La mafia ai tempi del covid

“La mafia ai tempi del covid, si occupa in particolare del riciclaggio, dell’usura e delle acquisizioni commerciali. Cose abbastanza note purtroppo. Al contrario la cosiddetta mafia sanitaria ossia la mafia che si occupa di sanità non è un tema sufficientemente trattato”. Così si legge nel documento presentato dalla Fondazione Antonino Caponnetto pochi giorni fa che ricorda come le mafie siano interessate ai traffici di farmaci veri o falsi. Per questo, si sostiene nel documento, “un altro settore su cui stare attenti sarà la distribuzione dei vaccini, sia influenzali che soprattutto quelli covid. Bisognerà prestare molta attenzione ai trasporti dei vaccini covid nel momento della distribuzione”.

Recentemente siamo intervenuti sull’allarme infiltrazioni criminali sull’oro liquido del 2021, mettendo in evidenza le preoccupazioni dell’Interpol. Pericolo accennato anche dal Procuratore Gratteri: le “organizzazioni mafiose sono pronte non solo a mettere le mani a livello internazionale sul Recovery Fund, ma potrebbero anche gestire il redditizio mercato dei falsi medicinali o falsi vaccini anticovid”. Secondo il Procuratore Gratteri “le mafie arrivano sempre prima perché sono quelli che stanno sul territorio, che il capo mafia considera casa sua”, per questo occorre intensificare le azioni di prevenzione.

Non c’è mafia senza controllo territoriale; e il consenso sociale si acquisisce, specie in tempi di emergenza sanitaria, anche garantendo un welfare mafioso, eccezionale palcoscenico del proprio potere. Oltre alla distribuzione di mascherine, farmaci e beni di necessità, come avvenuto in alcune zone controllate dai clan, non è difficile immaginare un intervento criminale anche nella distribuzione del vaccino. Se è vero che una recente inchiesta ha fatto emergere il dato che sarebbero più di centomila i vaccinati “fuori lista”, in alcuni casi anche sintomo del solito malcostume italico di favorire amici e parenti, è facile ipotizzare che ci potrà essere un’influenza più grave, dovuta alla pressione dei clan, soprattutto nei territori sotto il loro controllo, per favorire amici e “comparielli” nella somministrazione del vaccino. Quale segno di potere più evidente, se non quello di decidere a chi garantire salute e vita?

Venite che vi faccio fare tamponi pure a cani e gatti”, sembra abbia detto un dirigente medico calabrese, distintosi per una disinvolta gestione dei tamponi e, pare, anche dei vaccini anticovid. Ora anche se in questo caso non è emersa l’influenza della criminalità organizzata e non ci sono elementi per ipotizzare altri scenari, davvero possiamo credere che per altre situazioni i clan si lascino sfuggire un’occasione così importante di gestione del potere e del business collegato? Sarebbe ingenuo pensare il contrario.

Ciro Troiano