Quello che è rimasto della legge “Reddito di Cittadinanza”

L’Ansa del 22 gennaio ci informa che il 9 febbraio i “navigator” di Di Maio scenderanno in piazza, a Roma e in altre città d’Italia, per manifestare contro l’immobilismo del governo Conte.

Non ha importanza se Conte I o Conte II perché la gente che rischia di perdere il posto di lavoro e il reddito per vivere non fa distinguo di carattere politico: se ne frega della politica e pretende un concreto disegno di crescita e sviluppo per il Paese e, quindi, lavoro vero.

Questa discesa in piazza dei navigator dà un minimo di vitalità ai sindacati che cercano di cavalcare la protesta. Questi, finora, si sono dimenticati del loro ruolo perché impegnati a raccogliere benefici di posizione e a percorrere sentieri di carriera politica mentre continuano a incassare quote d’iscrizione.

Cosa dice la tanto strombazzata legge che aveva l’aspirazione di “cancellare la povertà”?

In sintesi: “Io, Stato, ti cerco un lavoro, che tu non puoi rifiutare e, nel frattempo, ti sostengo economicamente”. Il lavoro come fine ultimo. Tutti sapevano che per realizzare, consolidare e stabilizzare questo bellissimo progetto fantastico sarebbero stati necessari ben tre fattori: soldi, organizzazione, management. Peccato che questi tre fattori mancano del tutto in Italia.

I soldi, lo sappiamo bene che non ci sono a meno di prenderli in prestito; per l’organizzazione e il management, bisognerebbe chiedere alla burocrazia… stendiamo un velo pietoso.

Quale è il tema della protesta?

Il prossimo 30 aprile scadrà il contratto di lavoro dei 2.680 navigator sparsi in tutta Italia. I sindacati vanno a nozze. Cosa c’è di meglio del chiedere a gran voce di trasformare un contratto temporaneo (per legge) in scadenza in un contratto a tempo indeterminato nelle fila dello Stato?

Ai sindacati non interessano i costi per la collettività: vogliono consenso. Basta battere sulla “continuità occupazionale” di gente oramai esperta, tanti laureati, lavoratori oramai qualificati in contatto con il mondo delle imprese (mondo in dissolvimento): questi meritano un posto fisso nei Centri di Collocamento che molti chiamano “dormitorio” della pubblica amministrazione, perché non saprebbero dove collocare i disoccupati.

C’è da chiedersi: ma perché non diventiamo tutti statali al soldo dello Stato? Tanto, fra poco la economia reale delle Partite Iva cesserà di esistere. Quanti problemi risolveremmo!

Il governo ha impegnato per i navigator € 270 mln; mentre sono 1,3 milioni i beneficiari del reddito di cittadinanza. Dalla data di attivazione della legge, si registra solo il 15,4% di contratti di lavoro stabili (fonte ANPAL – Agenzia nazionale delle politiche attive) ma non si sa quanti di questi contratti siano stati procurati dai navigator.

Cosa abbastanza strana non conoscere la reale efficacia della legge.

La tattica è nota: si fa una legge che crea dal nulla posti di lavoro, rigorosamente a tempo determinato; poi, in vicinanza della scadenza, si promuove una protesta per un prolungamento contrattuale; infine, si sollecita un contratto a tempo indeterminato a costi, ovviamente, della collettività.

Nel frattempo, i politici hanno fruito di una “gerla di doni” da distribuire (come Babbo Natale) al fine di riscuotere consenso e voti. Vedremo cosa farà la ministra Nunzia Catalfo e il governo: sembrerebbero orientati a concedere il prolungamento del contratto in scadenza.  

Ovviamente, è a favore del prolungamento dei contratti, nella sua audizione alla Camera, anche l’ideatore dei navigator, il presidente dell’Anpal, Mimmo Parisi, che non ha bene inteso che questa è questione politica, non burocratico/amministrativa.

L’Italia ha bisogno di un disegno complessivo, strategico e integrato, per la crescita, lo sviluppo e il “vero” lavoro.

Antonio Vox – Presidente “Alleanza Liberale”