Cancellazione del debito: Italia vs Francia

La scorsa settimana Laurence Scialom, professore di macroeconomia all’Università Paris-Nanterre, ha pubblicato su Le Monde un appello – controfirmato da altri sei economisti francesi, fra cui il gesuita Gaël Giraud, già capoeconomista dell’Agenzia francese di sviluppo – che proponeva di “tagliare i passivi degli Stati (nei confronti della BCE) vincolando però le risorse a investimenti sulla transizione ecologica. Altrimenti rischiamo la deflazione”.

A questo appello si contrappone l’economista Canio Trione, italiano e meridionalista, Responsabile Ufficio studi Confimi Industria Puglia, con una proposta “di sistema” strutturalmente riformatrice. 

Due mondi a confronto. Ma cerchiamo di capire quale sia la disputa.

La BCE è la Banca Centrale dell’Unione Europea: è un istituto di emissione di diritto pubblico che ha il compito specifico di gestire la politica monetaria per garantire l’equilibrio monetario come, ad esempio, l’andamento della inflazione/deflazione. 

Tra i vari strumenti utilizzati a questo scopo, il più significativo e potente è “stampare moneta”. La BCE non è, quindi, una Banca, nel senso che tutti noi conosciamo. LA BCE immette liquidità nel sistema comprando titoli emessi dalle Banche Centrali dei Paesi. La BCE non può fare “utili”, per statuto: infatti, il suo “prodotto” (moneta stampata e, quindi, falsa) non può essere ripagato con moneta proveniente dalla imposizione fiscale (quindi, moneta vera).

Pertanto, i debiti contratti con la BCE sono “irredimibili”, cioè non restituibili; in quanto tali, non sono un debito reale pur essendo iscritti nello stato patrimoniale del Paese come “passività”. Si dovrebbero eliminare dallo stato patrimoniale, lì presenti per pura normativa convenzionale.

Questo è il pensiero, corretto, degli economisti francesi.

L’Italia, se così fosse, beneficerebbe di un “debito pubblico” più leggero; addirittura, del 20%, se si facesse riferimento al 2019 (vedi figura che mostra come, per l’Italia, il 74% del debito è nelle mani del sistema finanziario e solo il 6% in mano ai privati); molto di più alla fine del 2021.

Se la prima parte della proposta francese (quella di cancellare il debito verso la BCE) può essere accolta, la seconda certamente no, perché:

  1. Non è vero che la cancellazione del passivo degli Stati verso la BCE produrrebbe deflazione, perché sarebbe semplicemente un maquillage amministrativo/burocratico, lontano dalla economia reale;
  2. Il proporre di impiegare il “risparmio” così rinveniente significa sostituire un debito inesistente con un debito reale ricorrendo a prestiti dal sistema finanziario.

L’economista Canio Trione va molto oltre perché sostiene che, accanto alla ovvia cancellazione del debito verso la BCE, si potrebbe cancellare, nel caso specifico dell’Italia, anche quel 74% che rappresenta un vero pericolo per il Paese, schiavo dei creditori.  Quale la proposta di Canio Trione di cancellazione del debito che restituirebbe, in un sol colpo, libertà e credibilità?

Le Banche Centrali dovrebbero proporre al mercato titoli irredimibili (senza scadenza) all’1,5% di interesse, pagabili con titoli già in circolazione o con danari liquidi.

Quale l’idea vincente della proposta?

  1. La “irredimibilità” dequalificherebbe il debito da reale a semplice passività: senza debito, lo stato patrimoniale beneficerebbe di un enorme salto di qualità;
  2. Lo “interesse”, unico costo della operazione, da un lato sarebbe ben calcolato nel DEF, dall’altro i detentori dei nuovi titoli (privati, banche e sistema finanziario) avrebbero certezza e sicurezza del proprio investimento.

È facile rendersi conto come sia preferibile permutare alla pari gli attuali titoli, con rendimenti più alti ma in scadenza, con questi nuovi titoli a tasso fisso, per sempre. Quali sono gli effetti attesi? Un Paese senza debiti; la credibilità riacquistata; l’economia rilanciata; la libertà riconquistata; la fiducia ritrovata; la politica sul piedistallo.

Le organizzazioni datoriali, dei consumatori e delle banche (magari congiuntamente) dovrebbero proporre all’unisono questa proposta che non appare abbia controindicazioni. Come osservato: due storie e due visioni (quella italiana e quella francese) a confronto. Ma anche una indicazione “di sistema”: questo è quello che dovrebbe fare la politica.

Antonio Vox – Presidente di “Alleanza Liberale”