Effetto boomerang del progetto di dominio globale del club Bilderberg

Se disordinatamente sparsi su un tavolo osserviamo i tasselli di un puzzle, essi ci appaiono come piccoli isolati cartoncini senza significato con bordi arrotondati, che lasciano intuire la possibilità di incastri più o meno complicati tra di loro. L’obiettivo finale è scoprire l’immagine risultante da tale gioco. Analogamente, la cronaca degli avvenimenti sociali, politici ed economici quotidiani rilevabili sui media, se non analizzati e sapientemente collegati tra di loro, rimangono soltanto episodi isolati di attualità che tutt’al più ci fornirà una visione parziale e apparentemente casuale dei fatti. Analizzando quest’ultimi e collegandoli storicamente invece, potrebbe sorgerci l’idea che molti sono accomunati dalla stessa genesi. Infatti, una volta dispiegati e riordinati su un metaforico tavolo i vari tasselli che costituiscono gli eventi socio-politici-economici quotidiani, potrebbe nascerci il sospetto che un qualche originario disegno li abbia determinati volutamente. In particolare mi riferisco alla disperata condizione socio-economica dei popoli, fenomeno oggettivo e purtroppo in ascesa. Dati statistici ci dicono infatti, che la cosiddetta forbice delle disuguaglianze sociali, specie in questo periodo di pandemia, si è andata divaricando così tanto che il suo “punto di rottura” è imminente. Se colleghiamo i singoli avvenimenti che gradualmente in una quarantina di anni hanno determinato tanta disuguaglianza a cui inconsapevolmente ci siamo assuefatti come in una sorta di fatale mitridatizzazione sociale, si potrebbe persino arrivare a ipotizzare che una qualche mente abbia deciso di distruggere progressivamente le tante conquiste sociali ottenute dal genere umano con gran dispendio di energie e un alto tributo di sangue.

  Ora, la domanda che ognuno di noi si dovrebbe porre è: perché il mondo s’è ridotto così com’è oggi? Che cosa può averlo determinato? Ma soprattutto può essere tutto frutto del caso? E’ possibile che una sapiente e diabolica regia abbia predisposto i vari tasselli di un puzzle il cui risultato finale sarà l’assoggettamento del genere umano ad un sistema politico-economico-finanziario spietato, dove un’élite governerà tirannicamente il mondo? Il sottotitolo del saggio del giornalista investigativo spagnolo Daniel Estulin, edito da Arianna Editrice nel 2005, “Il Club Bilderberg – La storia segreta dei padroni del mondo”, lo lascerebbe intuire. Leggendolo poi, ci si può pure convincere che la tesi del complotto ivi sviluppata potrebbe avere più che un fondamento di verità. Riuscendo a incastrare bene i vari tasselli che compongono la nostra storia recente, un’immagine inquietante potrebbe cominciare a emergere dalla coltre dei vaghi, altrimenti inspiegabili e inconfessabili sospetti. Collegando la rete delle vituperate supposizioni dietrologiche, potrebbe trapelare che qualcosa nel mondo non sta andando per il verso giusto. Naturalmente, la valutazione della direzione intrapresa dal mondo dipende dalla prospettiva in cui sempre più un bizzarro “destino”, piuttosto che la libertà di autodeterminarci, ci ha collocato; e il numero dei succubi di tale strano “destino” è in continuo ed esponenziale aumento nel mondo. Si ha come la sgradevole sensazione che il diritto all’autodeterminazione personale e persino quello dei popoli sia sempre più eroso. Per quanti tentativi si facciano, si ha come la spiacevole sensazione che non sia più possibile uscire dalle sabbie mobili in cui questo inedito sistema globale ci ha sprofondato, e che anzi, più ci si dimena per sfuggirgli e più ci sommerge, riducendo sempre più la possibilità di aggrapparci a qualcosa di stabile che possa aiutarci ad uscirne. La stabilità a tutti i livelli (lavoro, futuro, pensioni, ecc.) è stata sostituita dalla precarietà più totale, dall’incertezza di un domani aperto più a evenienze negative che positive, a prospettive che dal roseo si dirigono verso tonalità di colori sempre più cupi, sempre più plumbei, sempre più disperanti.

  Il saggio di Daniel Estulin è un documento che riporta e analizza frasi e discorsi pronunciati da vari rappresentanti istituzionali, soprattutto statunitensi, nei decenni passati. Collegandoli poi alle politiche economiche adottate in seguito ad ogni raduno dei membri esclusivi del Club Bilderberg scelti fra i massimi rappresentanti istituzionali, politici, finanziari ed economici del mondo, e che si tiene ogni anno in una qualche piccola cittadina europea, americana o canadese, emerge con maggior chiarezza un quadro ben congegnato e molto inquietante. Come esempio, riporto il discorso del senatore Jesse Helms, democratico poi passato fra i repubblicani, tenuto al Senato degli Stati Uniti il 15 dicembre 1987, quindi durante la presidenza di Donald Reagan: <<[…] Sig. Presidente, un attento esame di ciò che sta accadendo dietro le quinte degli avvenimenti mondiali, rivela che tutti questi gruppi di potere stanno lavorando per creare quello che alcuni chiamano il “nuovo ordine mondiale”. Le organizzazioni private, come il “Council on Foreign Relations”, la “Dartmouth Conference”, l’“Aspen Institute for Humanistic Studies”, l’“Atlantic Institute” e il “Bilderberg Group”, servono a diffondere e coordinare i piani di questo “nuovo ordine mondiale” nei settori vitali degli affari, della finanza, della cultura e dell’amministrazione. […] L’influenza dei loro membri all’interno del nostro establishment politico sta diventando un dato di fatto nella nostra realtà quotidiana. Questa influenza così forte lavora, a lungo termine, contro la sicurezza della nostra nazione. Rappresenta un’ingerenza che, se non controllata, potrebbe, in ultima analisi, sovvertire il nostro ordine costituzionale>>. Il Senatore repubblicano Barry Goldwater, che alle presidenziali del 1964 fu sconfitto dal candidato democratico Lyndon Johnson, nel suo saggio “Senza scuse” del 1979conclude così: <<[…] Quello che i membri della “Trilateral Commission” vogliono, in realtà, è creare un potere economico mondiale superiore a quello politico dei singoli governi nazionali.>>. Queste frasi ammonitorie, fra l’altro pronunciate da conservatori americani, non vi ricordano nulla di attuale?

  Da alcuni anni il luogo, la data e l’elenco degli invitati alle conferenze del Club Bilderberg sono divulgati attraverso la stampa, ma la segretezza dei contenuti rimane sempre un prerequisito essenziale. Tali conferenze rimangono chiuse al pubblico e ai media affinché gli invitati, a detta degli organizzatori, possano esprimersi liberamente senza il rischio di travisamenti giornalistici. Mi chiedo se è normale tanta segretezza, dato che, considerati i potenti invitati, lì dentro si decidono le politiche economiche e finanziarie del mondo, e quindi il nostro destino? La prima conferenza di questo esclusivo club privato fu indetta il 29 maggio del 1954 in un hotel olandese, appunto chiamato Bilderberg, su iniziativa del banchiere statunitense David Rockefeller. In quell’occasione furono contattati il principe olandese, il primo ministro belga e il capo della CIA, che redassero una lista di invitati composta da cinquanta delegati di undici paesi europei e undici delegati statunitensi per decidere piani atti a favorire la collaborazione politica, economica e militare tra l’Europa e gli Stati Uniti allo scopo di contrastare il diffuso antiamericanismo nell’Europa Occidentale… [continua].