A tu per tu con il maestro Antonio Molinini convinto sostenitore della funzione terapeutica della musica.

Allievo del compositore Luis Bacalov presso l’Accademia Musicale Chigiana di Siena. Collabora con la CEI dal 2004. La sua produzione discografica si muove tra musica leggera e jazz. Antonio Molinini collaborato, tra gli altri,  con Fabio Concato e Sergio Cammariere. «Il Molinini musicista – dice – non l’ha capito nessuno, forse nemmeno io, a tutti gli effetti. Non ho una precisa identità, né uno stile unico. Sono poliedrico, non so fare rinunce, sono un curioso». Lo abbiamo incontrato.

Ci racconti qualcosa di te?

La mia storia è piuttosto complessa e, per così dire, romanzata. Senza entrare troppo nello specifico, porto con me dalla nascita una grave cronicità che mi ha legato all’ospedale come una seconda casa, portandomi quindici volte in sala operatoria attraverso lunghi procedimenti farmacologici e senza una vera terapia salvavita a tutt’oggi disponibile. Cresce con me la consapevolezza che non esista guarigione, ma la musica diventa un’ancora di salvezza. Comincio a studiare musica a circa sei anni e, come ben vedete, ancora oggi, alla soglia dei quaranta, non smetto.

Tu sei già un professionista e suoni in orchestra, ma hai voluto riprendere a studiare. Perché?

Pur essendo un docente ed un libero professionista a trecentosessanta gradi, (suono in diverse formazioni e compongo per altrettante svariate situazioni) ho deciso di intraprendere il corso di laurea in composizione jazz per riempire una vita fatta di troppe sofferenze, una vita dolorosa che reclamava distrazioni e serenità. In quel momento, Settembre 2017, mi sembrò la scelta migliore.

La musica per te ha avuto una funzione terapeutica e ti ha aiutato a superare un momento difficile?

La musica mi ha aiutato a rifugiarmi in mondi paralleli, spesso fantasiosi, idilliaci, fiabeschi, mi ha fatto sognare ad occhi aperti quando intorno a me, la realtà, era fatta di dolore, disincanto, sacrificio, di un grigio pallore sociale, clinico, affettivo. Questo avveniva da bambino, quando per me il Natale diventava un momento magico da vivere con tutte le sue suggestioni musicali, e avviene ancora oggi, poiché non v’è un solo momento della giornata in cui io non abbia la musica ad accompagnarmi anche nelle più banali operazioni.

Sei stato sostenuto da maestri e colleghi che hanno creduto in te?

Trovare docenti in gamba che valorizzino buoni alunni è un fatto raro, e se capita va cavalcato senza remore. Molti docenti ostacolano gli alunni più talentuosi per le più svariate ragioni che sono spesso radicate nella più becera (quanto umana) invidia, o, semplicemente, all’inadeguatezza al ruolo che sono chiamati a ricoprire con competenza e amore. Amore per la materia insegnata, amore per l’allievo, amore per sè stessi. Ma forse mi spingo in un campo minato. Fortunatamente ho trovato anche molti docenti che hanno creduto nel mio valore, e, invece di oscurarlo, lo hanno limato, valorizzato e portato avanti con vanto. Giova, tra loro, ricordare e ringraziare i tre più fulgidi esempi: Luis Bacalov, Andrea Marena e Vito Andrea Morra, colui che per ultimo mi ha portato alla laurea in composizione jazz pochi giorni fa. Colleghi di grande valore ne ho tanti, ma credo che Tony Santoruvo, trombettista eccellente e uomo di animo nobile e generoso, sia il rappresentante di una serie di compagni di avventura che mi hanno amato e supportato negli ultimi tre anni come forse mai nessuno prima.

Durante il lockdown come hai impiegato il tempo?

Grigliando zucchine e melanzane per la mia ragazza che tornava dal lavoro. (è vero, anche se può suonare strano). A parte gli scherzi, mi sono anche e soprattutto occupato della stesura di alcuni brani che ascolterete nel mio prossimo album, oltre che alle lezioni online ai miei alunni di Trento, in qualità di docente di elementi di composizione per didattica della musica presso il conservatorio Bonporti. Ho molto amato la didattica a distanza, e resto convinto che per alcune materie sia la soluzione migliore, semplice, economica ed efficace.

Ci racconti qualcosa del Molinini musicista?

Provengo dalla formazione classica e sinfonica, mi occupo di jazz ma sovente ho avuto a che fare anche con la scrittura pop. Sicuramente ciò che prediligo è il 900 sinfonico ed esprimo il meglio di me nella scrittura orchestrale. Ma devo dire che il jazz mi piace, soprattutto quello proveniente dal sud America e mi cimento tanto come strumentista quanto come compositore ed arrangiatore con la big band, utilizzando prevalentemente un linguaggio bebop, piuttosto mainstream; oppure, visto il mio amore per Cuba e per il Brasile, uno stile di scrittura latin.

Hai progetti e prospettive per il futuro?

Musicalmente ho una marea di composizioni che vorrei produrre, incidere e rendere finalmente disponibile al pubblico ad imperitura memoria del mio passaggio su questa terra. Noi compositori cerchiamo una strada per sopravvivere al tempo e nel tempo a questa fuggevole esistenza terrena. Lasciare un segno immortale che rimanga anche dopo la nostra morte, per sempre. E chi ha problemi gravi di salute questo lo pensa anche in giovane età, non è mai prematuro o fuori luogo. Produrremo un disco con i brani che ho scritto per la big band del conservatorio Niccolò Piccinni di Bari in questo triennio di composizione jazz, un disco di latin jazz che ho in cantiere da anni, e qualche composizione sinfonica realizzata da Francesco Petronelli per orchestra virtuale – l’informatica e la tecnologia possono fare veri e propri miracoli quando una vera orchestra diventa troppo dispendiosa, e lui è il migliore nel suo lavoro. Quanto a ciò che esula dal lavoro di musicista, non posso dire molto. Sogni tanti, ma la salute mi tiene ancorato coi piedi per terra, come in una lotteria che ogni giorno pesca un numero a caso, e il tuo “disegno” si profila imprevedibile, precario, la vita difficilmente ti consente progetti a lungo termine. Certo, se il destino fosse benevolo, mi piacerebbe sposare la mia compagna Miriam e avere una bambina e un cane, una grande casa vista mare. Viaggiare, andare a New York e un po’ ovunque. Sorridere di più e dimenticare l’ansia, mia eterna compagna di vita. Ma questo si vedrà giorno dopo giorno, da domani in poi.