“Saró onesto: ho paura”. Ecco la vita che vita non è

L’autore del testo non è ancora chiaro.  E’ probabile, ma non è certo, che la “fonte” sia 2001 Sport City. Sta di fatto che, quanto stiamo per pubblicare, sta facendo il giro del web almeno da ottobre dello scorso anno. In tantissimi, blogger, opinionisti, utenti dei social, lo hanno condiviso e commentato.

Quanto scritto potrà non incontrare i favori di tutti, ma noi, che siamo abituati, per scelta, ad ospitare le opinioni più diverse, nel rispetto delle libertà di ciascuno, abbiamo ritenuto di dare spazio ad una serie di considerazioni sostanzialemte condivisibili.

 “Saró onesto: ho paura”. Ma, personalmente, non ho paura del covid, che esiste. Sinceramente non è una cosa che mi fa paura più di un tumore o di patologie ben più gravi che sono praticamente sempre mortali. Più che altro mi fa paura tutto quello che sta succedendo intorno a me.

Mi fa paura che oggi pomeriggio passeggiavo per la mia città tra uomini e donne imbavagliati, come se fosse normale. Mi fa paura la paura che state incutendo alle persone, senza avere un minimo di equilibrio, di senso della misura. Mi fa paura che nessuno parli mai della fine di tutto questo, mi fa paura quando leggo che il mondo è cambiato per sempre, mi fa paura che non parliate di soluzioni che siano diverse dalla richiusura. Mi fa paura che da 10 mesi ormai siamo in scacco di una malattia di cui nessuno conosce la reale pericolosità, sulla quale ci sono troppi dubbi, troppe ombre.

Non sono un negazionista, sia chiaro, il virus esiste. Il punto però non è questo. Il punto è che mi fa paura che quasi vi divertiate a generare paura. Mi fa paura che parliate ancora di chiusure, lockdown, di chiudere i negozi, i ristoranti, le scuole. Mi fa paura che piano piano ci si stia abituando alla paura, ci si stia abituando a non abbracciarsi, a non darsi la mano, a non vivere.

E mi fa paura che respirare con un bavaglio in faccia, che copre bocca e naso, stia diventando normale.