Cristina Mariano e il suo racconto di un’Italia dove si è uguali ma diversi

Una luce accesa su retroscena,  silenzi  e sofferenze questo è “Uguali ma Diversi”,  l’opera prima della giornalista leccese Cristina Mariano edito da Giammarino Editore di Napoli.

Essere disabili è complicato, ma esserlo dall’età di due anni a causa del Nistagmo, una disfunzione dei movimenti oculari che non le permette di avere una visione nitida di quello che le passa davanti agli occhi, lo è ancor di più. Cristina Mariano racconta tutto questo con semplicità e schiettezza, senza auto commiserarsi e con la voglia di far comprendere quanto sia difficile affrontare la vita quotidiana senza l’aiuto di un familiare, un caregiver  ma, soprattutto, senza quella voglia e quell’impegno personale che rappresentano il passo in più per non uscire sicuramente sconfitti dall’incontro.

Un’opera prima che si legge tutta d’un fiato, che sbatte in faccia la realtà e con essa ti fa fare i conti. Dalle “intransigenti” regole della burocrazia, che non permettono a Cristina di usufruire di alcuna indennità, al bullismo scolastico che proprio non ne vuole sapere di uscire dalle mura dove, invece, bisognerebbe insegnare anche ad avere  rispetto per gli altri. Fatti e misfatti di tutti i giorni ma che la indirizzano, a proprio piacimento, in una direzione o nell’altra.

Il testo che ci regala Cristina è uno squarcio sull’Italia del politicamente corretto, dove sei considerato, con garbo ed eleganza, “diversamente abile” ma al tempo stesso non  puoi vantare diritti né la possibilità di un avviamento al mondo del lavoro.  “Uguali ma Diversi” è una fotografia di un Paese pronto a commuoversi ma solo davanti a una telecamera accesa.