All’Europa piace Draghi

La Presidente della Commissione europea dice che il 2 febbraio l’Italia ha ricevuto 4,5 miliardi di euro nell’ambito del programma sure per finanziare la cassa integrazione. Si tratta di prestiti e non di fondo perduto e di cifre impegnate da tempo, niente di nuovo. Come mai ha trovato il tempo per dirlo? Perché lo dice con così singolare coincidenza con il prossimo incarico a Draghi? Cerca di comprare l’opinione pubblica italiana (“l’UE è con voi”) e il consenso parlamentare per il nostro prossimo governo di unità nazionale? Governo che potrebbe dire una parola decisiva anche sul nome del prossimo Presidente della Repubblica? E Renzi come mai ha tolto la spina al possibile governo Conte ter proprio adesso: sapeva di questa macchinazione? Ha atteso che anche l’attuale opposizione desse sotto banco il via libera? O agiva su duretto input UE? vi sono moltissime altre domande ugualmente gravi ma meno istintive che lasciamo nella penna.
Naturalmente nessuno saprà mai nulla di tutto ciò e solo a cose fatte sapremo se Draghi -qualora formasse il governo- vuole fare l’interesse dell’Italia o di altri come alcuni “salvatori della Patria” del passato hanno fatto. Alle volte  a pensare male si indovina ma qui il momento è delicatissimo e non possiamo attardarci in indovinelli. Facciamo alcuni esempi semplici relativamente agli scopi del recovery (che sono il problema minore): l’energia verde è cosa buona ma se per farla si devono deturpare migliaia di ettari di meravigliosi campi agricoli non solo non si ottiene il risultato ma si peggiora di molto la situazione; la digitalizzazione è certamente cosa buona ma se si esagera come già si è fatto si producono milioni di disoccupati e problemi sociali e umani che non si potranno gestire; la finanza è cresciuta così tanto che è ormai una bomba ad orologeria; la futura bolla che è stata prodotta anche con il determinante contributo della BCE va sterilizzata, come? Ce ne sono decine di problemi epocali di questo genere che coinvolgono il credito, l’informazione, l’informatica, il debito ormai certamente non onorabile, il fisco, le pensioni, la giustizia, …senza parlare dei virus che stanno condizionando l’economia molto, ma molto di più di quello che le statistiche ci raccontano.
Queste e altre domande dovranno trovare risposta nel programma che il futuro governo dovrà presentare all’opinione pubblica italiana e alla nostra classe politica…l’Europa già lo conosce e lo ha già approvato: la dichiarazione di oggi lo attesta. Le Istituzioni italiane sono chiamate a ratificare la decisione della UE. Lo faranno?
In tutto ciò il cittadino quanto conta?
Crediamo che l’Europa abbia di molto sottovalutato la dimensione dei problemi italiani (che poi sono presenti in tutta Europa) che non si possono risolvere con soldi o artifici contabili; quindi se non si dovesse trovare il percorso giusto il malessere si diffonderà nel resto della UE con imprevedibili conseguenze..