Capitale della cultura. Le ragioni della bocciatura di Bari e Taranto. Intervista di Canio Trione a Enzo Varricchio, economista della cultura e storico di San Nicola

La domanda che tutti i baresi e tarantini si pongono: che cosa abbiamo sbagliato con il dossier capitale italiana della cultura 2022, perché il MIBACT ha premiato la piccola isola di Procida e non Bari e Taranto, dotate di ben altre risorse? Si sarebbe potuto far meglio?

Abbiamo girato questi interrogativi al professor Enzo Varricchio, studioso di due campi particolarmente coinvolti dal problema: l’economia della cultura e la storia medievale, in particolare di San Nicola, del quale è il massimo esperto laico italiano.

 Professor Varricchio, lei ha seguito anche le audizioni di Bari e Taranto del 14 gennaio scorso; ci faccia l’analisi a tavolino della sconfitta come farebbe un allenatore calcistico.

Innanzitutto, non sono stato io l’allenatore della squadra ma il Sindaco Decaro, quindi non so che stia dicendo lui ai suoi nello spogliatoio. Io posso solo interpretare gli eventi nell’ottica dello studioso che commenta e conosce solo una parte dei fatti.

Bari e Taranto sono già da sempre capitali della cultura italiana ed europea a prescindere da qualunque medaglia da appuntare sul petto della politica. Lo dimostrano secoli di storia e la presenza di San Nicola, il personaggio più famoso al mondo, anche nelle vesti di Santa Claus. D’altra parte non è che le precedenti capitali della cultura italiane abbiano beneficiato di chissà quali flussi turistici.

Secondo me è necessario complimentarsi con chi ci ha provato però ricordando che s’impara sempre più da una sconfitta che da una vittoria, a patto di mettersi in discussione e non far finta che sia andato tutto bene.

La domanda non deve essere perché abbiamo perso, bensì perché non abbiamo vinto, pur avendo tutte le armi del Golia rispetto al piccolo Davide Procida.

Il sindaco Decaro dovrebbe ammettere di aver giocato male le sue pedine o di non aver mosso le pedine giuste sulla scacchiera?

 La sconfitta è il punto da cui ricominciare il lavoro, comprendendo e correggendo gli errori commessi. Così presto si trasformerà in una vittoria grande e duratura. Questa massima di certo la conoscerà bene un uomo saggio ed esperto come il Sindaco di Bari.

Allora, professor Varricchio, quali sono stati questi errori per Bari?

Non per distruggere ma per proporre e costruire le future vittorie, ne elenco in estrema sintesi solo alcuni, secondo numerazione progressiva:

  1. Presentare un progetto plurimo e disperso in 3 “miracoli” e ben trecento eventi per ottenere un finanziamento di solo un milione di euro. Meglio cambiare la vita di Procida con un milione di euro che dissipare quel milione in mille rivoli.
  2. Non aver predisposto adeguate coperture finanziarie private accanto a quelle pubbliche. Su 8.485.00,00 euro di spese preventivate in bilancio nessuna di esse è a carico di partner privati, a meno che non vogliamo ritenere private l’AMGAS e l’AMTAB o il TPP o i soldi del POC metro. Questo limite  significa che i privati non credono nelle ricadute reddituali del progetto, come è stato adombrato in audizione dal presidente della commissione, l’economista bocconiano Stefano Baia Curioni.
  3. Il bilancio preventivo di euro 8.485.000 sembra sottostimato per realizzare i progetti previsti, in primis la fiera del libro sul modello torinese, soprattutto in assenza delle infrastrutture presenti a Torino.
  4. La mancanza di esplicitazione della nostra vera cifra identitaria da esportare. Che non avrebbe potuto essere il mare, visto che bagna anche altre città concorrenti. Il premio del MIBACT intende valorizzare il patrimonio culturale tipico di una città per renderla attrattiva verso turisti e investitori forestieri, non per glorificare la classe dirigente o l’intellighenzia locale. Sin dalle immagini dello stesso video di presentazione di Piva emerge la sensazione di veder rappresentati, più che dei motivi oggettivi per venire a Bari, i volti dei baresi e una galleria di personaggi noti in gran parte solo agli stessi baresi o l’oleografia della focaccia e dell’orecchietta già fin troppo nota e abusatissima. Resta la domanda: perché dovrei venire a Bari? Per incontrare un editore o un attore di teatro baresi? La risposta è perché se ci vado avrò delle cose da fare e dei luoghi belli e accoglienti da visitare divertendosi e respirando cultura del luogo, genius loci. Non c’è traccia di simili lusinghe nel video di Piva. Meglio sarebbe stato sciorinare i monumenti e le bellezze naturali ineguagliabili del territorio metropolitano, lasciando a bocca aperta la commissione giudicante.
  5. L’idea della Biblioteca Rossani è giusta come patrimonio pubblico su cui spendere ma non è un attrattore economico-turistico: nessuno verrebbe a Bari da fuori per leggere i libri della Rossani a meno che l’edificio che la ospita non sia di Renzo Piano o altri archistar.
  6. 300 eventi mordi e fuggi non valgono una sola struttura e infrastruttura permanente e il milioncino del signor Bonaventura potrebbe finire alle clientele di turno anziché nei progetti virtuosi. Meglio sarebbe stato puntare solo sulla rete dei teatri, meglio ancora sul landmark nicolaiano conosciuto in 100 Stati del mondo e presente in tutt’Italia, piuttosto che lanciare progetti ambiziosi ma non facilmente realizzabili come la Fiera del libro alla Fiera del Levante, già peraltro fin troppo sottratta alle imprese pugliesi per essere sostituita da un settore tutto ancora da immaginare (l’editoria libraria) e, purtroppo, a sua volta sempre in crisi.
  7. Non aver cercato sinergie anche con le due escluse Trani e San Severo, nonché con gli altri capoluoghi provinciali, ma solo con Taranto, peraltro più di facciata che di sostanza, almeno sinora.

Insomma, non si salva nulla? Tutto da rifare?

Assolutamente no, si salvano tante cose: l’aver individuato in San Nicola il cavallo vincente, provato delle sinergie, aver sperimentato delle procedure, aver compreso i propri limiti e i limiti di questo tipo di concorsi. Purtroppo, dovremo attendere ancora 3 anni per riprovarci e per ripartire più forti e uniti.

Non ci resta allora che sperare…