Documento congiunto di ristoranti e bar presentato al Governo

Il settore Horeca chiede di sostenere una ripartenza che ha bisogno di flessibilità, rapidità e minore burocrazia

Nei giorni scorsi Fipe-Fiepet hanno presentato un documento congiunto di ristoranti e bar al governo.

Nel documento messi, nero su bianco, alcuni interventi necessari a sostenere la prossima ripartenza. Oltre la campagna Io apro, che non ha avuto il riscontro sperato, c’è anche il tema sanitario che condiziona le attività, ma non è il solo. Bisogna tenere in grande considerazione anche la questione fiscalità.

I locali che riapriranno ad aprile saranno pochi, secondo le previsioni.  Chi lo farà si troverà comunque a operare in una situazione di contrazione economica, con un turismo ancora fermo e un volume di giro d’affari bassissimo.

La prima fase della ripartenza sarà a singhiozzo. Le attuali misure in vigore (introdotte dalla legge di Bilancio 2021) prevedono già la possibilità di riconoscere, nel corso del 2021, 12 settimane di ammortizzatori sociali con causale Covid-19 da fruire nel periodo fino al 31 marzo per la cassa integrazione ordinaria; e fino al 30 giugno 2021 per l’assegno ordinario e la cassa integrazione in deroga. Attualmente, però, non è ancora chiaro se le ulteriori settimane siano esenti da contribuzione o abbiano un costo per i datori di lavoro.

I ristoratori chiedono due cose: mantenere la cassa integrazione nel caso prosegua la chiusura per ragioni sanitarie dei locali e di pensare a una decontribuzione del costo del lavoro per quegli esercizi che vogliono e possono ripartire in sicurezza al fine di incoraggiare e sostenere la ripresa delle attività.

A preoccupare maggiormente al momento, però, è la fine del blocco dei licenziamenti fissata per il 31 marzo. Vi saranno molte aziende che in questo lungo periodo di restrizioni e inattività avranno registrato contrazioni di fatturato: ciò porterà presumibilmente alla scelta di ridurre i costi mediante il taglio del personale.