Effetto boomerang del progetto di dominio globale del club Bilderberg – II parte

[…] I pochi ma scomodi divulgatori di questo potente club vengono additati sbrigativamente, spregiativamente e con toni di commiserazione per sminuirne l’autorevolezza, con l’abusato termine di “teorici del complotto”. Certo, esistono teorie che sono totalmente strampalate, ma questa del famigerato club mi sembra la meno incredibile, considerata la situazione economica e finanziaria globale. Questi visionari dietrologi circa gli obiettivi “bilderberghiani”, stranamente però vengono ostacolati in tutti i modi nel loro lavoro di indagine e divulgazione, e minacciati di morte quando falliscono i tentativi di corruzione per comprarne il silenzio. Come mai tutto ciò, se sono considerati soltanto dei paranoici dietrologi? Non è che qualche complotto a detrimento delle masse esista veramente? Ciò che è certo è che gli effetti nefasti sulle popolazioni mondiali sono evidenti a tutti, anche se non abbiamo la certezza assoluta se le cause sono puramente casuali oppure studiate a tavolino nei minimi particolari da menti raffinate per determinare le strategie politiche, economiche e sociali globali.

  Ad un’attenta osservazione dell’attualità e del recente passato però, non vi pare che l’eventuale progetto di dominio globale concepito da queste misteriose menti, si stia realizzando? Non intravvedete la progressiva distruzione delle conquiste sociali quali la libertà, l’uguaglianza, la distribuzione della ricchezza, il sapere e un lavoro dignitoso accessibile a tutti? E non pensate che se tutto ciò venisse pienamente realizzato, alla fin fine si ritorcerebbe come un boomerang contro gli stessi ciechi e limitati architetti che eventualmente lo avrebbero ideato? Poiché l’egoistico e assai poco lungimirante disegno politico-economico-finanziario di dominio globale, che sembrerebbe già in corso da qualche decennio, non porterebbe altro che ad una devastante involuzione del genere umano. A mio avviso non ci saranno né vinti né vincitori nel momento in cui, per cecità e per un meschino e malinteso concetto del potere, del profitto e della società degli ideatori di tale eventuale progetto da un lato, e dei corrivi conniventi dall’altro (politica e mass media), verrà compromessa la nostra straordinaria civiltà e il progresso ivi conquistato. Anzi, probabilmente prima di tale infausto evento, che credo sia qualcosa di più che un presentimento, accadrà l’irrimediabile sconvolgimento climatico del nostro meraviglioso Pianeta se continueremo a inquinarlo e a depauperarlo. E comunque non ci saranno né vinti né vincitori se una ridottissima élite di super ricchi, animati da una folle idea di supremazia, prevarrà su un popolo reso sempre più povero (chi consumerà i beni prodotti?), più affamato, più arrabbiato e ignorante.  Giacché il progresso fin qui raggiunto è frutto dell’inclusione e del contributo del genio di un vasto numero di cervelli pensanti, che hanno avuto la possibilità di accedere al benessere e dunque alla conoscenza.

  Dalla storia, infatti, apprendiamo che la scienza e quindi le condizioni del genere umano, sono progrediti nel momento in cui il popolo ebbe la possibilità di accedere alla conoscenza. Come già accennato, grazie all’ingegno e al genio di un maggior numero di individui, sono aumentate le probabilità di nuove invenzioni, di nuove scoperte e di nuovi ordini sociali. Un’invenzione o una scoperta in un campo scientifico poi, ha innumerevoli ricadute in altri campi. Tutto questo spiega l’esponenziale progresso raggiunto in tutti gli ambiti scientifici e sociali. Quindi è ovvio che se malauguratamente diminuisse il numero dei cervelli pensanti, si ridurrebbero percentualmente anche le idee e quindi le invenzioni e le scoperte scientifiche. Di conseguenza la nostra civiltà subirebbe una lenta ma inesorabile involuzione. Il progresso non si può ritenere acquisito definitivamente se non c’è l’apporto e anche la fruizione costante di tutto il genere umano. Altrimenti esso è destinato a disperdersi e ad esaurirsi. Le élite devono considerare seriamente questa eventualità, specialmente nell’attuale crisi economica spaventosamente esacerbata dalla pandemia.

  Rivolgendo ancora uno sguardo al passato e semplificando al massimo, possiamo dire che uno dei principali fattori che determinarono la prima rivoluzione industriale avvenuta in Gran Bretagna nella seconda metà del ’700 fu il progresso tecnologico raggiunto nella costruzione delle macchine a vapore. L’Ingegnere e inventore scozzese James Watt riuscì la perfezionò rendendola più efficiente, più sicura e meno costosa riducendone le dimensioni. Cosicché l’energia a vapore poté essere convenientemente impiegata in tanti settori, che sostituirono o alleggerirono notevolmente il lavoro muscolare di uomini e animali. Tutto questo diede impulso a grandi trasformazioni sociali ed economiche. Da allora tale progresso non si è più fermato ed è notevolmente accelerato nel secolo scorso, con la cosiddetta terza rivoluzione industriale iniziata negli anni ’50 con l’uso massiccio dei derivati del petrolio, dei primi computer, internet negli anni ’70. Poi con lo sviluppo dell’informatica il progresso tecnologico è schizzato esponenzialmente in avanti negli ultimi decenni. C’è da dire che tutte queste rivoluzioni non sarebbero avvenute se qualche secolo prima non ci fosse stata la rivoluzione a questo punto più importante: quella scientifica. Storicamente essa viene fatta coincidere con il periodo che va dalla rivoluzione copernicana del 1543, la pubblicazione nel 1632 del “Dialogo sui due massimi sistemi del mondo” di Galilei al 1687, anno di pubblicazione de “I principia” di Newton… [continua]

Angelo Lo Verme