Non dire gatto se non… lo tieni bene

Vai in vacanza? Devi garantire un giusto e idoneo accudimento ai gatti. Questo in sintesi quanto stabilito dalla Corte di Cassazione con una recente sentenza che ha  confermato la condanna emessa a gennaio scorso dal Tribunale di Ivrea a carico di una donna ritenuta responsabile del reato di cui all’art. 727 perché “deteneva tre gatti in condizioni incompatibili con la loro natura e produttive di gravi sofferenze e, in particolare, in una situazione di scarsa igiene con presenza di urine e feci sparse su giornali distribuiti sul pavimento, con lettiera satura di feci e di urina, nonché con ciotola dell’acqua dell’abbeverata stagnante e sporca”.

Contro la decisione del Tribunale la donna ha presentato ricorso in Cassazione, tramite il suo avvocato, chiedendo l’annullamento della sentenza impugnata per violazione dell’art. 727 cp e correlato vizio di motivazione poiché “difettavano sia l’elemento oggettivo che l’elemento soggettivo del reato contestato”. Nel suo ricorso la donna ha sostenuto che, prima di partire per le ferie estive, aveva delegato il compito di accudire i propri animali domestici ad una conoscente che, però, aveva successivamente negato il suo supporto, tanto che era stata costretta ad incaricare i propri figli della cura degli animali, sostenendo “che per comune esperienza un gatto domestico può resistere senza subire le conseguenze di un abbandono per alcuni giorni e che la situazione di sporcizia presente nell’appartamento era dovuta ad un furto subito ed alle condizioni di caldo e umido tipiche della stagione estiva”.

La Cassazione ha ritenuto il ricorso inammissibile per manifesta infondatezza del motivo proposto.

Ha rilevato la Suprema Corte che il Tribunale di Ivrea ha correttamente posto in evidenza come, in sede di sopralluogo effettuato dai Carabinieri e dalle guardie zoofile, venivano rinvenuti nell’appartamento, con mobili e divani ricoperti di escrementi ammuffiti e di urine, tre gatti affamati, rinchiusi in una stanza. Uno dei gatti, inoltre, presentava un’escrescenza su muso che, a seguito di visita veterinaria, si rilevava essere un tumore molto esteso. Lo stesso gatto, in stato di denutrizione, veniva sottoposto successivamente a due interventi chirurgici e, poi, aggravatosi in maniera irreversibile, veniva soppresso. Tali condizioni, secondo la Cassazione, devono ritenersi incompatibili con la natura degli animali e produttive di gravi sofferenze. “Gravi sofferenze ancora più evidenti per uno dei gatti che era affetto da una grave patologia e, quindi, bisognevole anche di adeguate cure veterinarie”.

La circostanza che l’imputata avesse affidato a terzi la cura dei gatti non è stata ritenuta sufficiente ad escludere la sussistenza dell’elemento soggettivo, poiché tale comportamento si configura come colposo, in quanto l’imputata, stando lontana dalla propria abitazione per un lungo periodo di ferie, “aveva delegato la cura dei gatti ai propri figli minori (che vivevano con il padre presso i nonni e che si recavano presso l’abitazione della madre a giorni alterni), soggetti prevedibilmente inadeguati al compito loro assegnato, sia per l’età che per la durata dello stesso”. La donna, in pratica, nell’impossibilità di avvalersi di un sostituto adeguato per la cura dei propri animali avrebbe dovuto affidare i gatti ad una struttura, pubblica o privata, di custodia e cura.

Tale sentenza conferma un principio ormai consolidato secondo il quale chi possiede animali deve garantire loro idonee cure e condizioni adeguate alle loro esigenze etologiche. Secondo la consolidata giurisprudenza della Cassazione, infatti, la detenzione impropria di animali, produttiva di gravi sofferenze, va considerata, per gli animali domestici, attingendo al patrimonio di comune esperienza e conoscenza e, per le altre specie, alle acquisizioni delle scienze naturali.

Le gravi sofferenze non vanno necessariamente intese come quelle condizioni che possono determinare un vero e proprio processo patologico, bensì anche i meri patimenti, e devono essere desunte dalle modalità della custodia, che devono essere inconciliabili con la condizione propria dell’animale in situazione di benessere.

I gatti sono in grado di sostenere lo sguardo del re, si dice, ma anche della Cassazione.

Ciro Troiano