Bari al tempo del recovery

Insistentemente in città si vocifera di opere grandiose in procinto di essere realizzate profittando dell’apertura di credito che forse riusciremo ad avere dall’Europa. Si tratta di parchi e verde pubblico di cui Bari è in deficit da decenni e che non si sa come mai non siano stati già realizzati. Pur subendo la stessa se non peggiore fiscalità di Roma e Milano non beneficiamo degli stessi servizi e tanto meno dello stesso verde! speriamo che un giorno qualcuno ce ne spiegherà la ragione.
Certamente per un Assessore alle Opere Pubbliche tali progetti sarebbero un fiore all’occhiello ma l’utilizzazione dei fondi europei è questione politica non certo di spesa pubblica o amministrativa quindi è questione che investe tutto il Consiglio e la figura del Sindaco che avendo anche la responsabilità della città metropolitana deve essere guida economica dell’intera Regione. Bari non può non svolgere questo ruolo di traino ideale e programmatico se vuole meritare il ruolo di capitale delle Puglie; quindi qui si tratta di immaginare un modello di sviluppo economico e sociale in modo che in futuro i posti di lavoro non siano più il frutto di trattative elettorali a diretto danno del contribuente non difeso da nessuno, ma l’esito della spontanea crescita delle nostre imprese.
Quindi la domanda è semplice: quale è il futuro della nostra Città? Come si pensa di tonificare il tono della nostra economia? C’è qualcuno che sia in grado di avere fantasia e passione, concretezza e competenza, cultura ed esperienza, tali da rispondere ad una esigenza del genere? Purtroppo fino ad oggi nessuno ha espresso nulla di appena rispondente a tali requisiti e quindi ci si limita a strategie di breve periodo.
L’Europa, nonostante tutti i suoi limiti, sa che la base di ogni sviluppo è dato dall’energia. Quando l’energia era animale abbiamo avuto l’impero romano, quando poi era il carbone abbiamo avuto il più vasto impero britannico, poi siamo passati al petrolio e abbiamo creato la potenza planetaria americana, il futuro -dicono loro- sarà l’energia verde, quindi dobbiamo attrezzarci. Non è una grande pensata visto che perfino noi la predichiamo da decenni, ma siamo felici che finalmente siamo tutti d’accordo. Ma che significa? Qualcuno dice che gli eurotecnocrati pensano di far produrre a noi l’energia che serve al nord d’Italia e d’Europa; senza pagarcela; come peraltro accade già oggi. Invece si potrebbe pensare ad un piano energetico che permetta alle nostre imprese di beneficiare a prezzi stracciati della energia che facciamo qui con il nostro sole e vento. Ed esportare l’eccedenza. Se poi ci ricordiamo che il nostro sindaco è direttamente implicato nella gestione della maggiore società energetica del sud dobbiamo chiederci come mai fino ad oggi tutti hanno investito in Puglia e nel sud in questo settore… tranne noi?!!? Forse qualcuno vede di buon occhio la sua vendita? Dopo aver dato via le più grandi saline d’Europa, la più grande acciaieria d’Europa (per gestire la quale vogliono anche soldi e partecipazione pubblica), l’ultima banca del sud di dimensioni appena decenti,… chissà, forse qualcuno accarezza l’idea di liberarci anche dell’Amgas. Ma se questa ipotesi di vendita non è che la solita cattiveria di complottisti e disinformati, vuol dire che c’è una omissione nel concepimento e realizzazione della espansione della società energetica barese. Perché non è cresciuta? Almeno come le altre? E almeno nel settore del green? E se c’è una omissione si può profittare di questa occasione del recovery per porvi -almeno parzialmente- rimedio. Ovviamente si dovrà fare un piano vero e cioè molto diverso dal passato e almeno in grado di risparmiare i nostri meravigliosi terreni e paesaggi dal saccheggio cui sono stati sottoposti fino ad oggi; anzi gli aerogeneratori esistenti dovrebbero essere spostati almeno in parte all’interno delle aree deputate.
Una cosa è certa: se si decidesse di spendere la propria credibilità politica in questo campo e si seguissero le esigenze di lungo periodo che emergono dal mondo delle imprese (che qui da noi sono tutte piccole e medie) l’Europa non solo direbbe subito che è concorde ma inviterà anche altri a copiarci. Sarebbe l’inizio dell’apoteosi della nostra politica che smetterebbe di essere la Cenerentola d’Europa per divenire modello da imitare. La nostra politica non sa più che fuori dalla disonestà intellettuale che la tiene in ostaggio esiste un mondo totalmente diverso fatto di idee sane orientate ad interpretare le esigenze della base non mettendosi al seguito degli interessi di breve periodo ma proiettando l’azione e gli investimenti nel futuro che vorremmo e che riteniamo in grado di rispondere alle criticità esistenti iniziando da quelle ambientali. Quindi se qualcuno ha creduto di togliere i fondi destinati allo sviluppo per sostituire quelli della fiscalità generale ormai volatilizzati, lo ha fatto per carenza di idee e non certo per interesse personale.
Ma la carenza di idee è un peccato mortale per un politico.

Canio Trione