Non solo 25 novembre

In questi ultimi 10 giorni: la moglie di un presidente degli Stati Uniti, viene epitetata “Escort” dal marito da un giornalista americano in una trasmissione del nostro servizio televisivo pubblico; cartelloni pubblicitari utilizzano donne seminude per promuovere prodotti e servizi;  ragazzine appena maggiorenni vengono addescate da un uomo ricco e potente, che attirandole grazie al sul “bel mondo”, somministra loro “a droga dello stupro” e le  sottopone per ore ad inaudita violenza;  una ragazza di 17 anni viene strangolata,bruciata e gettata in un burrone dal fidanzato diciannovenne; una donna con deficit cognitivo viene sequestrata, picchiata e violentata per alcuni giorni da un gruppo di tre balordi, di cui una donna. Mi potreste chiedere cosa hanno in comune l’episodio che ha visto come protagonista Melania Trump, con l’uccisione di Roberta Ragusa, o con le povere ragazze, coinvolte nella spirale di droga e violenza, di Terrazza Sentimento o Villa Inferno.

Ebbene, c’è un’escalation di violenza che parte dalla “violenza verbale”,  diventa violenza economica e psicologica e degenera in quella fisica, fino ad arrivare a colpire le donne con la morte. I femminicidi non possono e devono essere visti come singoli “episodi”, ma, come esasperazione distruttiva di un “sistema” culturale, patriarcale e maschilista, che trasversalmente invade ogni campo della nostra Vita.

Le donne sono protagoniste ogni giorno di episodi drammatici, di episodi discriminatori in famiglia, al lavoro,nello sport, nella politica, nnella comunicazione, nelle aziende, perché in ogni ambito della nostra vita, in questo Paese, respiriamo una cultura primitiva di oppressione, di prevalicazione, di denigrazione.

Il femminicidio, ovvero la morte delle donne per mano dei loro compagni violenti, è solo la punta di un iceberg che cristalizza un processo di negazione, di controllo, di possesso, nei confronti delle donne, che in tutti questi anni, continua inesorabilmente a crescere nonostante gli interventi  legislativi che ci sono stati e l’impegno della rete di servizi presente nei territori. Il femminicidio come morte fisica, fa parte di una cultura ancora piu ampia, rappresenta la sconfitta di un sistema che culturalmente non riesce ad evolversi o non vuole evolversi, perché, “nessuna o pochissime, sono invece le azioni messe in atto per disinnescare alla base la cultura maschilista e patriarcale, quella che porta gli uomini a considerare le donne una loro proprietà e le donne a scambiarlo per amore”.

Servirebbe una politica di genere  rivoluzionaria, che intervenga in primis sulla prevenzione, sul cambiamento culturale che deve spalancare la porta delle migliaia di case, in cui le famiglie vivono ancorate a modelli di genere patriarcali, arcaici, primitivi, discriminatori, modelli che accompagnano bambini e bambine nel loro percorso di crescita, innescando dinamiche di predominio e di sudditanza, che si ripetono negli anni,in ogni aspetto della loro vita.

Quando una donna subisce violenza, quando una donna viene uccisa dal proprio compagno, significa  che  siano già in ritardo, che ognuno di noi,  non ha  fatto quello che poteva.

In questi giorni, siamo state denigrare e offese pubblicamente, con parole che, come lame taglienti, hanno perforato la nostra dignità ed il nostro orgoglio; abbiamo subito minacce anche implicite di essere uccise;  siamo state molestate sui luoghi ;  siamo state denigrate per il nostro aspetto fisico; siamo “diventate”  pur essendo vittime di episodi denigratori e violenti;  abbiamo percepito  retribuzioni inferiori rispetto agli uomini; abbiamo dovuto rinunciare al nostro lavoro, alla nostra indipendenza per assistere i nostri figli, perché non hanno  adottato tutte le misure necessarie per permetterci di conciliare lavoro e famiglia.

Tutto questo e tanto altro, viviamo ogni giorno, spesso in silenzio, nella sofferenza della solitudine, dell’isolamento, perché per molta gente, questo male, culturamente  è normalità.

Per questo è indispensabile che ognuna di noi,ognuno di noi, “urli” che così non è.

Occorre combattere questa mentalità distruttiva della nostra dignità, con la prevenzione e con interventi che incidano a livello educativo sui piu piccoli,perche le bimbe devono imparare ad amarsi, a stimarsi,ad evitare “una relazione tossica”, ad essere proiettate verso l’autonomia economica, e, i bambini devono respirare  quotidianamente la cultura del rispetto e della non violenza.

Parlo al plurale, perché la morte di una di noi, ferisce tutte noi.