una semplice alleanza elettorale, mentre il Partito che fu di Togliatti si dedica, come d’abitudine, a lotte intestine fra correnti, dimentico di Conte. Quest’ultimo accetterà il ruolo di “capo politico dei 5S”: vuole entrare in politica, al contrario delle sue recenti dichiarazioni, con in testa l’obiettivo di Palazzo Chigi.

Gli è piaciuta l’esperienza; gli mancano Bruxelles, la Merkel, Macron; il potere. Crede fermamente, complice Casalino, che la sua defenestrazione sia dovuta al machiavellico Renzi. Vedremo come reagirà il popolo elettore.

Antonio Vox