Teutoburgo. Il racconto di una battaglia

Per gli appassionati di storia, per coloro a cui piace indagare, curiosare su fatti storici realmente accaduti, la lettura del libro la battaglia di Teutoburgo, romanzo storico di Valerio Massimo Manfredi (Mondadori editore), racconta di come la repubblica romana prima e per lungo tempo e l’impero dopo, sono stati capaci ci assoggettare popoli con la spada (milioni di morti) e la politica trasformando, molto probabilmente, le ultimi società formate in tribù con forme religiose di antico paganesimo, istintivamente ancora comunitarie, come la gallica e la germanica, in una società elitaria e classista.

Nell’immaginario collettivo, abbiamo sempre visto gli antichi romani forti ed invincibili ma ancor di più: “quelle terre erano dei romani, quindi nostre ed oggi noi non le abbiamo più”, la frase che spesso sentiamo oggi. La retorica amplificata del regime fascista ha sempre creato il mito dell’impero romano, molti ci credono ancora.

Nel libro Armin e Wulf vengono catturati da una pattuglia di soldati romani mentre guardavano stupefatti la “strada che non si ferma mai”. Costretti loro malgrado a lasciare la terra natia, vengono condotti a Roma e rieducati secondo i costumi e le leggi romane, dimostrando capacità tali da divenire comandanti degli ausiliari germanici delle legioni di roma, motivo per cui venivano catturati i giovani dei popoli conquistati: a roma serviva sempre un esercito pronto.

Cambieranno le loro abitudini di vita, come i loro nomi: Arminius e Flavus, cittadini romani e giovani guerrieri. Ma la contraddizione muove tutto e Arminius, impara molto dall’esercito oppressore e devastatore di popoli altrui di cui fa parte contro la sua volontà, e senza rinnegare e mai dimenticare la sua appartenenza, segretamente riesce ad organizzare le tribù germaniche, sconfiggendo a Teutburgo tre intere legioni, sei coorti e tre di cavalleria al comando di Publio QuintilioVaro. Non vi furono prigionieri.

Le aquile furono perse. Un grande disonore per Roma (sic!). Un passaggio molto descrittivo della società romana lo leggiamo nel capitolo XII in una conversazione tra Arminius a Tauro “..se l’alternativa fosse tra la pace e la libertà quale dovrebbe essere la scelta? … la libertà è un concetto astratto: la libertà di chi? E’ libero un povero che non ha abbastanza per sostenere se stesso e la sua famiglia? Ai tempi della Repubblica ho visto frotte di clienti miserabili fare la fila davanti all’atrio della casa dei ricchi e dei potenti per vendere il proprio voto in cambio di pane. Molti di loro avevo guidati io stesso sul campo di battaglia alle conquiste che avrebbero arricchito a dismisura gli aristocratici comandanti degli eserciti, mentre loro sono tornati più poveri di quando erano partiti, per trovare i loro campi incolti svenduti, le loro donne prostituite a chi aveva i soldi per comprare gli uni e le altre”.

Anche questo era Roma. Buona lettura.