“La terra senza il male” ed il suo antidoto

Nuova lettura di un interessante libro scritto da Umberto Galimberti. Questa volta ci occupiamo dei segni e dei simboli come linguaggio utilizzato nello sviluppo dell’umanità che ha visto quale palcoscenico la terra, nella ricerca della terra senza il male. Galimberti ci spiega Jung attraverso la sua pura teoria psicologica sugli eventi storici dell’uomo. Libro scorrevole nelle sue prime parti, molto stimolante per il lettore più attento, che non può non contro dedurre talune affermazioni.

Leggiamo nel libro che “dopo Jung non si può fare psicologia se non accedendo alla nascita della psicologia”. Bello sapere quando la psicologia è nata, se prima dell’apparizione dell’uomo oppure  come sappiamo molto, molto tempo dopo facendo passare la “scienza” psico-illogica come la panacea dei mali della terra.

In generale credo, ma è solo la mia opinione che Jung, Nietzsche anziché Freud oppure Kierkegaard ed altri ancora siano stati molto influenzati e dominati nei loro pensieri dalla loro paura della morte, che non riconoscevano, tentando vie e arrampicate per sfuggirvi ovvero per consolarsi dandone una spiegazione. Da lì la loro produzione letteraria molto psico-illogica e molto irrazionale.

“La cultura occidentale, in quanto linguistica e non simbolica, riproduce eternamente le scissioni che sono funzionali ad un uso descrittivo del linguaggio, a fondamento del quale sta il “principio di non contraddizione”. Al contrario, nel simbolo gli opposti non sono contraddittori, ma convivono integrandosi. Secondo Jung il simbolo è infatti un “dissidio violentissimo tra due aspetti opposti di una unità inscindibile”.  Interessante, invece comprendere come la cultura occidentale sia solo linguistica e non simbolica e su cosa si sia appoggiata per giustificare la propria esistenza auto-mitologica e dominante sul pianeta terra.

Molti passaggi nel libro sono condivisibili: “i primitivi garantivano la reversibilità di tutti i beni, di tutte le cose e di tutti gli uomini…” ma non ci spiega perché e come ciò sia cambiato. Forse perché l’uomo primitivo era molto comunitario e non condizionato da alcuna artificiosa sovrastruttura?

”Il sapere come progressiva conquista, come progresso del sapere” molto dialettico-materialista tale affermazione, quanto a questa prassi di crescita dell’uomo, oggi non viene affatto praticata se non nell’interesse di una esigua élite.

Altri molto meno e certamente contraddittori: “La civiltà occidentale è nata da quel modo di pensare che, regolandosi sul principio di non contraddizione e sul principio di causalità, ha stabilito l’identità di ogni casa con se stessa e l’ordine rigoroso delle sue relazioni. l’uni-verso che ne è nato ha dissolto in se ogni di-verso, ogni pluralità, ogni differenza, ogni ambivalenza di cui un tempo si nutriva il linguaggio primitivo e oggi  il linguaggio psicologico” Quando sia nata la “civiltà occidentale” l’autore non lo spiega, sappiamo solo (la bibliografia è ampia) che l’avvento del cristianesimo ha determinato una vera e propria rivoluzione, con metodo violento, nel modo di pensare e di vivere durato precedentemente migliaia di anni.

I Guaranì si consideravano “gli ultimi uomini” ed erano soliti vagabondare nelle foreste alla ricerca della “terra senza il male”.

Per trovare la terra senza il male, i Guaranì moderni, ovvero noi, hanno bisogno come l’aria di un antidoto. Quale? Occorre scrollarci di dosso una sovrastruttura che rende invivibile la vita dell’uomo, come la psicologia, perché come insegna Georges Politzer “la psicologia non detiene affatto il “segreto” dei fatti umani, per la semplice ragione che tale “segreto” non è di ordine psicologico. (cit. Georges Politzer – I fondamenti della psicologia – Mazzotta Editori).

Umberto Galimberti – La Terra senza il male – Universale economica Feltrinelli. Buona lettura.