Strategia mafiosa e Covid-19 nell’analisi della DIA

Il 2020 è stato segnato dall’emergenza Covid-19, evento inaspettato e di portata globale, che continua ad esercitare un impatto devastante a livello sanitario, economico, ambientale e degli equilibri sociali. La nostra “fragile normalità” è crollata sotto gli assalti della pandemia. Le emergenze, si sa, generano illegalità, e allarme e preoccupazioni sono sorte in merito alle possibili penetrazioni della criminalità organizzata nelle maglie aperte dell’emergenza sanitaria. Ovviamente questa situazione non poteva non suscitare gli interessi della Direzione Investigativa Antimafia: “La straordinaria situazione ha imposto, a tutti i livelli istituzionali, la necessità di monitorare l’evoluzione degli accadimenti nella consapevolezza che il processo di superamento dell’emergenza, se non adeguatamente gestito, può rappresentare un’ulteriore opportunità di espansione dell’economia criminale”, si legge nell’ultima relazione della DIA resa pubblica qualche giorno fa. Sui pericoli delle infiltrazioni nel controllo “dell’oro liquido” siamo già intervenuti su questa testata analizzando anche l’adattamento delle mafie a questo particolare periodo, e alcune riflessioni sembrano confermate nella relazione della DIA: “L’analisi dell’andamento della delittuosità riferita al periodo del lockdown ha mostrato che le organizzazioni mafiose, a conferma di quanto previsto, si sono mosse con una strategia tesa a consolidare il controllo del territorio, ritenuto elemento fondamentale per la loro stessa sopravvivenza e condizione imprescindibile per qualsiasi strategia criminale di accumulo di ricchezza”. Strategia criminale che può sfruttare l’emergenza Covid e la gestione del Recovery Fund, come sottolineato recentemente dalla Fondazione Antonino Caponnetto.

Non solo, la crisi economica, la perdita di lavoro, le difficoltà per le attività commerciali dovute alla chiusura, rappresentano, come sottolineato da più parti, un viatico per le imprese criminali: controllo del territorio e disponibilità di liquidità “potrebbero rivelarsi finalizzati ad incrementare il consenso sociale anche attraverso forme di assistenzialismo a privati e imprese in difficoltà. Si prospetta di conseguenza il rischio che le attività imprenditoriali medio-piccole (ossia quel reticolo sociale e commerciale su cui si regge principalmente l’economia del sistema nazionale) vengano fagocitate nel medio tempo dalla criminalità, diventando strumento per riciclare e reimpiegare capitali illeciti”, si legge nella relazione. Diverse sono state le Autorità che si sono espresse in proposito. Il Procuratore Nazionale Antimafia, Cafiero De Raho, ha avuto modo di sottolineare che “la crisi sanitaria è una crisi economica e sociale. Dunque, una questione criminale. Non c’è crisi che non sia una grande opportunità per le mafie. Le mafie nascono come agenzie di servizi, proliferano laddove lo Stato non c’è, arriva in ritardo, manca o fa comunque fatica a fare il proprio mestiere. Hanno un piano chiaro: attaccano disagio sociale e difficoltà economiche per costruire consenso. Questo è il tempo in cui quei disagi e quelle difficoltà stanno esplodendo: le attività commerciali sono chiuse, chi si arrangiava con piccoli lavori a nero non lo può più fare. Le famiglie hanno difficoltà a fare la spesa. Questo, dunque, è il tempo ideale per i mafiosi”. Analogamente il Procuratore della Repubblica di Napoli, Giovanni Melillo, ha evidenziato la necessità di “tutelare i settori maggiormente a rischio infiltrazione mafia, come le imprese del settore alberghiero e turistico più esposti alle aggressioni dei capitali sporchi”. Anche il Procuratore della Repubblica di Catanzaro Nicola Gratteri è intervenuto sul tema affermando che “Le mafie sono presenti dove ci sono i bisogni della gente. Tutto si è bloccato nelle aree del Sud dove c’è più lavoro nero, da generazioni ci sono famiglie che guadagnano in media 30 euro e con il lockdown non hanno guadagnato neppure quelli”.

Diventa, pertanto, fondamentale, come sostiene la DIA, “intercettare i segnali con i quali le organizzazioni mafiose punteranno, da un lato, a ‘rilevare’ le imprese in difficoltà finanziaria, esercitando il suddetto welfare criminale ed avvalendosi dei capitali illecitamente conseguiti mediante i classici traffici illegali, dall’altro, a drenare le risorse che verranno stanziate per il rilancio del Paese”.

Ciro Troiano