Giacinto Sallustio e il legame con Molfetta

Gli articoli pubblicati su questo periodico “Il musicista molfettese Giacinto Sallustio, dalla gloria all’oblìo” del 18/11/2020 e “Giacinto Sallustio: l’attività di compositore e didatta” del 1/12/2020 hanno messo in luce la biografia e l’attività compositiva del musicista.

Come descritto in alcuni passaggi si intuisce che il legame con Molfetta non si sia mai interrotto. Grande enfasi aveva avuto la notizia della scomparsa del fratello Angelo, violinista eccelso in ambiti romani, lanciato verso una carriera da solista che a 16 anni, ammalatosi a Molfetta durante una visita alla famiglia, perse la vita. In suo onore furono celebrati funerali solenni in Cattedrale e Giacinto Sallustio raccolse intorno a se’ i più cari amici musicisti provenienti da Roma che accompagnarono musicalmente la celebrazione, diretti dal noto Maestro Peruzzi. Una nota di colore mi fa immaginare lo stordimento dei genitori del giovane e dei suoi semplici familiari dinanzi a tanta notorietà. Immagino le due figure di Giacomo Sallustio, calzolaio, e sua moglie Rosa de Bari, casalinga, dall’aria umile e contrita, semplici e sgomenti nel dolore ma disorientati da tanto clamore.

Le ricerche avviate in questo periodo di contatti limitati hanno portato alla luce alcuni documenti conservati da discendenti del musicista che ne lasciano immaginare altri depositati in archivi pubblici o privati.

Al momento attuale non risultano carteggi di Giacinto Sallustio con i familiari. All’albero genealogico si aggiunge che uno dei fratelli di Giacinto era il più noto Gennaro Sallustio (nato nel 1899), Maggiore degli alpini distintosi in valorose missioni, tre volte medaglia d’argento e deceduto in Russia nel 1943. Si potrebbe ipotizzare che i rapporti tra i due fossero mantenuti in maniera epistolare.  

Ciò che fa supporre che i rapporti con la città fossero continuativi è la composizione di brani conservati in manoscritto presso la Biblioteca comunale “G.Panunzio” di Molfetta. Le composizioni sono le Canzoncine alla Vergine  del 1936.

Si può ipotizzare che le opere siano state commissionate o composte in segno di amicizia verso qualche musicista, capobanda o direttore di banda. Le Canzoncine alla Vergine sono per Coro e Strumentazione speciale per gli elementi, di cui si compone oggi la residuale Banda di Molfetta! (Ottobre, 1936, XIV). La dedica così particolare probabilmente va attribuita alla situazione emergenziale in cui la Banda di Molfetta versava in quegli anni. Nel cospicuo lavoro di ricerca portato in luce da Gerardo de Marco nel volume “La Banda Musicale di Molfetta” con revisione di Isabella de Marco, edizione del 2007 a cura di Tip. Mezzina, si apprende che tra il 1930 e 1943 la Banda di Molfetta attraversò anni veramente difficili. La causa principale era la scarsissima disponibilità economica, la conseguente carenza di musicisti, l’assenza di sede stabile, e i pochi strumenti musicali da utilizzare in concerto. Queste pesanti ristrettezze fecero sì che ogni anno il Maestro prescelto cambiasse dopo aver tentato invano di risollevare la situazione e aver trovato le porte sempre chiuse da parte dei Podestà di quegli anni.   

L’anno di composizione e dedica delle Canzoncine alla Vergine del Sallustio, probabilmente scritte per la Processione della Madonna di Pompei del 1936, vedevano come direttore di banda il Maestro Sabino Pasculli, dopo che per la terza volta aveva rinunciato il M°Angelo Luiso. Nella stessa banda, in quell’anno cominciò a muovere i primi passi da musicista il noto maestro molfettese Angelo Inglese.

Queste composizioni  del Sallustio riportano anche il nome del copista Vincenzo Avellis. Ad egli si deve gran parte del lavoro di copiatura di tutto il repertorio bandistico ed in particolare delle marce funebri destinate alle processioni della Settimana Santa. L’attività di Avellis (1868- 1954)  è oggi nota attraverso i manoscritti musicali custoditi in vari luoghi di Molfetta: la Biblioteca Comunale, l’Archivio dell’Arciconfraternita della Morte e dell’Arciconfraternita di Santo Stefano. Nella Biblioteca Comunale sono custodite numerose copie di marce funebri realizzate tra il 1928 ed il 1945.

Dell’anno 1936-37 sono invece Mille volte benedetta: Canzone per la Vergine di Pompei per coro e organo (1936), Sai che voglio Dolce Maria, per coro e organo (1937) ricopiata da Vincenzo Avellis. Queste composizioni probabilmente furono intonate durante la novena o la celebrazione della Messa del giorno dedicato alla Vergine di Pompei, ma non si sa se officiata in Cattedrale o altra Chiesa di Molfetta.

A conclusione di questo primo studio di ricerca, raccolta fonti biografiche ed elencazione di composizioni note, si evince che la figura di Giacinto Sallustio meriterebbe un approfondimento specifico poiché le sfaccettature musicali e biografiche del compositore aprono a diverse strade di studio e ricerca costellate di forti legami con il territorio locale e nazionale. Si spera che in un prossimo momento di rinascita sociale e culturale si trovino le possibilità per dare al musicista il giusto posto nella storia locale e nazionale.